• Luca Ruocco

Il riscatto di Leclerc, la lotta tra squadre e perché seguire il GP del Bahrain



Per la prima volta nella sua breve storia, il Gran Premio del Bahrain trova collocazione nella parte finale del calendario di Formula Uno. Il circuito alle porte di Sakhir ospiterà due appuntamenti di seguito, su versioni differenti del tracciato; il primo evento, in programma questo fine settimana, avrà l’arduo compito di divertire quanto lo spettacolare Gran Premio di Turchia. Può riuscire nell’impresa, senza titoli iridati in palio?


UN CLASSICO MODERNO

Descrivere il Gran Premio del Bahrain come una pietra miliare della storia del motorismo sarebbe francamente esagerato. Al contempo, però, l’evento Mediorientale gode di una certa importanza nelle vicende moderne della massima serie. Il Gran Premio, fortemente voluto dalla famiglia reale bahreinita, aprì infatti le porte del Golfo Persico alla Formula Uno, tanto che nel 2021 gli appuntamenti nella regione saranno tre, lo stesso numero del Nord America. Le temperature solitamente elevate e la natura della pista, impreziosita dall’illuminazione notturna presente dal 2014, hanno regalato nel tempo corse appassionanti e spesso combattute fino agli ultimi giri. I successi di Vettel nel biennio 2017/2018 ne sono un esempio, come la vittoria dello stesso tedesco al volante della Red Bull nel 2012, la sfida tra Alonso e Schumacher nel 2006 o il duello in casa Mercedes tra Hamilton e Rosberg nel 2014. L’edizione 2020 potrà aggiungersi alla lista?


IL CIRCUITO

Senza raggiungere i livelli di eccellenza di Istanbul o Sepang, il circuito di Al Sakhir rimane indubbiamente una delle migliori creazioni di Hermann Tilke. La caratteristica principale del tracciato, che unita all’asfalto rovente ne ha determinato la fortunata storia, è il continuo susseguirsi di forti decelerazioni e scatti a farfalla completamente aperta. Il treno posteriore di pneumatici è quindi sottoposto a continui sforzi longitudinali, il che ne accentua il consumo regalando corse imprevedibili e dense di sorpassi. La pista è sostanzialmente priva di veri e propri curvoni veloci, anche se qualche tratto merita una menzione speciale. Le prime due vere frenate (curva 1 e curva 4) sono decisamente impegnative e facilitano attacchi e difese muscolari; curva 10 è una piega sinistrorsa in discesa dove è semplicissimo bloccare la ruota anteriore sinistra, data la difficoltà di frenare a ruote sterzate; le ultime due curve, raccordate da un lungo rettifilo, ingannano entrambe i piloti invitando a portare più velocità in entrata del necessario. Per un ripasso maggiormente approfondito, vi invitiamo a salire in monoposto con Charles Leclerc mentre segna la Pole Position (e il record della pista) nella scorsa edizione.


IL METEO

Le probabilità di rovesci temporaleschi per sabato e domenica, elevate all’inizio di questa settimana, stanno diminuendo drasticamente con il passare dei giorni. Se da un lato la situazione non sorprende, dato che si correrà in quello che a tutti gli effetti è un deserto, dall’altro avrebbe garantito spettacolo pressoché certo (come accaduto in Turchia) e, in caso di pioggia consistente, la prima sessione notturna della storia con gomme Full Wet. Tutto ciò probabilmente non accadrà, e così il sottile velo di sabbia perennemente presente in pista ritornerà d’attualità.


IL RISCATTO DI LECLERC

Forse è assurdo parlare di riscatto dopo una stagione di altissimo livello, ma è indubbio che Leclerc si presenti in Bahrain determinato ad ottenere più di una rivincita. Su un tracciato storicamente sorridente alla Rossa (6 vittorie, prima tra le scuderie), il monegasco vorrà mettersi alle spalle il doloroso errore del giro finale in Turchia, costatogli un secondo posto meritatissimo. Inoltre, servirebbe cancellare l’atroce delusione della scorsa stagione, quando un problema al motore a una decina di giri dalla fine lo privò della prima vittoria in carriera, in seguito a un fine settimana letteralmente dominato. La SF1000 in Bahrain dovrebbe soffrire, data l’importanza dei cavalli su una pista stop and go, ma non è detto che l’equilibrio generale recentemente ritrovato non regali al monegasco qualche possibilità di lottare a centro gruppo. Magari anche contro il compagno di squadra, Sebastian Vettel, impegnato a confermare l’innegabile progresso di Istanbul.


LA FAME MERCEDES

Ottenuti entrambi i titoli, nelle stagioni più recenti Hamilton e la Mercedes si sono spesso ‘rilassati’. Curiosamente, piccoli sbalzi di competitività sembravano accadere sempre alla penultima corsa, il Gran Premio del Brasile. Al Sakhir non metterà in difficoltà il turbo della Stella con picchi d’altitudine come quelli di San Paolo, ma nulla vieta che un leggero calo di adrenalina mandi relativamente in confusione i dominatori di questa stagione. Tra una domanda e l’altra sul cavalierato, Hamilton difenderà l’onore del campione? Sarà Bottas a riscattarsi o la vittoria prenderà strade diverse da quelle di Stoccarda?


L’UOMO DELLE POSSIBILITA’

Alexander Albon sembrava poter godere delle sole corse di Portimao e Imola per mantenere un volante in Red Bull nel 2021. Il risultato? Nessun punto, una gara anonima in Portogallo e una disastrosa in Emilia-Romagna. Sorprendentemente la scure di Horner non si è abbattuta sul thailandese, che anzi ha potuto godere dell’occasione turca. Ottimo in qualifica e nella prima parte di gara, Albon ha finito per girarsi quando era in odore di vittoria terminando la corsa lontano dal podio. Sembrava fatta per Perez ma non è così: Alex potrà ancora dimostrare il suo valore nelle ultime tre corse. Se da un lato un comportamento del genere da parte della dirigenza Red Bull è corretto e auspicabile, dall’altro stride con il trattamento riservato a Gasly e con il concetto di meritocrazia. Che ci sia lo zampino di Verstappen? Intanto, però, Albon in Bahrain deve convincere, senza scuse.


LA FAMIGLIA ROSA

La scuderia Racing Point sembra un po’ la caricatura di una famiglia impegnata in un cenone natalizio. C’è papà Stroll, dedito ai regali e alla gestione delle finanze, c’è suo figlio Lance, additato da tutti come viziatello ma in fondo capace di sorprendenti exploit, e c’è il bis-bis-bis cugino Perez che non si sa perché sia capitato nella sala da pranzo ma, siccome porta sempre il panettone migliore, in fondo è benvoluto, anche se decisamente sacrificabile. Ecco, in Bahrain la RP20 dovrebbe volare sulla carta, e non c’è dubbio che Perez si esalterà su una pista che premia il suo stile di guida; Stroll saprà confermarsi ai livelli turchi, magari eliminando il nervosismo di fine gara?


LEGGERMENTE SUPERIORE

La coppia più equilibrata del 2020 è senza dubbio quella McLaren. La consistenza di Norris e Sainz è il motivo principale per cui il team di Woking, dotato di una monoposto leggermente meno prestazionale di quella Racing Point, è ancora in lizza per il terzo posto in classifica Costruttori. La MCL35 dovrebbe adattarsi relativamente bene al tracciato di Al Sakhir, che premia vetture efficienti, ma le numerose curve lente potrebbero creare qualche grattacapo di troppo. Ecco quindi che torneranno fondamentali i piloti; da qualche corsa, Lando Norris è globalmente inferiore - anche si di poco - a Carlos Sainz, decisamente sfortunato nella porzione iniziale del campionato. La voglia di ribaltare la situazione dell’inglese aiuterà la causa color papaya?


LA RIVINCITA RENAULT

Fermando le immagini del Gran Premio di Turchia all’imbocco della prima curva dopo la partenza, sarebbe stato facile immaginare un fine settimana eccellente per le due Renault. Ocon era terzo, Ricciardo quinto. La realtà è stata ben diversa, con il francese in testacoda pochi centesimi di secondo dopo e Daniel mai in lizza per punti pesanti. La RS20 ha dimostrato di adattarsi bene ai circuiti veloci e storicamente il Bahrain sorride alla compagine francese; un ottimo risultato, però, potrebbe non essere abbastanza visto il ritardo accumulato nei confronti di Racing Point. Servirà un fine settimana eccezionale.


IL CASO RUSSELL

George Russell è universalmente riconosciuto come il futuro dell’automobilismo da corsa britannico. La promessa, la speranza, il nuovo Hamilton. Eppure, le ultime due corse per George sono state disastrose. Nonostante un ottimo passo ad Imola, l’inglese ha commesso un errore grossolano sbattendo in regime di Safety Car. A Istanbul ha baciato le barriere della corsia box nei giri di formazione e, dopo qualche tornata convincente, è sprofondato vittima di un degrado eccessivo delle coperture intermedie. La Williams è quello che è, per carità, ma due anni senza punti inevitabilmente cominceranno a pesare, e soprattutto ad inizio stagione la FW43 valeva quanto un Alfa Romeo, con Giovinazzi e Raikkonen arrivati due volte a punti. Una corsa folle potrebbe essere la sua occasione?

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