• Luca Ruocco

Cosa Resterà della Farsa Belga


Niente Bandiere a Scacchi, questo fine settimana.


Al contrario di chi ha avuto la brillante idea di celebrare un podio dopo una pagliacciata del genere, riteniamo ridicolo valutare la prestazione dei piloti rispetto ad una gara che, letteralmente, non si è corsa.


Nessuna pretesa, tra l’altro, che la gara venisse davvero disputata. Banalmente, a volte mancano le minime condizioni di sicurezza; eventualità remote, questo è certo, ma non del tutto estranee alla storia della Formula Uno. Adelaide 1991 – piena era Senna, rimpiantissima da molti – fu interrotta dopo 16 tornate per gli stessi motivi che hanno impedito la disputa del Gran Premio del Belgio: scarsa visibilità e rischio elevatissimo di aquaplaning.


Evitare incidenti a ripetizione, come accaduto ai tempi, è stata una decisione saggia, soprattutto considerando la pericolosità della pista di Spa-Francorchamps, ribadita dal serio incedente di venerdì pomeriggio durante le qualifiche della W Series e dal botto di Norris in qualifica.


Un osservatore neanche troppo attento potrebbe ribattere sottolineando come, in fondo, sul bagnato le F1 non corrano più. In parte è vero, in parte no.


Da un lato è innegabile che, vista la prudenza che contraddistingue il Circus moderno, si evitano spesso condizioni da Full Wet. Le coperture Pirelli a banda blu, se vengono impiegate, in pochi giri sono sostituite dalla intermedie. La spiegazione di questo fenomeno, però, poco ha di che spartire con eccessi di prudenza: banalmente, siccome non si corre più sotto la pioggia battente a causa della visibilità, le gomme da bagnato estremo moderne sono talmente efficienti che in poco tempo asciugano quanto basta la traiettoria per passare alle intermedie, comunque capaci di evacuare 30 litri d’acqua al secondo a 300 km/h.


Eliminare l’idiota regola del Parco Chiuso in condizioni di bagnato regalerebbe solo qualche giro in più su queste coperture; se però non si corre (a volte giustamente) a causa della visibilità troppo scarsa, neanche alzare da terra le vetture o ammorbidire l’assetto salverebbe la situazione.


Era destino, quindi, che il Gran Premio del Belgio non si corresse. È capitato, capita e capiterà.


Non per forza, però, la gestione dell’intero evento doveva trasformarsi in una vera e propria farsa.


Anzitutto, completare due giri e corredarli di podio per dichiarare la gara conclusa è troppo, troppo simile ad un escamotage per non dover pagare penali con le televisioni e rimborsare gli spettatori presenti in circuito, costretti ad una giornata orrenda – fidatevi, vissuta sulla pelle di chi scrive a Monza 2017 – per poi assistere ad una decina scarsa di tornate contando anche i giri di schieramento. Manovre del genere si commentano da sole, anche se non dovrebbero sorprendere viste diverse decisioni del passato più o meno recente.


Piuttosto, si può ragionare un po’ più a fondo sul merito sportivo degli accadimenti di oggi. Le discussioni tra team principal sono ancora in corso a Spa, e la classifica provvisoria continua a cambiare dato che non si comprende se, complice la bandiera rossa finale che impone di considerare la classifica all’inizio del giro precedente l’esposizione, siano davvero stati percorsi i due giri necessari all’assegnazione di metà punteggio.


Immaginando sia questo il caso (l’ultima versione della classifica vede i punti assegnati), la situazione rasenta il ridicolo e sfocia nell’ingiusto. Come si può ritenere intelligente o corretto assegnare un punteggio mondiale (in sostanza, i trofei più importanti del Circus) sulla base delle qualifiche, dato che tutti i giri percorsi sono stati affrontati in regime di Safety Car?


Era sacrosanto provare a correre, aspettare tutto il tempo necessario e completare più giri possibili dietro la vettura di servizio; una volta compresa la situazione, però, la decisione doveva essere univoca.


Si corre oppure si rientra ai box.


Le qualifiche, nella Formula Uno moderna, possiedono un ruolo già eccessivo. Ora devono anche assegnare i punti?


Quale assurdo processo mentale suggerisce sia lontanamente accettabile che il mondiale possa essere deciso da questi cinque punti guadagnati da Verstappen su Hamilton? Perché la Williams dell’eccezionale Russell (consigliamo questo magistrale racconto del suo giro) può guadagnare il 100% dei punti accumulati fino ad ora grazie ad una scommessa vincente al sabato? Perché l’Alfa Romeo, coraggiosa nel decidere di partire con Raikkonen dalla pit-lane, non potrà mai conoscere l’esito della propria scommessa perdendo quasi sicuramente milioni di euro sulla base dei risultati in qualifica?


La Formula Uno è un campionato basato sulle corse, non sul giro secco. Russell è veramente felice per un podio del genere?


Del Gran Premio del Belgio non rimarrà nulla. Nessuno si ricorderà di una Ferrari dotata di assetto sbagliato o del botto di Perez nei giri di schieramento.


Una farsa del genere, al contrario, lascia solamente amaro in bocca. Nessuno avrebbe dovuto vergognarsi di alcunché se, con umiltà, fosse arrivata l’ammissione dell’impossibilità di correre. Solo gli stolti non avrebbero compreso.


La Formula Uno, invece, ha deciso di affondare nel ridicolo, trattando una (scadente) messinscena come un vero Gran Premio.


Qualcosa che, per noi appassionati, ha ancora moltissimo valore.


Fonte immagine: Twitter / F1

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