• Luca Ruocco

Giù la Visiera - I 10 Motivi per cui seguire il GP degli Stati Uniti


Dana Gardner / Shutterstock.com

La F1 torna subito in azione dopo il Gran Premio del Messico, trasferendosi in Texas, ad Austin, per il diciannovesimo appuntamento stagionale. Tutto è pronto per l’incoronazione di Lewis Hamilton quale Campione del Mondo Piloti per la sesta volta consecutiva. L’inglese potrà conquistare la corsa su una delle piste che più gli piace o qualcuno riuscirà a rovinare la sua festa? Scoprite qui sotto i 10 motivi per cui seguire il Gran Premio degli Stati Uniti.


UN TRACCIATO COMPLETO

Terminato poche settimane prima dell’edizione inaugurale nel 2012, il COTA (Circuit of the Americas) è subito stato eletto dai piloti come uno dei migliori circuiti della stagione. Creazione oggettivamente riuscita di Hermann Tilke, la pista texana prende spunto da diversi tracciati più o meno storici: la prima curva ricorda, per la ripidissima salita prima del tornante sinistrorso, l’ascesa iniziale a Spielberg; il successivo complesso di curve iper-veloci prende spunto tanto dalle mitiche Maggots-Becketts di Silverstone quanto dallo Snake di Suzuka; infine, le curve 16-17-18 sono un chiaro omaggio alla famosissima curva 8 di Istanbul. In sostanza, il tracciato ha un piacevole mix di curve lente, medio veloci e curvoni in appoggio, oltre ad un rettilineo particolarmente lungo nel secondo settore. Conseguentemente, tende a premiare le vetture complete e ad ampliare i distacchi, rendendo improbabili gare caratterizzate da continui corpo a corpo. Come dimostra però l’edizione 2018, o Suzuka 2019, mai sottovalutare l’imprevedibilità di una corsa su una pista sfidante.


È QUI LA FESTA?

Superare la vetta "smargiassa" raggiunta con l’ingresso sul podio di Città del Messico sarà proibitivo per Lewis Hamilton. Non impossibile però, dato che con ogni probabilità sarà allestito qualcosa di altamente spettacolare per celebrare la conquista del sesto titolo iridato ad Austin, tra le altre cose sede del GP di casa per Liberty Media. Certo, matematicamente Bottas ha ancora qualche chance, ma data l’affidabilità di ferro mostrata da Mercedes, riesce difficile immaginare possa recuperare su Lewis i 22 punti necessari a lasciare aperto il discorso fino all’appuntamento brasiliano. Perché si scateni la festa, allora, all’inglese basterà conquistare l’ottavo posto al termine della corsa, tale da permettere alla matematica di certificare la definitiva consacrazione di una leggenda.


LA ROSA DELLE FAVORITE

Mercedes, Ferrari e Red Bull possono tutte, sulla carta, battagliare per la vittoria negli Stati Uniti. La SF90 ha dimostrato, dopo l’aggiornamento di Singapore, di potersela giocare in qualifica su tutti i circuiti. Inoltre, il vantaggio della Power Unit di Maranello, grazie al ritorno ad altitudini normali, dovrebbe tornare a giocare un ruolo fondamentale nel tempo sul giro, dato che in Messico l’aria rarefatta aiutava in parte Mercedes e Red Bull a mitigare il problema. Resta da capire quanto la monoposto rossa sarà capace di adattarsi ad un tracciato con tipologie di curve molto differenti tra primo e terzo settore: a Suzuka è stata la più rapida nello Snake, lo sarà anche nella parte più tormentata di Austin? Sarebbe una grande conferma. D’altro canto, Mercedes e Red Bull non rimarranno a guardare, potendosi giocare le loro carte in particolare nella gestione degli pneumatici su un circuito che impone stress particolarmente elevati agli stessi. Insomma, l’incertezza regna sovrana.


L’ESPERIENZA CHE CONTA

Collegandosi al discorso di cui sopra, in Messico i migliori nella gestione delle coperture sono stati, come preventivabile, Vettel ed Hamilton. I due campionissimi hanno saputo sfruttare al meglio l’esperienza per coccolare le gomme ed allungarne la vita, il che potrebbe rivelarsi decisivo anche ad Austin, pista severa sotto tutti i punti di vista per le Pirelli. Lewis si esalta su un circuito che adora e dove detiene il record di successi, mentre Sebastian lo scorso anno, nella corsa vinta dal compagno Raikkonen, dopo essersi girato malamente durante la prima tornata mostrò un passo gara grazie al quale, fosse scattato in testa, avrebbe potuto nettamente dominare il GP. Riusciranno allora i pluricampioni a difendere la loro posizione rispetto ai giovani arrembanti, un po’ come degli indiani che difendono dai cow-boy conquistatori le loro terre?


ACCUSE SILENZIOSE

Si rincorrono sempre più spesso, alimentate dalla stampa tedesca e da quella inglese, voci riguardo a ripetute richieste di chiarimento in merito alla regolarità della Power Unit Ferrari, inviate dalle scuderie avversarie alla FIA. Organo federale il quale, giustamente, si rifiuta di commentare tali illazioni, a meno di non ricevere proteste ufficiali, per evitare in qualunque modo di rivelare informazioni sensibili riguardo al motore italiano. Permetteteci un commento: abbiamo la sensazione che l'intera faccenda stia venendo gestita in maniera velatamente codarda da parte degli accusatori. Se Mercedes e Red Bull hanno fondate prove che qualcosa di illecito avvenga nel cuore della SF90, sporgano reclamo: possiamo capire come la stampa sia sempre stata usata per tali fini, e con lei le lettere di chiarimento, ma ad un certo punto si oltrepassa il limite della decenza e, soprattutto, della sportività. Le accuse striscianti continuano da mesi, mentre a Maranello, quando per anni sono rimasti indietro di un buon centinaio di cavalli rispetto all’unità motrice AMG, le bocche sono rimaste cucite, i cervelli attivi e con il tempo è arrivata la supremazia. Che poi, vogliamo dire, stesse dominando il mondiale la rossa! D’altronde, oltre che saper vincere, bisogna soprattutto imparare a perdere con stile.


RIALZARSI IN FRETTA

La gara a Città del Messico è stata un vero disastro per la McLaren. Il che non era per niente intuibile, in particolare vista la forma mostrata in qualifica e nella prima parte della corsa. Fortunatamente per gli uomini di Woking, la Pirelli porterà in Texas lo stesso range di mescole rispetto al fine settimana appena conclusosi: C2, C3 e C4, in ordine di crescente morbidezza. Norris e Sainz avranno entrambi 2 treni di Hard, gomme con le quali la MCL34 non si è sposata per niente bene, e potranno tentare di capire se l’episodio messicano rimarrà isolato fino al termine della stagione. Fosse così, la vettura papaya non dovrebbe avere problemi a ritornare in testa, e non di poco, al gruppo di metà classifica. L’unica monoposto che potrebbe impensierirla è la Renault, sempre che la scuderia riesca a mettere assieme un fine settimana perfetto sin dal venerdì. Eventualità per niente scontata.


SESTO POSTO ROVENTE

Nonostante abbia solo 9 punti di vantaggio in classifica, viste le prestazioni in crescendo mostrate negli ultimi GP (in particolare in gara), sembra che Renault possa consolidare nei prossimi appuntamenti, senza eccessive difficoltà, il quinto posto in classifica Costruttori. Appaiate a 64 punti troviamo invece Racing Point e Toro Rosso, con il team di Faenza che, in caso di parità nel punteggio, guadagnerebbe la posizione migliore grazie al podio di Kvyat ad Hockenheim. La battaglia sarà serratissima fino a fine stagione, in particolare considerando che, senza problemi per i top-team e défaillance improvvise in casa McLaren, in una corsa lineare il massimo ottenibile è un nono posto, con relativi due punti conquistati. Immaginando come sopra Renault leggermente davanti, ottenere anche solo un singolo punto potrebbe rivelarsi un’impresa da qui ad Abu Dhabi, foriera inoltre di diversi milioni di euro di bonus. Le monoposto sembrano equivalersi in quanto a velocità, perciò potrebbero essere i piloti a giocare un ruolo fondamentale: Perez sembra il più consistente tra i quattro, ma Toro Rosso ha da giocare la carta di una coppia complessivamente più in forma. Tenete d’occhio il centro gruppo.


PERLE NASCOSTE

Potremmo paragonare Haas ed Alfa Romeo a dei collezionisti d’arte che acquistano un Caravaggio e lo tengono chiuso in un caveau, lontano dagli occhi di chiunque. Una perla nascosta. In fondo, le due scuderie stanno quasi trattando così il motore Ferrari. Infatti, nonostante tanta della velocità della SF90 sia prodotta dalla sua particolare configurazione aerodinamica, particolarmente efficiente, è un dato di fatto ormai che la Power Unit di Maranello sia la migliore del lotto. Eppure, le vetture clienti del Cavallino sono precipitate in una spirale di risultati negativi senza precedenti, in particolare per Haas. Gli statunitensi approcciano la corsa di casa con una monoposto della quale non riescono ancora, dopo 18 gare, a comprendere la vera natura, i motivi di tanta sconcertante incostanza. Dalle parti di Hinwil, al contrario, sembra che l’evoluzione della vettura sia stata fermata in coincidenza con il ritorno di Simone Resta in Ferrari. C’è solo da sperare ci si stia concentrando sul 2020 o, con ancora maggiore previdenza, sul rivoluzionario 2021. Di certo però i premi in denaro di un quinto posto in classifica Costruttori, perché tanto si giocava l’Alfa in estate, avrebbero sicuramente aiutato molto. Anche nello sviluppo di vetture future.


L’IMPORTANZA DELLE SCARPE

Abbiamo già introdotto l’argomento in precedenza: dopo un GP del Messico dominato dalla necessità di gestire correttamente il consumo degli pneumatici, la F1 incontra ad Austin una pista che, in modo forse leggermente differente, richiede comunque un’attenta cura delle coperture per mantenere un passo gara competitivo. È molto probabile che la mescola Hard (spalla bianca) assuma un importante ruolo, data la sua consistenza, nella definizione delle strategie: finalmente, oltre alla solita Mercedes, anche la Ferrari con Vettel ne ha selezionato un treno in più per testarla durante le libere. Red Bull, al contrario, dovrà affidarsi alle sole simulazioni. Che tutto ciò possa avere un impatto sulla corsa? Ricordiamo inoltre come durante le Prove Libere 1 sarà consegnato ai team il primo treno di pneumatici di specifica 2020, con il quale condurre brevi prove d’adattamento in vista dei test post-stagionali di Abu Dhabi.


BRIVIDI REALI, BRIVIDI SOGNATI

Le attuali previsioni meteo indicano la presenza di una temperatura decisamente bassa durante il weekend texano, che sembra però poter essere decisamente sereno. Massime di 18 gradi e cielo sgombro da nuvole sono il sogno di qualunque ingegnere durante i test invernali, perché se la pista si scalda abbastanza, e si riescono a far lavorare correttamente gli pneumatici, il fresco esalta il motore e si ottengono tempi stratosferici. Fu così nel 2012, quando il freddo sereno della prima edizione portò Vettel a stabilire record, in qualifica ed in gara, battuti solo nel 2017. Se i brividi saranno perciò reali per gli addetti ai lavori, in casa Williams si sogna un altro weekend da pelle d'oca, positiva però, si dovesse nuovamente riuscire a terminare davanti ad una vettura di una scuderia avversaria, come accaduto in Messico. Di certo, fossero fornite componenti di ultima specifica ad entrambi i piloti, con ricambi a sufficienza, sarebbe tutto molto, ma molto più semplice.

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