• Luca Ruocco

Il Passo Ferrari era Davvero Ottimo in Austria?


Avviso ai naviganti, siano essi lettori abituali o appassionati di corse giunti per la prima volta sulle pagine di SENZAF1ATO, incuriositi dalla risposta al quesito posto dal titolo. L’analisi che segue mischia a una grande quantità di certezze granitiche – il cronometro, in fondo, non mente mai – tanti piccoli distinguo, imprescindibili per una piena comprensione. I malatissimi di motori – come chi scrive – già di loro rimarranno affascinati dai cronologici dei piloti presi in considerazione; chi odia i numeri, tenti uno sforzo grande quanto basta ad apprezzare la costanza, la precisione e il ritmo dei protagonisti del mondiale, veri e propri fenomeni.


Ogni tabella riporta i tempi colorati secondo la mescola utilizzata: giallo per la media, bianco e nero per la dura, bianco e rosso per la soffice. I riquadri grigio-azzurri segnalano invece tornate interessate da soste ai box. Le medie sul giro, a meno di indicazioni diverse, sono calcolate senza cancellare alcun tempo registrato nello stint in questione.


Il passo Ferrari, nel Gran Premio di Stiria, è stato davvero ottimo come in alcuni momenti, preda di esaltazione da rimonta, la telecronaca nazionale ha suggerito? Dopo la tragica ora e mezza alla quale il Cavallino Rampante ha costretto i propri tifosi durante la corsa francese, inscenando una sorta di perverso girone dantesco votato alla perdita di posizioni perpetua, la situazione è sensibilmente migliorata a Spielberg?


LE PREMESSE

Nel dopogara Sainz e Leclerc hanno prestato molta attenzione a sottolineare come le criticità emerse al Paul Ricard – approfondite qui da SENZAF1ATO – non siano ancora state risolte. Nessuna negligenza: banalmente, il Red Bull Ring è un tracciato completamente diverso dal Castellet. Il passo gara viene principalmente determinato dal consumo delle coperture posteriori, l’esatto opposto di quanto accade in terra francese; sarà Silverstone, quindi, la prova del nove per comprendere quanto la SF21 possa lasciarsi alle spalle determinate debolezze.


Allo stesso tempo, le sette corse precedenti a quella austriaca hanno certificato un trend che vede i piloti di Maranello eccellere in qualifica – relativamente al centro gruppo, a parte gli exploit delle piste cittadine -, per poi tendere a perdere qualche posizione in gara, soprattutto a vantaggio delle McLaren. Era accaduto, ad esempio, anche in Bahrain, la pista più vicina all’Austria in quanto a dinamiche di consumo delle coperture.


La necessità di impostare un fine settimana votato alla raccolta di più punti possibili grazie ad una corsa consistente ha influenzato l’intero fine settimana Ferrari. Sin dal venerdì, Leclerc e Sainz si sono concentrati sul girare a vettura pesante, verificando il passo in varie fasi simulate della corsa e dedicando ‘poco’ tempo alle qualifiche. Per esaltare il ritmo in gara e la gentilezza sugli pneumatici, la SF21 è scesa in pista con il maggior carico aerodinamico della griglia (e, quindi, le peggiori velocità ai rilevamenti in fondo al dritto). Considerando l’importanza dei numerosi tratti in allungo e in salita, tale configurazione - unita alla cronica mancanza di cavalli rispetto alla concorrenza (circa 20) - ha reso molto complesso il lavoro dei piloti in qualifica. Sainz, 12°, ha rispettato le attese, mentre Leclerc 7° ha compiuto il solito, sorprendente semi-miracolo.


La scelta degli ingegneri emiliani ha pagato alla domenica?


IL RITMO DEI GRANDI

In tanti, tantissimi amano sostenere come le prestazioni della Rossa vadano unicamente confrontate a quelle dei migliori, perché il Cavallino corre solo per vincere. Una posizione rispettabilissima, anche se relativamente ingiusta nel dimenticare le varie limitazioni patite dal progetto della SF21, tra discendenze inquietanti (la SF1000), ore di galleria contingentate, concentrazione sul 2022 e strascichi dell’accordo motoristico Ferrari-FIA.

Ciò detto, i cronologici di Verstappen ed Hamilton serviranno come base per comprendere quanto fosse buono il passo dei ferraristi. Nel mentre, risulta incredibilmente istruttivo notare le differenze di passo tra Red Bull e Mercedes, amplificatesi a serbatoi scarichi – comunque nette ad inizio corsa – complice un ‘crollo’ della mescola hard sulla vettura di Lewis Hamilton, troppo nervosa al posteriore.


IL PASSO DI NORRIS

Altro termine di paragone fondamentale, oltre che avversario diretto delle Rosse, è Lando Norris. I tempi dell’inglese stabiliscono l’asticella del leader di centro gruppo, ed è innegabile come il vantaggio ottenuto in qualifica dalla McLaren colpisca in modo serio le ambizioni della SF21 al Red Bull Ring, con la vettura italiana costretta ad un compromesso oltremodo penalizzante. È fondamentale tenere a mente la pressoché continua ‘aria libera’ goduta dal numero 4, che addirittura si è distanziato da Bottas e Perez dopo i sorpassi subiti (giri 10-11) per preservare i propri pneumatici. Non a caso, in entrambi gli stint l’inglese non subisce mai un calo importante di rendimento.


IL RITMO FERRARI

Arriviamo finalmente a commentare la prestazione degli alfieri di Maranello.

Il caso di Sainz, per un certo verso, è il più eloquente dei due, soprattutto considerando la posizione di partenza. Lo spagnolo (notate quanto si perda nel gruppo durante i primi giri rispetto a Verstappen, causa rilevante del doppiaggio subito) corre per 27 giri largamente al di sotto del proprio ritmo, bloccato alle spalle di Tsunoda e di un lunghissimo trenino dove nessuno supera.


Si libera degli avversari dopo 27 giri corsi in aria sporca, più o meno in contemporanea ai pit-stop di Verstappen ed Hamilton, anch’essi partiti con gomma gialla. Da quel momento, la media sul giro di Sainz è migliore di quella Mercedes e di pochissimo peggiore rispetto a quella di Verstappen.


Il numero 55 si è poi rammaricato di non aver raggiunto Norris a causa della presenza di Hamilton; lo stint su gomme dure, molto più veloce di quello del pilota McLaren (ed anche più corto) avrebbe infatti potuto essere molto migliore. Lo spagnolo, però, nei primi giri deve passare Alonso e Stroll, ed in seguito si trova bloccato per 15 tornate alle spalle di Hamilton, dal quale si sdoppia al giro 63. Notate dalla tornate successiva come il ritmo, nonostante le gomme rovinate dalla vicinanza prolungata della Mercedes, scenda immediatamente.

Infine, la corsa di Leclerc, che il monegasco (escludendo il primo giro) non ha esitato a definire una delle migliori della propria carriera. La prima porzione di gara, nonostante dal giro 12 comincino i sorpassi delle Haas, è significativamente più veloce di quella di Norris, anche se abbastanza lontana dal ritmo dei migliori due. Non è assurdo immaginare, però, che il minimo degrado subito da Sainz avrebbe dato i propri frutti anche sulla vettura numero 16, costretto invece a seguire il ritmo di chi lo precedeva fino allo stop.


Lo stint finale su medie, quello più ricco di sorpassi anche complessi (Alonso, Raikkonen), non può che lasciare piacevolmente sorpresi i tifosi della Rossa. Leclerc, con soli 6 giri in meno di Norris e una mescola sì più veloce, ma meno duratura, è nettamente più rapido del rivale, di ben tre decimi di media. Considerando l’andamento dal giro 59, sorpassato Stroll e conquistata la famigerata 'aria libera', Leclerc è addirittura più veloce di Hamilton e Sainz, secondo al solo Verstappen.


Insomma, i numeri parlano chiaro. La Ferrari, in Austria, è stata innegabilmente competitiva sul passo, e il cambio di filosofia a favore della corsa ha permesso di recuperare qualche punto sulla McLaren.


Tenendo a mente le mescole più soffici di un grado selezionate da Pirelli per il prossimo fine settimana, il ritmo e la gentilezza dimostrati potrebbero rivelarsi un’arma ancora più importante di quanto lo siano state al Gran Premio di Stiria.


Fonte immagine: Twitter / Ferrari

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