• Luca Ruocco

Giù la Visiera - I 10 Motivi per cui seguire il GP del Brasile


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Il penultimo Gran Premio della stagione riporta il Circus iridato nel Paese verdeoro: Senna, l’Arquibancadas, la torcida, i saliscendi ed i cordoli gialli e verdi sono solo alcune delle immagini che passano per la mente pensando alla corsa sudamericana. SENZAF1ATO ha selezionato per voi 10 ragioni per le quali non perdere neanche un minuto del weekend brasiliano.


RITMO, RITMO!

Il Brasile: samba, carnevale, feste sulla spiaggia. In una parola, ritmo. Ed Interlagos sembra essere capace di tramutare tutto ciò in un nastro d’asfalto tanto storico quanto particolare. Dopo una prima parentesi comprensiva di quasi tutti gli anni ’70, quando il tracciato era molto più lungo, veloce e strappacuore, il circuito successivamente dedicato a Carlos Pace fece nuovamente capolino nel calendario iridato a partire dal 1990. La pista è tra le più corte del mondiale: solo 4309 metri. I lavori di ristrutturazione riuscirono nell’impresa di non snaturarla eccessivamente, preservandone i continui cambi di pendenza, figli di un terreno che si snoda tra due laghetti. Inoltre il disegno delle curve non è mai banale, grazie a raggi continuamente diversi e numerose insidie nascoste. L’enorme carico sviluppato dalle vetture odierne ha reso il tracciato velocissimo, con medie sul giro che sfondano il muro dei 220 km/h nonostante il medio/alto carico aerodinamico richiesto. Insomma, per volare ad Interlagos, nel minuto e poco più di un giro, serve soprattutto ritmo.


UNA PAZZA STORIA

Fino al 2004 il GP del Brasile mantenne una collocazione primaverile che, nonostante godesse dell’interesse d’inizio stagione, rendeva la corsa molto poco indicativa dal punto di vista iridato. Il vero e proprio nubifragio che colpì l’edizione 2003, vinta rocambolescamente dalla Jordan di Fisichella, suggerì agli organizzatori di spostare l’evento in autunno inoltrato. Risultato? La pioggia è rimasta protagonista del GP, ma Interlagos è stata teatro di alcune tra le più emozionanti gare della storia della F1. La rimonta disperata ed inutile di Schumacher all’ultima corsa in Ferrari nel 2006. Il mondiale vinto dall’outsider Raikkonen nel 2007 ai danni di un giovanissimo Hamilton, dopo una corsa al limite del surreale per i tifosi della rossa, tanto la sua trama sembrava ricalcare sogni irrealizzabili. L’iride 2008, primo centro per Lewis, assegnato all’ultima curva dell’ultimo GP grazie al celeberrimo sorpasso ai danni di Glock, per non parlare dell’edizione 2012, quella dell’eroico scarico di Vettel, che resiste inspiegabilmente ad un incidente nel primo giro permettendo al tedesco di conquistare il suo terzo mondiale. E queste sono solo le corse segnate da lotte intensissime per l’iride: l’autodromo Carlos Pace ha regalato negli anni prestazioni sublimi sotto l’acqua (Verstappen nel 2016) o addirittura scazzottate a fine gara (sempre Max, lo scorso anno, con Ocon). Avrete capito l’antifona: Interlagos ha il potere di regalare spessissimo gare molto, molto emozionanti.


MOTIVAZIONI CERCASI?

Chiudere entrambi i discorsi iridati tra Suzuka ed Austin, per una scuderia, significa solo una cosa: aver lavorato incredibilmente meglio delle altre. È quanto successo alla Mercedes quest’anno, e viene naturale chiedersi quante possano essere ancora le motivazioni per il team argentato. Certo, gli anglotedeschi hanno dimostrato più volte nell’era turboibrida di saper ritrovare continuamente stimoli nella ricerca delle vittorie di tappa. Qualche crepa, molto saltuariamente, è saltata però fuori una volta riposti i titoli in bacheca, come in fondo accadeva anche alla Ferrari di Schumacher. Hamilton potrebbe commettere errori in qualifica come nell’edizione 2017? I meccanici rimarranno come sempre impeccabili ai box? In definitiva, la Mercedes si rilasserà finalmente o schiaccerà ancora una volta gli avversari? Noi speriamo salti fuori una corsa spettacolare, tanto da far rimpiangere a Toto Wolff la prima, annunciata assenza dal 2013. Tatticismi nelle discussioni economiche con Liberty Media?


CURVA DO VERSTAPPEN

Il lungo rettifilo che conduce al traguardo si tuffa, dopo una cresta, nella S do Senna, stretta chicane teatro di diversi, pregevoli sorpassi nelle varie edizioni del GP. Segue il sinistra-destra in discesa una lunghissima piega sinistrorsa, che immette sulla celebre Reta Oposta: la Curva do Sol. Nel 2016, durante una corsa infinita, più volte interrotta per la troppa acqua in pista, Max Verstappen decise di mostrare al mondo intero le sue impressionanti doti sul bagnato proprio lì. Cominciò ad affrontare la piega allagata, attraversata da rivoli d’acqua, spostandosi tutto all’esterno, seguendo una traiettoria inventata, sperimentata e sfruttata solo da lui. Il sorpasso su Rosberg, portato a termine proprio grazie a questa trovata, fu tanto pregevole quanto ciliegina sulla torta di una gara memorabile, conclusa dietro al solo Hamilton. Due anni dopo, nel 2018, fu la S do Senna a tradire invece Verstappen, privandolo di una vittoria altrimenti indiscutibile, figlia di una vera e propria prova di forza. Il contatto con il doppiato Ocon è ormai memoria collettiva, al pari della scazzottata seguente. Riuscirà Max a vincere finalmente su una pista che lo esalta, scacciando al contempo le polemiche per le sue uscite poco felici riguardo il motore Ferrari?


MERCATO CHIUSO

Gli annunci congiunti di Red Bull e Toro Rosso (dal prossimo anno Alpha Tauri) hanno definitivamente chiuso il mercato 2020. La situazione, in seno ai team bibitari, non subirà variazioni rispetto alle ultime corse anche nella prossima stagione. Albon rimarrà in Red Bull, mentre Kvyat e Gasly formeranno la coppia della neonominata scuderia italiana (a proposito, vedremo finalmente colori nuovi in griglia?). Tutto ciò era altamente preventivabile viste le prestazioni in Red Bull del tailandese, eppure rimanere con il solo secondo sedile Williams libero, in vista del finale di stagione ad Abu Dhabi, priva di una sana, curiosa incertezza. I due alfieri Toro Rosso vorranno cominciare da subito a spingere, con uno sguardo puntato al 2021, o Albon saprà lottare ad armi pari con i migliori, puntellando la sua posizione a Milton Keynes? Interlagos potrebbe già dare qualche risposta, auspicabilmente anche riguardo al futuro di Nico Hülkenberg, di certo lontano dalla massima serie.


SCACCIAPENSIERI

Il terzo settore di Interlagos ha una sola, vera curva: la Junção. Secca piega a sinistra, è importantissima nell’economia del giro, poiché immette le monoposto sulla celeberrima Arquibancadas, un’infinita piega sinistrorsa, leggermente sopraelevata, da sempre vero e proprio rettifilo. Ecco allora come il terzo settore della pista brasiliana potrebbe fungere da scacciapensieri durante questo weekend. Non tanto per la Ferrari, quanto per i suoi accusatori. Dovesse tornare a mostrare il consueto dominio nei tratti rettilinei della pista, la SF90 cancellerebbe senza appello, per il momento, le accuse d’irregolarità mosse da Red Bull e Mercedes riguardo il suo motore. Accuse fomentate dal pessimo passo gara di Leclerc ad Austin, evento che le malelingue hanno subito collegato alla direttiva antecedente il GP in materia di possibili utilizzi spregiudicati del flussometro. A Maranello hanno – giustamente, come meglio abbiamo osservato nelle Bandiere a Scacchi post GP – difeso la regolare superiorità del Power Unit italiana. Quanto invece crediamo interessi davvero i tecnici emiliani è la possibilità di cancellare gli enormi problemi d’assetto riscontrati ad Austin in gara. Leclerc monterà sicuramente un nuovo motore, dopo la rottura texana, il che gli costerà minimo dieci posizioni in griglia (Ferrari non ha chiarito se altre componenti del gruppo propulsivo saranno sostituite), e dovrà perciò condurre una difficile rimonta, vedremo quanto favorita dall’unità più fresca rispetto agli avversari. Sebastian Vettel disputerà invece la 100 gara con il Cavallino Rampante: un traguardo che, al di là del canonico casco speciale per il numero 5, meriterebbe adeguati festeggiamenti.


UN ENNESIMO NUOVO INIZIO

Fidandoci delle dichiarazioni di Prost ed Abiteboul, positive riguardo il futuro impegno della casa madre in F1, non possiamo non constatare l’ennesimo, nuovo inizio per Renault. La struttura tecnica, riorganizzata da poco tempo per mano del discusso Budkowski (ingegnere FIA passato al team francese ad inizio 2017), vedrà l’arrivo di personalità di peso come Pat Fry e Dirk De Beer, entrambi con esperienze di altissimo livello tra Ferrari (anni di Alonso), McLaren e Williams. Le carenze aerodinamiche e telaistiche della RS19 sono palesi, ed hanno provocato alla scuderia transalpina non pochi imbarazzi, visto il deciso sorpasso subito dalla cliente McLaren in termini di prestazioni pure. Salta all’occhio, però, un aspetto per nulla secondario in questo ennesimo cambio ai vertici di Enstone: perché un team giovane, con un piano sportivo a lungo termine, insiste senza sosta nei soliti noti tecnici inglesi? Possibile non sia venuto in mente a nessuno di credere nella scuola francese, valorizzando almeno in parte risorse sicuramente presenti in casa? In fondo, a parte l’epopea Alonso (ma quella era la Benetton di Briatore mascherata), l’unico vero periodo di gloria per Renault furono i primi anni Ottanta. La squadra? Quasi totalmente francese. Ad Interlagos, intanto, potrebbe già essere un’impresa replicare il primo posto a centro gruppo di Austin.


UN PUNTICINO PICCOLO PICCOLO

Se prima del GP degli Stati Uniti Racing Point e Toro Rosso si presentavano appaiate in classifica, alla periferia di San Paolo le due scuderie arrivano separate da un solo punto. A favore del team più rosa che c’è. I milioni di dollari in palio renderanno la sfida accesissima, anche perché rimangono solo 620 km circa da correre in questa stagione. Come visto in Texas, saranno molto probabilmente decisivi i pochissimi punti di una nona o di una decima posizione. La costanza di Perez è stata fondamentale fino ad ora, ma non è detto che l’attacco a due punte portato dalla scuderia faentina ad Austin non abbia successo in Brasile. Ecco come ad Interlagos, vista la sostanziale parità nelle prestazioni mostrata in pista negli ultimi GP, l’ago della bilancia, a sorpresa, potrebbe essere Lance Stroll. Dovesse finalmente imbroccare la giornata giusta, sconvolgendo i pronostici di mezzo paddock, il canadese risulterebbe preziosissimo alla causa del team di famiglia. Sempre che il meteo pazzo di Interlagos non lo esalti come fece il temporale di Hockenheim.


DESOLANTI SITUAZIONI

Di storie seriamente desolanti l’area intorno ad Interlagos è piena: appena l’elicottero delle riprese si alza di qualche metro iniziano a scorgersi, non lontano dal tracciato, le prime favelas di una città dall’elevata povertà quale San Paolo del Brasile. Facendo le dovute proporzioni, e sperando il GP possa in qualche modo rappresentare occasione di sorriso anche per i paulisti meno fortunati, nella bolla felice della F1 le situazioni ormai desolanti sono quelle di Williams (assodata), Haas (misteriosa) ed Alfa Romeo (sorprendente). Riusciranno le tre scuderie a rialzarsi ad Interlagos? Per la Williams ciò potrebbe significare un passaggio in Q2, data l’incolmabile distanza rispetto ai penultimi nel passo gara: resta da vedere quanto il tracciato possa essere favorevole alla FW42. In casa Haas terminare un weekend capendo sempre la vettura, al di là delle prestazioni, rappresenterebbe un traguardo praticamente mai raggiunto in stagione. Le Alfa sono invece chiamate a tornare, dopo mesi, ad artigliare con convinzione la zona punti: la gara di Raikkonen in Texas ha mostrato nuovamente sprazzi di competitività, che serve confermare e, se possibile, ribadire con maggiore continuità.


ED IL METEO?

Non poteva mancare, nei 10 motivi per cui seguire il GP del Brasile, un accenno al meteo, spessissimo grande protagonista della corsa. Abbiamo già citato giornate di vero e proprio diluvio, probabilmente meno rare rispetto a domeniche torride e di sole (2006, 2007). Quanto ha spesso reso imprevedibile il clima di Interlagos, caratterizzando ad esempio l’edizione 2008, tanto che l’ultimo scroscio consegnò ad Hamilton il mondiale, è invece l’estrema variabilità. Condizione che sembra essere confermata per il venerdì che ci attende, con probabilità di pioggia più alte per la prima sessione. Le precipitazioni sembra possano risparmiare un nuvoloso sabato, anche se non sono del tutto scongiurate, mentre il tempo domenica dovrebbe volgere al sereno (attenzione, perciò, alla pista molto più calda).


P.S. Nella giornata di ieri è stata diramata una nuova direttiva tecnica da parte della FIA. Il comunicato specifica, ribadendo quello che fondamentalmente era già un divieto, come sia vietato bruciare in camera di combustione oli e liquidi refrigeranti di intercooler, ERS e qualunque altra componente della Power Unit. Così facendo, la federazione "copre" un'altra area grigia all'interno della quale, secondo Mercedes e Red Bull, potrebbe risiedere il vantaggio di potenza delle rosse. Ammesso e (molto) non concesso che la Ferrari davvero spilli olio da scambiatori di calore al fine di introdurre additivi nel carburante, è ormai palese come, politicamente parlando, ci si trovi davanti ad un tutti contro tutti. Evidentemente, la definizione del regolamento 2021 ha lasciato strascichi. I rettifili di Interlagos daranno una risposta ulteriore in merito al motore di Maranello: e se gli uomini di Binotto rimanessero legittimamente un passo avanti gli altri, FIA compresa?

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