• Luca Ruocco

F1, Figuraccia in Salsa Catalana


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Sono, queste, giornate quasi sospese per il mondo della Formula Uno.


Le notizie sono poche e, nella maggior parte dei casi, per nulla interessanti. Dominano gli annunci delle date di presentazione delle vetture che rappresentano, in un contorto gioco mediatico, la calendarizzazione del nulla, dato che i consueti manichini saranno ancor più irrilevanti alla vigilia di una stagione del tutto rivoluzionaria, segnata dal Budget Cap, che renderà ancor più importante nascondere i propri assi nella manica riducendo le possibilità di recupero degli avversari.


I piloti, poi, sono semplicemente irraggiungibili. O meglio, basta un click per avvicinarli, scoprendo dove passano le vacanze, che musica ascoltano quando si allenano o qual è il loro videogioco preferito. A latitare sono le parole sulle corse, ossia le più importanti che i venti esseri umani più veloci al mondo possano pronunciare.


Proprio nel momento in cui più servirebbe e sarebbe gradito un ragionamento serio, una lunga chiacchierata che prescinda dalle banalità del pre-gara, magari coinvolgendo addirittura gli appassionati, i piloti si smaterializzano. Vengono riciclate, dalla maggior parte degli innocenti giornalisti, dichiarazioni raccolte al più tardi ad Abu Dhabi.


Sappiamo tutti il colore dei divanetti della discoteca dove balla Charles Leclerc ma nessuno ha mai chiesto al monegasco se la prossima stagione, per lui, rischi di essere l’ultima in Ferrari, o quanto la sua tragica storia personale ne abbia influenzato la carriera di sportivo, nel bene o nel male, e il percorso di giovane adulto chiamato a raccogliere le speranze di un’intera nazione.


Insomma, il meglio che offre il mondo della Formula Uno in inverno sono sussurri – spesso errati – su questo o quel particolare tecnico. L’animo degli esseri umani che dovrebbero rendere unico il motorismo è off-limits, poiché trattasi di robot chiamati – se vogliono – solo a dire la cosa giusta, al momento giusto, in 280 caratteri al massimo.


L’unico appuntamento degno di nota, attesissimo e alquanto piacevole per gli appassionati sono i test invernali. Nei pochi giorni di prove libere ormai rimasti alle scuderie emergono i primi verdetti, si possono interpretare umori e dichiarazioni dei protagonisti e, soprattutto, si può godere di una montagna di azione in pista. Dal vivo e a prezzi umani.


Nulla di paragonabile ai primi anni duemila, per carità, quando i test si susseguivano a distanza di settimane ed erano spesso gratuiti, di certo aperti al pubblico. Fino al 2020 assistere alle prove di Barcellona costava 20€ al giorno, una cifra proporzionata all’offerta e, soprattutto, abbastanza bassa da permettere ad una famiglia europea di organizzarsi per tempo, pagare un volo low-cost poco più di un biglietto del bus e godersi dal vivo i propri eroi, a meno di un quarto del prezzo di una trasferta per un Gran Premio.


Una forbice del genere, per chi magari non naviga nell’oro, può rappresentare un fossato invalicabile tra il regalare un’esperienza indimenticabile ai proprio bambini o il rinunciare, per l’ennesima volta, a rendere tridimensionali gli eroi di un’infanzia. Per chi seguirà altri dieci Gran Premi in stagione, rappresenta comunque un’ulteriore occasione di soddisfare la propria voglia di motori e piloti, odore di dischi in carbonio e suoni che rimbalzano tra le tribune.


Questi ragionamenti dovrebbero rappresentare l’assoluta priorità per chi gestisce il Circus. Non possono esistere, nella maniera più assoluta, priorità più alte del tentare di coinvolgere i propri appassionati dal vivo ad ogni possibile occasione. I tifosi di domani sono i bambini che, oggi, rimangono folgorati davanti alla lucentezza di una Ferrari, al suo muoversi agile tra i cordoli; non sono certo coloro che di sfuggita ne intravedono un’immagine sui social, magari scambiandola per la macchina X del videogioco Y.


La notizia che i test di Barcellona (23-25 febbraio) saranno chiusi al pubblico e aperti ai soli giornalisti della sala stampa è, molto banalmente, tragica. Non ci sono altre parole per descriverla.


Contano poco le ridicole definizioni alternative affibbiate all’evento o la mancanza della diretta TV. Si può benissimo fare a meno di ventiquattro ore di diretta prive di pathos e piene di illazioni.


Chiudere le porte a chi vuole godere dei test dal vivo, al contrario, è semplicemente insensato. Proprio perché svestite di un reale significato sportivo, le sessioni di test dovrebbero rappresentare l’occasione principe per avvicinare le nuove generazioni, con scolaresche invitate nei box e biglietti gratuiti ai minori di 18 anni.


Se, come sembra ormai palese dall’autunno, la ragione di queste scelte risiede in un lucrativo contratto con il circuito del Bahrain (che aprirà le porte ai tifosi durante i test dal 10 al 12 marzo; costo di un volo A/R 580€, affrettatevi!), si potevano escogitare mille soluzioni alternative. L’intero circo mediatico sarebbe impazzito davanti a dieci livree provvisorie diverse (pensate solo a una Ferrari nera e gialla, sarebbe finita al telegiornale), la copertura televisiva avrebbe comunque potuto essere limitata e, ad esempio, la pit-lane interdetta ai fotografi per riservare le sorprese tecniche al Medioriente.


Invece no. Dopo la farsa del Gran Premio del Belgio 2021 si è nuovamente abbracciato il teatro dell’assurdo, ovviamente a discapito di chi paga le bollette all'intero Circus: i tifosi.


Godetevi pure analisi tecniche su foto ritoccate, selfie al simulatore e Drive to Survive. La Formula Uno dal vivo, ormai, è un lusso per pochi.

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