• Luca Ruocco

La corsa degli addii e perché seguire il GP di Abu Dhabi


Trecento chilometri alla fine del campionato 2020 di Formula Uno. Una stagione del tutto fuori dagli schemi, allo stesso tempo lunghissima e concitata, scontata e spettacolare, vittima dei soliti dominatori e ricca di colpi di scena. Dopo aver attraversato in lungo e in largo l’Europa, riscoprendo circuiti cardine della storia del mondiale e lasciandosi meravigliare da impianti colpevolmente ignorati, il Circus affronta l’ultima corsa del trittico mediorientale ad Abu Dhabi. Tra addii, lotte in pista e piloti alla ricerca di un volante, scoprite assieme a Giù la Visiera i dieci motivi per cui seguire l’ultimo Gran Premio del mondiale!


YAS MARINA, DUBBIO CREPUSCOLARE

Il Gran Premio di Abu Dhabi esordì nel calendario di Formula Uno undici anni fa, e subito fioccarono domande che ancora pretendono risposta. Su tutte svetta un quesito capace di mescolare filosofia, praticità e misticismo: com’è stato possibile, avendo a disposizione un’isola artificiale del tutto deserta, concepire un circuito tanto noioso, insulso e castrante per i piloti e per le monoposto? Il contorno dell’evento rimane altamente spettacolare, tra yacht, alberghi architettonicamente all’avanguardia e una corsa che prende il via al tramonto (14.10 italiane, con le qualifiche alle 14). La pista, però, è un supplizio equivalente alla caldaia che si ferma mentre si è ancora insaponati sotto la doccia. L’unica, vera “fortuna” del GP (pagata a suon di petrodollari) è la collocazione in calendario. Ad Abu Dhabi si sono decisi i titoli 2010 (Vettel nell’agonia alonsiano-ferrarista), 2014 (Hamilton) e 2016 (Rosberg), con la corsa del 2012 altamente spettacolare nonostante fosse la terzultima e non, come da prassi, l’appuntamento finale. Quest’anno i titoli sono già assegnati e il quesito esistenziale, inevitabilmente, torna a farsi preponderante: quale rito voodoo si era impossessato della matita di Hermann Tilke costringendolo a disegnare solo curve ad angolo retto?


IL CIRCUITO

Servirà giustificare la descrizione poco lusinghiera del tracciato di cui sopra, no? Bene, segnalando che i cuori forti possono rivedere qui il giro della Pole di Hamilton nel 2019, ci potremmo limitare alla seguente perifrasi scevra di verbi, un po’ come il circuito è privo di pieghe interessanti: curve ad angolo retto. L’essenza, il cuore, l’anima dell’ultimo settore della pista di Yas Marina, l’unico che conti davvero tanto sul giro secco quanto in gara. Sono sei di seguito e premiano spropositatamente le monoposto migliori, le uniche capaci di arrivarci con temperature degli pneumatici posteriori accettabili, e rendono quasi impossibile seguire da vicino un avversario in gara, a meno di non disporre di gomme molto più fresche. Eventualità, questa, poco probabile dato l’asfalto liscio e le temperature fresche della sera. I due rettifili del settore centrale, grazie al DRS, donano la possibilità di qualche sorpasso; un palliativo del tutto insufficiente a un tracciato senza capo né coda.


UN INGLESE IN MERCEDES

Al momento di scrivere (giovedì mattina), il volante della Mercedes W11 iridata appartenente a Lewis Hamilton dovrebbe rimanere tra le mani di George Russell. Il giovane inglese prenderà parte alla conferenza stampa nelle vesti di pilota Mercedes; Hamilton, nell’improbabile caso dovesse superare le rigide misure anti-contagio emiratine, potrebbe presentarsi in circuito venerdì o sabato, non prima. La sola certezza, quindi, è che il pilota sarà inglese, e in entrambi i casi avrà qualcosa da dimostrare, un motivo per cercare una vittoria senza ombre. Hamilton vorrà prontamente ristabilire le gerarchie dell’intero Circus; Russell, avesse una seconda chance, dovrà superare un prova ancora più ardua di quella dello scorso weekend: confermarsi superiore a Bottas e, sorprese a parte, vincere la prima corsa in carriera.


Aggiornamento delle 19 di giovedì: Lewis Hamilton, tornato negativo al Covid-19, correrà regolarmente ad Abu Dhabi. Russell, conseguentemente, tornerà in Williams. Il Gran Premio di Sakhir rimarrà una breve pausa nell'egemonia di Re Lewis o l'inglese faticherà a tornare in forma?


LA RIVINCITA DI MAX

Ad Abu Dhabi Max Verstappen è chiamato irrimediabilmente alla vittoria. Anche con un Hamilton debilitato in pista, l’olandese avrà una ghiotta occasione per lasciarsi alle spalle una stagione deludente con un sorriso. La RB16, sulla carta, dovrebbe rivelarsi più vicina alle W11 a Yas Marina, e con Leclerc prevedibilmente lontano, passato il primo giro Max avrà ottime possibilità di far valere la propria costanza in gara. Una vittoria basterà a raddrizzare una seconda metà di campionato ampiamente deludente per la stella del futuro, anche se per colpe non sue?


LA BANDA DEGLI ARRIVEDERCI

Tre piloti saluteranno le proprie squadre ad Abu Dhabi per poi tuffarsi in una nuova avventura. Sebastian Vettel correrà l’ultima corsa in Ferrari, Daniel Ricciardo in Renault e Carlos Sainz in McLaren. I tre affronteranno il GP con stati d’animo differenti e soprattutto aspettative diametralmente opposte (domani Col Cuore in Gola dedicherà un articolo all’addio di Seb: non perdetelo!). Non mancheranno celebrazioni e saluti commoventi, ma nel caso dell’australiano e dello spagnolo, il vero obiettivo sarà un altro: regalare alla scuderia un’ultima, decisiva prestazione spettacolare.


LOTTA AL 3° POSTO: CAPITOLO FINALE

Sainz e Ricciardo dovranno infatti aiutare rispettivamente McLaren e Renault nella complicatissima rincorsa a Racing Point per il terzo posto nel mondiale costruttori. Il team francese può coltivare speranze decisamente limitate (22 lunghezze rappresentano un divario proibitivo), mentre a Woking cercheranno in tutti i modi di annullare il distacco di dieci punti che li separa dalla scuderia rosa. La criticità principale, per le due scuderie motorizzate Renault, è proprio lo stato di forma delle Racing Point, entrambe sul podio a Sakhir. Per compiere il sorpasso servirà l’ennesima corsa folle della stagione?


IL VINCITORE VIANDANTE

Sergio Perez si presenterà ad Abu Dhabi per la prima volta in carriera come vincitore della corsa precedente. L’uomo a cui sottrarre il momentaneo scettro di viceré del Circus. Sfruttando lo stato di forma eccellente che lo contraddistingue, il messicano potrà puntare al secondo podio di fila, il miglior modo per salutare una scuderia diventata nel tempo una vera e propria famiglia. Negli Emirati, però, non potranno che aumentare le domande sul futuro di Sergio. Helmut Marko ha dichiarato che la Red Bull scioglierà la riserva sul pilota da affiancare a Verstappen solo dopo la corsa; nel fine settimana il paddock concederà qualche sussurro in più?


IL PRE-PENALIZZATO

Non bastasse la SF1000 a turbare il sonno di Charles Leclerc, ad Abu Dhabi arriveranno anche tre posizioni di penalità in griglia. Ora, sul monegasco ricadono di certo quasi tutte le responsabilità del contatto con Perez in Bahrain; non manca però qualche attenuante, tra confusione del primo giro, frenata anticipata di Verstappen e chiusura del messicano e, in fondo, Charles si è ritirato in seguito all'incidente. Il che ha sì impedito di ricevere una penalità in corsa, ma al contempo ha rappresentato una punizione più che sufficiente. L’arretramento in griglia, oltre a sembrare un po’ eccessivo, minerà quello che sulla carta potrebbe essere un fine settimana leggermente (leggermente) meno ostico per il Cavallino Rampante. Perché se è vero che Abu Dhabi non ha mai sorriso alla Ferrari, è altrettanto vero che il terzo settore richiede altissimo carico aerodinamico, una condizione dove la SF1000 si è mostrata competitiva in stagione, ovviamente in relazione al centro-gruppo.


ALPHA TSUNODA

In Alpha Tauri potranno salutare Abu Dhabi con il sorriso. La migliore stagione della storia della scuderia faentina, in termini di punteggio, ha sì visto le AT01 cogliere forse meno di quanto meritato (vengono in mente Imola, Sakhir, le prime corse in Austria…), ma anche grazie alla vittoria di Monza non potrà che ottenere un ruolo di pregio negli annali della ex-Minardi. La pista di Yas Marina non dovrebbe mettere in difficoltà le monoposto bianco-blu, e con un po’ di fortuna potrebbe arrivare l’ennesimo, ottimo risultato. Al contempo, non mancherà la curiosità rispetto alle tempistiche dell’annuncio del pilota che affiancherà Gasly nel 2021: Yuki Tsunoda.


LA BANDA DEGLI ADDII

Se tre piloti cambieranno casacca dopo Abu Dhabi, cinque loro colleghi uscendo dal paddock di Yas Marina saluteranno per sempre (con ogni probabilità) il Circus iridato. Romain Grosjean è in realtà già in Svizzera, per recuperare dal terribile botto di due settimane fa; Kevin Magnussen, suo compagno in Haas, nel 2021 inizierà una nuova fase della propria carriera oltreoceano, correndo in IMSA con Ganassi. Daniil Kvyat abbandonerà l’Alpha Tauri; i piani del russo, a parole desideroso di ritornare presto in Formula Uno, sono ancora lontani dall’essere definiti. Infine, Pietro Fittipaldi e Jack Aitken (nel caso Russell prosegua in Mercedes) avranno la seconda possibilità di correre un Gran Premio iridato: è prevedibile che mostrino tangibili miglioramenti anche se, per loro, difficilmente il futuro sarà ancora nel Circus.

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