• Luca Ruocco

Giù la Visiera - Le 10 Scuderie alla Vigilia dei Test di Barcellona


Mikhail Kalensikov / Shutterstock.com

Finalmente si accendono i motori. Mercoledì 19 Febbraio, dalle 9 del mattino, le monoposto delle 10 scuderie di F1 scenderanno in pista al Montmelò per la prima delle sei giornate di test a disposizione delle squadre prima della partenza per Melbourne. Il lavoro di tecnici e piloti sarà quantomai febbrile, dato il limitato numero di sessioni; le vetture andranno svezzate, comprese ed aggiornate fino a trovare una configurazione di base con la quale affrontare confidenti le prime gare della stagione. Scopriamo, scuderia per scuderia, come si presentano alla vigilia dei test le protagoniste del mondiale.


MERCEDES

La scuderia campione del mondo parte con tutti i favori del pronostico, e le possibilità che perda lo scettro saldamente nelle sue mani (da sei anni) a causa di un progetto sbagliato sono pressoché nulle. Piuttosto, dovranno essere gli avversari a compiere più passi avanti rispetto a quanto ottenuto dalla casa di Stoccarda con la W11. Monoposto dal posteriore ai limiti del concepibile, la vettura di Hamilton e Bottas mostra qualche novità concettuale in più rispetto alle avversarie Ferrari e Red Bull, in particolare nella zona delle pance, dove l’impostazione segue maggiormente quanto introdotto a Maranello nel 2017. Gli ingegneri AMG hanno poi lavorato senza sosta nel migliorare la Power Unit, per riacciuffare la supremazia perduta in questo campo, concentrandosi significativamente sull’ottenimento di un migliore raffreddamento, unica pecca della perfetta W10 del 2019. Come da tradizione ormai consolidata, non ci si aspetti tempi formidabili durante i test da parte di Hamilton e Bottas, soprattutto nel corso della prima settimana, quanto invece percorrenze chilometriche mostruose ed un ottimo passo generale, con il lavoro concentrato sulle mescole più dure in gamma.



FERRARI

La SF1000 cambierà sicuramente molto, già dai test, rispetto a quanto mostrato nella spettacolare presentazione di Reggio Emilia. La vettura di Maranello sembra essere stata concepita per correggere sì i difetti congeniti della SF90, vettura tanto eccezionale nel veloce quanto problematica nel lento, oltre che poco affidabile, ma tutto ciò senza rinunciare al mantenimento di una precisa identità e di un concetto progettuale diverso dalla concorrenza. Il muso, al di là dei cambiamenti che arriveranno, rimane molto simile alle sue progenitrici: non si è seguita la via Mercedes in questa zona della monoposto, che in generale appare per ora più pulita, meno elaborata o spigolosa aerodinamicamente rispetto alle avversarie. Impressionante il lavoro di rastremazione al posteriore, dove la svasatura delle fiancate riprende concetti Red Bull integrandoli alle pance che seguono la filosofia introdotta nel 2017. Le importanti modifiche al motore mirano poi al mantenimento della supremazia in questo campo migliorando al contempo i consumi e l’apporto prestazionale della componente elettrica. I test serviranno a validare le novità e a comprendere quanto, una volta scesi in pista, la ricerca del guadagno di moltissimo carico aerodinamico sia andata a buon fine. A Maranello sembrano essere convinti della bontà della propria impostazione progettuale, date le importanti differenze che la rossa presenta rispetto a Red Bull e Mercedes. Servirà quindi un lavoro incessante, scevro del sensazionalismo 2019, perché sia la pista a decretarne il successo.



RED BULL

La RB16, prima monoposto del lotto a scendere in pista nello shakedown a Silverstone mercoledì scorso, è un’evoluzione estrema della RB15. Chiamata a correggere la grande mancanza della scuderia austriaca negli ultimi anni, ossia dimostrare competitività sin dalle prime corse, la monoposto disegnata da Adrian Newey rielabora qualche concetto della concorrenza, ad esempio il naso stile Mercedes, e sviluppa ulteriormente quanto ha funzionato correttamente nel 2019. Diverse zone della vettura, come le sospensioni, il retrotreno o la zona intorno al cockpit, sembrano in partenza estremamente raffinate. Al di là della prevedibile bontà telaistica, la stagione 2020 verterà anche sull’apporto del motore Honda. I miglioramenti dell’unità propulsiva giapponese sono tangibili dal 2017, ovvero dall’introduzione di un motore aderente all’architettura Mercedes; la vera prova del nove sarà rappresentata da un’eventuale lotta mondiale, nella quale conteranno tanto potenza e consumi quanto affidabilità. Raggiungere Mercedes, da questo punto di vista, è proibitivo per chiunque: i test serviranno ad elaborare le prime valutazioni in merito, mentre dal punto di vista del cronometro qualche exploit, seppur privo di significato, potrebbe galvanizzare l’ambiente, e dare a Verstappen ulteriori speranze in merito alla lotta per il titolo.



MCLAREN

I test di Barcellona saranno fondamentali per gli ingegneri ed i piloti di Woking. Per la prima volta dal 2015, infatti, non verranno affrontati con un clima di incertezza in merito agli obiettivi della squadra inglese. Se è vero da un lato che i responsi delle prove catalane non sono minimamente definitivi – proprio la MCL34, nel 2019, dopo gli ultimi test sembrava troppo acerba e nervosa per puntare ai risultati poi effettivamente conseguiti -, dall’altro i primi chilometri saranno carichi di aspettative e densi di significati. La MCL35 segue una filosofia nuova per la squadra e decisamente personale nel panorama delle vetture mostrate sin qui. La parte centrale e quella posteriore sono strette ma ‘alte’, impressione aumentata dal particolare schema sospensivo volto a pulire il più possibile i flussi aerodinamici. In più, dovesse risolvere i problemi di affidabilità, il motore Renault – ottimo già nel 2019 in termini di potenza – potrebbe rivelarsi un'arma ulteriore nella lotta a centro gruppo. Insomma, in questi test Sainz e Norris dovranno subito trovare una vettura quanto meno superiore a quella dello scorso anno, che prometta importanti e rassicuranti margini di sviluppo. Ritrovarsi impantanati a centro gruppo, senza riuscire a scappare verso i top-team, sarebbe una grossa delusione.



RENAULT

In queste ore circolano le prime vere immagini della RS20, rubate nel corso del Filming Day, dopo la singolare ‘Presentazione della Stagione’ tenutasi a Parigi nella scorsa settimana. Da un certo punto di vista, queste immagini sono più sorprendenti di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Anzitutto perché la scuderia transalpina sembra essere stata – per ora – l’unica a non seguire, neanche minimamente come Mercedes e Red Bull, la strada della Ferrari in merito all’ala anteriore, che risulta globalmente caricata e quindi priva dello ‘svirgolamento’ nella parte esterna volto a favorire il fenomeno dell’outwash. Il muso è stretto, in stile Mercedes, ed accompagnato dall’ala di manta tipica delle frecce d’argento. Insomma, la vettura sembra l’unica davvero rivoluzionata rispetto al 2019. I test, conseguentemente, saranno ancora più importanti. Servirà macinare quanti più chilometri possibile per certificare l’affidabilità e comprendere la natura di una monoposto che, nel suo rinnovamento, potrebbe trovare tanto la decisiva spinta in avanti quanto un definitivo affossamento a centro gruppo. Il tutto sperando di convincere i piani alti a continuare a credere nel progetto Formula 1.



ALPHA TAURI

Cambiano nome e livrea della monoposto, non gli obiettivi stagionali e la strategia scelta per perseguirli. La nuova AT01 è forte della stessa, intensa collaborazione con la casa madre Red Bull della quale tanto era riuscita a beneficiare l’ultima Toro Rosso della storia, capace di agguantare, seppur in due corse caotiche, ben due podi nella scorsa stagione. La vettura bianco-blu, che potrà sfruttare per il terzo anno consecutivo la Power Unit Honda, mai come quest’anno sembra seriamente poter soddisfare l’ambizione di una quinta posizione in classifica costruttori. Oltre alle parti condivise con la RB15, la Scuderia Alpha Tauri beneficerà di una coppia stabile di piloti e di un’organizzazione rodata e confidente. I test di Barcellona saranno fondamentali nel comprendere quanto lavoro sarà necessario per perfezionare il pacchetto a disposizione: partire con il piede giusto, data la rivoluzione 2021 che incombe, soprattutto a centro gruppo sarà importante come non mai.



RACING POINT

La prima vera monoposto dell’era Racing Point. Secondo quanto più volte ripetuto dal team durante il 2019, la vettura dello scorso anno soffriva congenitamente delle incertezze relative al futuro vissute nel 2018. La RP20 potrà invece godere di un progetto interamente finanziato dalla nuova cordata di proprietari, il che ha permesso agli ingegneri di rendere realtà idee relative al packaging della monoposto ben più ardite rispetto alla RP19. Le ambizioni sono molto alte – si è parlato di quarto posto in classifica costruttori durante la presentazione – e le prove del Montmelò saranno un primo riscontro di quanto le stesse possano diventare realtà con il passare dei gran premi. L’esperienza di Perez sarà fondamentale nel collaudo di una vettura, forte tra l’altro di una Power Unit Mercedes ulteriormente ambiziosa, che punta al ruolo di primo passo verso un futuro ad alta quota per la scuderia. Aspettando l’arrivo di Aston Martin.



ALFA ROMEO

Unica vettura della quale non conosciamo ancora la livrea ufficiale, che sarà presentata solo mercoledì mattina in pit-lane, la C39 rimane avvolta da un alone di mistero non tanto in merito alle forme quanto riguardo a cosa aspettarsi dal team italo-svizzero per il 2020. La monoposto ha già effettuato uno shakedown a Fiorano il 14 Febbraio, rivelandosi un’evoluzione abbastanza spinta della vettura 2019. Quanto più colpisce è l’ala anteriore per ora mantenutasi estrema nello scaricare la zona più esterna. I test daranno una prima impressione della bontà di un progetto che, è bene ricordarlo, soffre il ritorno di Simone Resta in Ferrari. Nonostante l’ottimo risultato di Interlagos, il 2019 si è chiuso in sofferenza, con un pacchetto aerodinamico introdotto a Singapore mai compreso pienamente. Sarà importantissimo accumulare chilometri ed esperienza, così da farsi trovare pronti per prima parte della stagione: tutte le squadre con risorse limitate dovranno presto concentrarsi sul 2021, ed un vantaggio di prestazioni iniziale potrebbe aver ben più rilevanza rispetto alla scorsa stagione.



HAAS

Sarà la stagione della verità per la Haas. La scuderia statunitense, nata nel 2016, per la prima volta si trova infatti a dover ripartire dopo un’annata fallimentare. Una sfida importantissima, sicuramente più difficile rispetto al migliorarsi continuamente che era stato segno distintivo di tutte le stagioni antecedenti al 2019. La VF-20 dovrà anzitutto recuperare un comportamento stabile e prevedibile: qualificarsi molto bene per poi vivere primi stint da incubo in caduta libera serve a pochissimo. La vettura nata dalla collaborazione tra Haas, Ferrari e Dallara ricorda molto la SF90. Nonostante questa non sia stata una monoposto perfetta, correggerne qualche difetto mantenendone la caratteristica di eccellere sui circuiti veloci potrebbe rivelarsi una strategia vincente in caso di un centro gruppo molto ravvicinato. Dopo le prime giornate di assestamento, diventa perciò lecito aspettarsi una Haas che si concentri sui long-run e sull’assicurarsi che l’introduzione di modifiche non mini in nessun modo gli equilibri raggiunti.



WILLIAMS

Basta guardare pochi secondi la FW43 per aspettarsi un 2020 ben diverso dalla passata stagione. L’aumento della sinergia con Mercedes è visibile soprattutto al centro della monoposto, con pance molto più elaborate e prese d’aria che riprendono il trend ormai di moda pressoché tra tutte le vetture. Le fiancate sembrano ben più aderenti alla meccanica rispetto alla scorsa stagione, e colpisce la limitata ampiezza delle prese d’aria. A partire dai test, peggiorare rispetto al 2019 è impossibile: lo shakedown effettuato con successo lunedì 17 febbraio certifica l’impossibilità che le prime due giornate vengano saltate come accaduto un anno fa. Il che non è poco viste le difficoltà – e l’imbarazzo – vissuti da una scuderia tanto importante quanto quella con sede a Grove. Ogni chilometro percorso al Montemelò darà poi fiducia e serenità all’ambiente: aspettarsi di lottare subito a cento gruppo è utopistico. Avvicinarsi con gradualità agli avversari è invece realistico ed auspicabile. Le prestazioni arriveranno.



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