• Luca Ruocco

Giù la Visiera - Mercedes 2020


Motorsports Photographer / Shutterstock.com

LA SCUDERIA

Favoriti. Sempre, irrimediabilmente. Le probabilità che la W11 chiuda il 2020 iridata come le sei sorelle dell’era ibrida che l’hanno preceduta sono altissime. Troppi i punti di forza della corazzata argentata: anche immaginando una monoposto raggiunta nelle prestazioni dai rivali – eventualità che più o meno chiunque si augura a favore dello spettacolo -, alla squadra di Brackley rimarrebbero ancora diverse frecce al proprio arco. La strategia, la capacità di sviluppo, l’unità del gruppo ed il pilota prima guida. Il tutto, ripetiamo, nella speranza che la monoposto si riveli attaccabile: la facilità con la quale stampava qualunque tempo a Barcellona durante i test, il ritmo gara, l’impressionante mix di stabilità ed agilità percepibile visivamente sono tutti segnali di una vettura capace di migliorarsi ulteriormente, partendo da una base d’altissimo livello. Certo, nel 2019 la Ferrari mostrava tutte queste caratteristiche durante le prove invernali, eppure a Melbourne capitolò disastrosamente. Il problema, per gli avversari della Mercedes, è che un flop del genere potrebbe in realtà semplicemente portare la W11 al livello degli avversari, togliendole quel mezzo secondo di vantaggio accreditato da più o meno qualunque analisi. Insomma, le frecce d’argento incutono ancora grande timore. Lo fanno grazie a prestazioni strabilianti o a trovate notevoli (ma non solo, qui l’articolo a riguardo) come il DAS. La sola preoccupazione dei ragazzi AMG? L’affidabilità della Power Unit. Ha preoccupato in Spagna, con sei rotture in sei giorni tra Williams e Mercedes; un abbassamento dei valori prestazionali a favore della durata, almeno nelle prime corse di campionato, potrebbe riservare qualche sorpresa. Se la lotta mondiale dovesse diventare accesa, e magari con il tempo le prestazioni di Red Bull e Ferrari avvicinarsi, qualche crepa nel cemento armato argentato potrebbe formarsi: è l’unica speranza degli avversari.


LEWIS HAMILTON

Viene quasi da chiedersi contro chi corra davvero Lewis: gli altri piloti? Il cronometro? Sé stesso? La storia? Le prestazioni strabilianti delle monoposto Mercedes hanno più volte messo in ombra i meriti del pilota inglese. Quanti ricordano che Valtteri Bottas, nei tre anni passati al suo fianco, ha collezionato un terzo (2017), un quinto (2018) e solo un secondo posto (2019) in classifica piloti? Lewis ha talmente abituato l’intero ambiente delle corse a prestazioni lontane dal normale, di un’intensità al limite del concepibile, da far sì che il suo apporto sia dato per scontato. Quando invece l’arma in più della Mercedes, il dente dell’ingranaggio che le scuderie avversarie non possono replicare, è proprio lui. Hamilton si è saputo migliorare costantemente in particolare in corsa, dove in fondo si raccolgono i punti, lasciando altri sfogarsi in qualifica durante l’ultima stagione: eppure, quando il cronometro al sabato è imprescindibile per un buon risultato in gara, ha saputo tirare fuori giri perfetti. Monaco e Singapore ne furono l’esempio più lampante. Nel caso le prestazioni di Red Bull e Ferrari dovessero rimanere vicine a quelle della sua W11, Lewis potrebbe ritrovarsi a dover combattere una lotta senza quartiere, come lui stesso si augura da tempo, potendo così misurarsi nuovamente in corpo a corpo dalla valenza iridata o qualifiche mozzafiato. Per quanto invece lui si mostri disinteressato a riguardo, se la monoposto dovesse mantenere il vantaggio 2019 la sfida si sposterebbe verso i record di Schumacher. I sette titoli, le vittore complessive. Qualunque sia lo scenario, Hamilton inizierà la stagione 2020 con la possibilità di scrivere la Storia della F1, un privilegio riservato a pochissimi.


VALTTERI BOTTAS

Nuova stagione, stessi identici propositi. La parabola di Bottas in Mercedes ricorda sempre più quella di Barrichello ai tempi dell’epopea Schumacher in Ferrari: ogni anno, a Melbourne, il finlandese si dice pronto all’assalto alla corona iridata. Ed ogni anno, irrimediabilmente, l’assalto fallisce, mentre il povero Valtteri si ritrova più volte sacrificato dalla squadra, soprattutto strategicamente, per il bene della corsa di Hamilton. La gara di Singapore 2019 fu la vera cartina tornasole del ruolo di Bottas in Mercedes: nonostante fosse l’unico pilota con realistiche (si fa per dire) chance di attaccare Hamilton in classifica, dopo il pit-stop gli fu richiesto di girare quattro secondi al giro peggio di quanto possibile piuttosto di non superare Hamilton una volta questi si fosse fermato, penalizzato da una strategia disastrosa. Attenzione: Bottas avrebbe agguantato il quarto posto, Hamilton sarebbe precipitato sesto invece che quarto. Insomma, non sarebbe cambiato praticamente nulla ai fini delle classifiche iridate. Eppure… A differenza di Barrichello, poi, a Bottas viene rinnovato il contratto di anno in anno: una specie di tortura volta probabilmente ad esaltarne le prestazioni, salvo poi trovarsi con il pilota che cede psicologicamente una volta ottenuto l’agognato rinnovo, incapace di correre con costanza l’ultima parte di campionato. Per tutti i motivi elencati viene davvero da voler bene al povero Valtteri, ed augurargli un gran campionato: molto probabilmente non cambierà nulla, ma che almeno si diverta!

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