• Luca Ruocco

L'Antipasto? Il Limite di Pista


Se questo è l’inizio, siamo davanti ad un mondiale da ricordare. È vero, è solo la prima corsa. La Mercedes ha vinto una gara nonostante un’inferiorità netta, soprattutto in qualifica. Sul passo, però, solo grazie ad Hamilton – e ad una strategia curiosa del muretto Red Bull – la freccia nera numero 44 è rimasta davanti. Il tutto – altra fondamentale precisazione – senza Perez nei paraggi dei primi dai giri iniziali, il che avrebbe completamente cambiato le carte in tavola visto il ritmo del messicano.


Tra un probabile recupero Mercedes e la canonica forza nello sviluppo di casa Red Bull, insomma, potremmo davvero ritrovarci alla vigilia di un campionato combattutissimo. Non è un caso che, per la prima volta da quando frequentano il podio assieme, Verstappen ed Hamilton abbiano mostrato una reciproca freddezza assoluta. Il gioco dei nervi è già iniziato, e non da qualche giorno.


Quando Leclerc sfiorò la vittoria in Bahrain, nel 2019, solo un folle avrebbe indicato la SF90 come una monoposto da titolo. In Australia la differenza cronometrica con la Mercedes era stata clamorosa, ed in Medioriente nelle curve la Rossa continuava a perdere decimi su decimi. La gara e l’intero fine settimana, al contrario, ci hanno regalato una fotografia del tutto opposta.


Forse mai vista prima nell’era ibrida. Decisa, soprattutto, da un dettaglio. Un particolare, un cavillo, una delle tante assurdità della Formula Uno moderna: i limiti di pista.


Concediamoci un brevissimo riassunto di quanto accaduto prima del momento clou, il sorpasso di Verstappen al giro 54 su 56. L’olandese, fermatosi 11 tornate dopo Hamilton, rimonta in 14 giri i 7.5 secondi di distacco al momento dell’uscita dai box. La necessità di un recupero tanto poderoso ha due concause principali: un problema all’acceleratore – così ha sostenuto Max in conferenza -, fastidiosamente presente sin da inizio corsa, e una strategia sfalsata della Red Bull numero 33 rispetto alla Mercedes campione del mondo. Hamilton, grazie ad un primo stint perfetto, si era infatti mantenuto nella ‘finestra’ adatta a sfruttare un eventuale undercut. Una volta eseguita la mossa strategica da parte del muretto Mercedes, la risposta Red Bull ha chiaramente puntato sullo sfruttare la maggiore velocità della monoposto, anche se con tempistiche oscure soprattutto per quanto riguarda il primo stop.


Quali che siano state le dinamiche responsabili di una situazione del genere, a tre giri dalla fine Verstappen ha avuto la prima, vera opportunità di attaccare Hamilton. Il campione del mondo, dopo una gestione gomme magistrale, ha chiuso la porta al primo tornantino compromettendo l’uscita verso il rettilineo successivo. Verstappen, sfruttando la successiva scodata della numero 44, si è affiancato anche grazie all’ausilio del DRS. L’olandese ha staccato profondo tentando il sorpasso all’esterno; Hamilton ha allargato la traiettoria accompagnando Verstappen verso il bordo del tracciato. Max è riuscito comunque a passare – controllando un pendolo – ma con tutte e quattro le ruote fuori dalla pista, come da immagine di copertina. Concetto chiave per comprendere quanto accaduto in seguito.


La Red Bull ha infatti istruito l’olandese di cedere la posizione; a quel punto, però, lo sporco raccolto e lo sforzo richiesto agli pneumatici ha reso impossibile un secondo attacco.


Perché sono subito sorte polemiche? Semplice, per il luogo – e la modalità – del sorpasso. La famigerata curva 4 ha infatti ottenuto un ruolo da protagonista sin da venerdì, dopo le prime prove libere. Il direttore di gara ha infatti modificato l’articolo 21 delle note precedenti al Gran Premio, vere e proprie norme da rispettare per i piloti, una sorta di appendice temporanea al regolamento sportivo.


Il monitoraggio dei limiti di pista alla famigerata curva è così cambiato: in qualifica, ogni tempo ottenuto con le quattro ruote al di fuori del tracciato sarebbe stato cancellato; in gara, i piloti sarebbero al contrario stati liberi di assecondare il naturale andamento della pista eccedendo la linea bianca. Senza alcun limite in termini di infrazioni. Il tutto, però, rispettando il codice 27.3 del regolamento sportivo.


La condotta di gara richiede infatti che, in ogni momento, il pilota faccia di tutto per rimanere nei limiti del tracciato. Per questo Hamilton, nel finale di corsa, è stato richiamato a stringere maggiormente la traiettoria: l’inglese, infatti, incominciava a disegnare una linea troppo lontana da quella intesa dalla pista.


Allo stesso tempo, ogni volta che una monoposto lascia la pista lo deve fare in maniera sicura e senza guadagnare su un avversario. Per questo motivo l’ordine di lasciar passare Hamilton è stato perentorio. A parere di chi scrive Verstappen non ha guadagnato molto nell’allargare, ma avesse rispettato i limiti della pista il sorpasso sarebbe stato impossibile. Da cui la mossa geniale di Hamilton: accompagnare quel tanto che basta Max verso l’illegalità.


Si potrebbe discutere ore sulla coerenza delle norme, l’astrusità dei cavilli o la banale soluzione a qualunque problema, ossia l’erba o la ghiaia fuori pista. Eppure, si gioca con le regole del gioco. Ed oggi Max Verstappen ha imparato che qualcuno, queste regole, le sa sfruttare meglio di lui.


Domani, con le prime Bandiere a Scacchi stagionali, potrete gustare una prima panoramica sull’intera griglia, una Ferrari sensibilmente migliore – seppur ancora lontanissima dal vertice – e qualche nome di peso in netta difficoltà…

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