• Luca Ruocco

Giù la Visiera - Speciale Monza



Monza festeggia cento anni nel 2022. L'occasione merita una puntata speciale di Giù la Visiera, un racconto che descriva la magia dell'Autodromo per chi, in quel luogo meraviglioso, ha visto nascere la passione di una vita. Ci sarà tempo, grazie alle Bandiere a Scacchi, di commentare i risultati sportivi del fine settimana. Buona lettura!


L’aria di Monza sembra diversa. Profuma. Sarà uno scherzo del cervello, incapace di gestire correttamente l’eccitazione del Gran Premio, oppure semplicemente l’odore di una mattinata di tarda estate. Si scende dal treno sul quale si è saliti praticamente all’alba e puntualmente ci si infila la felpa, per quello che molto probabilmente sarà il suo unico utilizzo di giornata. Non ci si può far nulla, è solo l’umidità della mattina e qualche nuvola notturna ancora restia ad abbandonare il cielo della Brianza. Si sale sulla navetta e qualunque sia il giorno (venerdì, sabato o domenica), più è presto più il silenzio avvolge l’intero bus. Si parla piano, e i sussurri in tutte le lingue si mescolano creando una Babele rispettosa dei rimasugli di sonno altrui. A volte si percepisce una parola straniera, altre serve concentrarsi su piccoli segnali per comprendere la nazionalità di chi capita vicino. Un cappellino, una bandierina sullo zaino, la maglietta della scuderia preferita. Le navette provenienti dalla stazione sono stracolme di turisti, e viene sempre da chiedersi se per loro sia la prima volta in Italia. Se abbiano avuto la possibilità di scoprire le bellezze di Milano (qualcuno gli avrà suggerito una visita a San Severo? Ah, la timidezza…) o l’incanto del lago di Como. Basta seguire per qualche minuto il filo dei propri pensieri e, passate le vie del centro città ancora assonnato, le piante iniziano ad aumentare. A destra i primi metri del Parco, la Villa Reale e qualcuno dei cartelli stradali più belli che esistano, raffiguranti una Formula 1 stilizzata e la scritta Autodromo. A sinistra palazzi signorili e l’Hotel de la Ville, dove soggiornano i piloti Ferrari. A quel punto del percorso i più sgamati aguzzano sempre la vista, chissà che qualcuno di interessante non esca proprio in quel momento dal meraviglioso albergo.


Una volta entrata nel Parco, la navetta si ferma quasi subito. Si prova un po’ di compassione per i novelli tifosi, coloro che non si aspettavano una camminata tanto lunga, si carica lo zaino in spalla e si parte. I più esperti sanno che subito dopo gli uffici Rai un piccolo sentiero permette di risparmiare qualche minuto: niente di che, ma percorrerlo provoca un assurdo moto d’orgoglio, fieri delle visite accumulate nel tempo. Si fa quasi parte di Monza, del Parco che entra nel cuore di qualunque appassionato d’automobilismo proprio in quei momenti. Non quando ci si siede in tribuna, non quando si assapora un sorpasso dal vivo. L’Autodromo ti rapisce di mattina presto, quando tra il silenzio degli alberi cominci a sentire dei rombi rimbalzare sulle foglie. Al momento non sembra vero. Mi starò immaginando tutto. Non è così: se qualche vettura gira in pista, con il giusto vento il rumore dei motori percorre chilometri. Da impercettibile diventa sempre più chiaro, mentre il passo accelera da solo. Diventa quasi incontrollabile. L’attesa ai controlli, per quanto brevissima se di mattina presto, insopportabile. Si mostra il biglietto all’entrata di Vedano al Lambro, da dove si possono scorgere i primi camion delle scuderie di Formula 1, poi nuovamente in prossimità della pista. Ed è qui che comincia la magia.


Dalla stradina laterale riservata ai pedoni si accede al sottopassaggio per auto e camion. Si è dietro la tribuna centrale, e da una certa angolazione si riesce addirittura a scorgere la parte alta delle vetture sfrecciare in rettilineo o frenare prima dell’imbocco della pitlane. Soprattutto se è il venerdì del Gran Premio, o se la categoria lo permette, arriva il primo dubbio pronto ad assalire chiunque: imboccare il tunnel o desistere e godersi qualche passaggio dalla tribuna centrale? Con un po’ di forza di volontà, una volta sconfitta la tentazione, si procede sotto la pista e verso l’ingresso del paddock, dove a qualunque ora un manipolo enorme di tifosi si accalca sperando in un autografo o una foto con il pilota preferito. La magia di Monza sta anche qua, nonostante farsi spazio nella folla sia alquanto proibitivo. Percorrendo ancora qualche metro ci si ritrova esattamente di fianco alla pista, in corrispondenza del rettifilo che lega Ascari e Parabolica. La prima Mecca della Pista Magica, un luogo dal quale transitare almeno una volta nella vita mentre è in corso una sessione. Le monoposto sfrecciano letteralmente a tre metri dalle recinzioni. Schiacciato il viso sulle reti metalliche si può annusare l’olio bruciato, notare ogni movimento della testa del pilota, così vicino che sembra di poterlo toccare.


Da lì in poi è solo una lunga, infinita sorpresa. Dove ti porterà il biglietto, o la curiosità e la voglia di macinare chilometri? Alla Prima Variante, terra di sorprese e lunghi in frenata? Sul sentiero che costeggia la Curva Granda puntando verso la Roggia, dove stazionando all’esterno le monoposto arrivano alle spalle come felini, per poi tuffarsi in frenata indovinando traiettorie al limite del pensabile? Le gambe stanche si trascineranno fino alle due di Lesmo, dove si sentono addirittura fischiare le gomme delle vetture meno stabili, mentre i caschi dei piloti brillano colpiti dai raggi che attraversano la folta coltre di alberi? Oppure l’attrazione verso l’Ascari, la sequenza più spettacolare del tracciato, è troppo forte? Lì si sentono le vetture uscire dai box centinaia di metri più indietro, scalare per la prima variante e scomparire nel bosco, fino a quando un sibilo anticipa la loro vista mentre compaiono a velocità folli, sinistra, destra, sinistra e via verso la Parabolica. Lei, l’ultima curva, la più famosa, quella che solo i grandissimi sanno pennellare alla perfezione.


Monza è magica ovunque. Il fruscio delle foglie trasporta racconti struggenti o passionali: l’incidente di Rindt, le vittorie di Schumi, la folla Rossa, la delusione di Alesi e Berger nel 1995. Il calore di persone con le quali, dopo attimi di diffidenza, si finisce inevitabilmente per scambiare battute, impressioni, speranze. Gli abbracci con perfetti sconosciuti sotto al podio, dopo una corsa dalla tribuna che rende il sudore dotazione di serie e i lucciconi, se una tuta Rossa si presenta sul Palco, praticamente d’ordinanza.


Monza è l’unico luogo al mondo dove, giunti in tribuna o seduti nel prato, sembra di poter abbassare la visiera. Pronti a spingere i propri eroi qualche metro più in là.


Non cambiare mai, Tempio della Velocità.

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