• Luca Ruocco

Giù la Visiera - Guida al GP del Messico 2021


Il primo di tre Gran Premi di fila si disputa a Città del Messico: tra altura, idoli di casa e contendenti al titolo, chi giunge in Centroamerica da assoluto favorito? Quali sono i segreti del tracciato e quali monoposto potrebbero sorprendere in questo fine settimana? Scopritelo assieme a Giù la Visiera!


Per chi fosse nuovo, o per chi volesse rinfrescare la memoria, ricordiamo lo schema che vi aspetta: la pista introduce ai segreti del tracciato; il programma ricorda quando si corre – e quale categoria corre – durante il weekend; su di giri racconta chi arriva favorito; insabbiati, invece, chi deve riscattarsi dopo una corsa o un momento difficile; in scia si concentra sui pretendenti, stiano essi puntando ad un podio, una vittoria o qualche punto; a ruote fumanti illumina il duello da seguire e, infine, i sussurri del paddock la controversia da tenere d’occhio nel ‘pacato’ mondo dei GP. Buona lettura!


LA PISTA

Sorto agli albori degli anni ’60, l’autodromo Hermanos Rodriguéz ha ospitato il Circus più veloce del pianeta in tre distinte epoche: fino al 1970, quando la corsa messicana ha spesso deciso le sorti del titolo iridato in quanto ultimo appuntamento della stagione, a cavallo del 1990 e dal 2015 ad oggi.


Altrettante versioni del tracciato non hanno mai del tutto snaturato l’essenza di una pista che, paradossalmente, non ha nel disegno il proprio punto di forza. Il tracciato infatti presenta un primo settore composto da due lunghissimi rettifili intervallati da una contorta chicane; il secondo tratto è invece inizialmente lentissimo e poi mediamente veloce, con una serie di esse da 5°-6° marcia; infine, la porzione finale si sviluppa all’interno di un ex-stadio di baseball, il che impone tornantini lentissimi e tronca a metà la stupenda e celeberrima Peraltada, ultima piega un tempo sopraelevata e velocissima.


Si potrebbe quindi affermare senza troppi sensi di colpa che il disegno sia mediocre, di certo non all’altezza di Suzuka, Silverstone o Spa. È un altro aspetto, allora, ciò che dona carattere al GP del Messico: l’altitudine della capitale centroamericana. È ormai arcinoto, infatti, come la minore densità dell’aria rispetto al livello del mare imponga numerose sfide tecniche a ingegneri e piloti.


Le monoposto adottano anzitutto assetti simili a Montecarlo per recuperare il carico altrimenti perduto, nonostante il disegno del tracciato non lo richieda affatto. La forza aerodinamica, infatti, è direttamente proporzionale alla densità dell’aria che investe la vettura; minore è la stessa, minore sarà la spinta a terra per la vettura. Nonostante alettoni formato-paracadute, quindi, i piloti dovranno comunque lottare con monoposto ‘leggere’ e sull’orlo del sovrasterzo, il che rende estremamente complessa la gestione degli pneumatici. La minore densità dell’aria rende poi più difficile raffreddare tutti i componenti, dai freni agli organi interni, ma al contempo impone meno resistenza all’avanzamento, il che aiuta nei consumi e nel raggiungere velocità di punta molto alte. Infine, il motore endotermico ha bisogno che il turbocompressore compensi la perdita di potenza dovuta ad una carica meno densa, aumentando la propria velocità di rotazione.


In definitiva, correre in altura potrebbe mescolare le carte e ribaltare i valori in campo: interpretare al meglio gli enigmi posti dall’aria della metropoli sarà la chiave di volta del fine settimana.


IL PROGRAMMA

In Messico la Formula Uno verrà affiancata solamente da campionati locali, tra cui il più importante è la Formula 4 centro-americana. Riportiamo quindi gli orari italiani riguardanti le sessioni della massima serie (tutte visibili in diretta esclusiva su SKY SPORT F1), ricordando che la differita di qualifiche e gara verrà trasmessa su TV8 sabato alle 23.15 e domenica alle 23.


SU DI GIRI

Mai coppia fu meglio assortita che la Red Bull e Su di Giri alla vigilia del Gran Premio del Messico. Le ragioni dell’euforia che pervade Milton Keynes, mentre gli uomini di Christian Horner viaggiano verso il Centroamerica, è comprensibile e soprattutto giustificata.


La vittoria di Austin ha infatti ribaltato i pronostici della vigilia e inferto un colpo netto al morale dell’armata Mercedes. Vincere su una pista completa come quella statunitense, poi, non può che rassicurare riguardo le prestazioni della RB16B, nettamente in ombra in Turchia e in Russia. Infine, l’appuntamento messicano è – sempre sulla carta – tra i più favorevoli dell’anno per la monoposto di Adrian Newey, storicamente fortissima nella Ciudad.


La configurazione a massimo carico tende infatti a premiare la Red Bull, come accaduto a Monaco, e le numerose curve a 90° ricordano Baku, altra pista dove Verstappen volava; infine, il turbo Honda sembra riuscire a compensare meglio dell’unità Mercedes la riduzione di densità, riuscendo a raggiungere velocità di rotazione più alte grazie alla minore grandezza della turbina. Insomma, se anche il motore va su di giri, gli ingredienti per un trionfo ci sono tutti: è proprio in questi momenti che s’inciampa?


INSABBIATI

Nel corso degli anni due Power Unit hanno brillato più delle altre a Città del Messico: l’unità Honda e quella Renault. Alpha Tauri e Alpine montano proprio questi motori, e l’appuntamento centroamericano potrebbe rappresentare una ghiottissima occasione di riscatto per entrambe dopo una difficile Austin.


La scuderia di Faenza ha tutte le carte in regola per ben figurare, puntando addirittura a infastidire possibili grandi decadute, magari per un podio con Gasly, che finalmente sfrutterebbe l’enorme potenziale della AT02 rimasto troppe volte nascosto. Ocon e Alonso, al contrario, dovranno sperare di avere tra le mani una A521 un raro stato di grazia: senza un assetto iper-indovinato, infatti, anche il propulsore più brillante potrà pochissimo.


IN SCIA

Poco fa abbiamo accennato ad un gruppo turbocompressore Mercedes meno efficace della concorrenza nel combattere gli svantaggi del correre in altura. Servirebbe però ricordare come le frecce d’argento abbiano vinto, dal 2015, tre edizioni della corsa messicana; un bottino ottimo che dimostra come lo svantaggio motoristico sia in realtà contenuto. La vera spada di Damocle che pende sulla testa di Hamilton è, al contrario, il telaio della W12. Come più volte accaduto a Monaco negli anni, in configurazione di massimo carico e con molte curve lente, la vettura anglo-tedesca tende a soffrire enormemente: evitare che si ripeta la situazione è imprescindibile perché Lewis, in campionato, rimanga in scia a Verstappen.


A RUOTE FUMANTI

Il duello Ferrari-McLaren vivrà in Messico uno degli snodi fondamentali in questo finale di stagione.


I diciassette appuntamenti precedenti alla trasferta centroamericana hanno certificato il sostanziale equilibrio prestazionale tra le due vetture. La MCL35M si è dimostrata iper-competitiva nei circuiti velocissimi, mentre solo a Zandvoort è precipitata ai margini della zona punti; la SF21, al contrario, grazie al recente aggiornamento al sistema ibrido (qui potete scoprire di più) sembra aver conquistato un miglior rendimento anche nei tratti più rapidi e in rettifilo, mantenendo ottime doti nel lento.


Sono le proprio le curve lente e la configurazione alare stile Montecarlo a donare alle Rosse la migliore occasione di ben figurare da qui a fine anno: Leclerc e Sainz si avvicineranno ai primi della classe, sognando il podio e cercando di capitalizzare al massimo la probabile partenza di Norris da fondo griglia?


I SUSSURRI DEL PADDOCK

Sfumata l’ipotesi di acquisto dell’Alfa Romeo-Sauber da parte della famiglia Andretti, il paddock di Città del Messico sembra volersi concentrare solamente sul presente e sulla lotta iridata.


Tra una maschera del Dia de los Muertos e l’altra, allora, sorge spontaneo un dubbio cui urge risposta immediata: nel caso Perez si esalti tra i cordoli di casa come sempre accaduto, in Red Bull gli chiederanno di cedere la posizione a Verstappen senza nutrire neanche il più piccolo dei rimorsi?



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