• Luca Ruocco

Lewis vs Max: Guida alle Sette Sfide Finali


Sette Gran Premi. Duemila chilometri di gara o poco più.


Nel 1950 avrebbero rappresentato l’intera stagione, 500 miglia di Indianapolis compresa. Sarebbero bastati i quattro mesi estivi dell’anno per disputarli.


Oggi, mentre il paddock del Circuito di Istanbul inizia a prendere forma in vista della corsa di domenica, le sette corse – condensate in due mesi e tre giorni – formano l’ultimo terzo di una stagione resa memorabile dal duello iridato tra Verstappen ed Hamilton.


L’inglese e l’olandese, separati da due soli punti in classifica, sbarcano ad Istanbul consapevoli che, d’ora in poi, i punti valgono più del loro valore nominale. Perché se è vero che una vittoria ad Abu Dhabi offre lo stesso bottino di un trionfo ad Imola, è altrettanto innegabile che con il passare dei GP diminuiscono le occasioni di recupero. Gli errori, le rotture o gli imprevisti pesano esponenzialmente di più.


In che stato si presentano i contendenti al titolo in vista del rush finale? Quali chiavi di lettura possono aiutare nell’interpretazione del duello? Scopritelo nel seguito di questo episodio speciale di Giù la Visiera, senza dimenticare l’articolo dedicato al Gran Premio di Turchia, in arrivo mercoledì sera!


Trovate invece qui l'ultima puntata di Col Cuore in Gola, dedicata a Charles Leclerc.


LO STATO DI FORMA

I dati esposti nella tabella riassuntiva raccontano molto – ma non tutto – della storia di questo campionato, oltre che dei rapporti di forza attuali, destinati a rimanere invariati dato che non sono attesi sviluppi né da parte di Red Bull, né da parte di Mercedes.


Difficilmente, nell’era ibrida, si era visto Hamilton soccombere all’avversario di turno, fosse egli Vettel o il compagno di squadra. L'inglese non è mai uscito sconfitto dal computo delle Pole Position o da quello delle vittorie. Quanto più colpisce, in merito, è che se un Gran Premio del Belgio asciutto (e soprattutto disputato) avrebbe con buone probabilità incoronato Hamilton vincitore, Verstappen può recriminare più di una vittoria mancata, tra la foratura di Baku, il contatto di Silverstone e lo strike di Budapest.


Passando al dato più sensazionale di tutti, ossia la percentuale di giri al comando percorsi in stagione, oltre a ribadire la sostanziale inferiorità della Mercedes W12 esso nasconde al suo interno una statistica ancor più sorprendente: escludendo le corse in cui ha vissuto ‘imprevisti’ (Baku, Silverstone, Budapest, Monza e Sochi dove è partito ultimo), Verstappen vince ininterrottamente dal Gran Premio di Monaco. Inoltre, l’olandese è salito 11 volte sul podio ma mai sul terzo gradino, piazzandosi 7 volte primo e 4 secondo.


Non tutte sono rose, però, per la Red Bull; si può infatti scovare, andando oltre i meri risultati di gara, qualche dato a favore della Mercedes. Nelle quattro corse che hanno seguito la pausa estiva, la W12 è risultata superiore in condizioni asciutte (a tratti non di poco) in tre occasioni su quattro: a Spa la pioggia ha scombussolato i piani, come parzialmente accaduto a Sochi, mentre a Monza la partenza flop di Hamilton ha evitato un dominio altrimenti molto probabile.


Il problema, per Wolff e soci, è che la maggior parte delle piste da qui a dicembre assomigliano più a Zandvoort, e lì Verstappen ha dominato l’intera corsa.


IL REBUS MOTORI

Il risultato del Gran Premio di Russia ha infastidito sportivamente Lewis Hamilton poiché, nelle previsioni, Sochi doveva regalare un vantaggio ben maggiore agli alfieri Mercedes. Lo scroscio di pioggia finale, al contrario, ha sorriso enormemente a Verstappen, regalandogli una piazza d’onore fondamentale perché ottenuta partendo dal fondo dello schieramento.


La penalità per l’introduzione di una nuova Power Unit, in fin dei conti, si è rivelata quasi del tutto innocua. Forte di una terza unità ancora relativamente fresca da utilizzare nelle libere, l’olandese dovrebbe coprire i sette GP finali senza troppi problemi. In caso contrario, Max pagherà nuovamente penalità qualunque elemento sostituisca, dato che solo tra gli scarichi ha a disposizione ancora un componente fresco; un’eventualità assente da qualunque analisi ma, al contrario, potenzialmente decisiva. Le maggiori attenzioni, considerando la storia delle Power Unit Honda di questo campionato, dovranno essere rivolte a centralina e batteria, la cui specifica è cambiata a Spa sia per motivi prestazionali, sia per qualche grattacapo di troppo vissuto ad inizio anno. I motori e il turbo, al contrario, si sono rivelati sorprendentemente robusti, anche al di là delle attese, con il solo danno serio patito a causa del botto di Silverstone.


Hamilton, invece, potrebbe potenzialmente arrivare a fine campionato senza incorrere in alcuna penalità. I piloti motorizzati Mercedes, però, per la prima volta dall’inizio dell’era ibrida non sono i meno penalizzati. Le vetture spinte da unità Ferrari e Renault, percentualmente, hanno infatti pagato meno posizioni in griglia. Ciò non condanna a prescindere Lewis; allo stesso tempo, alternare la seconda unità (introdotta a Baku) e la terza (a Spa) potrebbe trasformarsi in uno svantaggio prestazionale troppo consistente da qui ad Abu Dhabi, visto il chilometraggio accumulato.


Introdurre un nuovo motore tra Messico e Brasile, invece, rappresenterebbe un vantaggio data la freschezza del componente, in particolare rispetto a quanto montato sulla monoposto di Verstappen. In Arabia Saudita, poi, un propulsore potente potrebbe compensare eventuali difficoltà della W12. Perché il trucco funzioni, però, Hamilton dovrebbe sperare di accumulare pochissimo ritardo partendo dal fondo; l’ideale sarebbe eguagliare il podio di Verstappen a Sochi, impresa alquanto complicata.


IL CALENDARIO

È sempre proibitivo ipotizzare lo stato di forma delle monoposto al variare dei circuiti affrontati. Considerando l’equilibrio prestazionale tra Red Bull e Mercedes, poi, condizioni metereologiche o errori nella definizione dell’assetto potrebbero ribaltare qualunque previsione.


Alcuni dati storici, però, possono aiutare nel donare una veste logica ai pronostici. Anzitutto, Qatar ed Arabia Saudita a parte, entrambi i piloti hanno ben figurato in carriera nelle piste che li aspettano. Nessuno dei due, insomma, dovrà affrontare una bestia nera come è ad esempio Montecarlo per Lewis, il quale ha trionfato in ognuno dei cinque circuiti non inediti che lo attendono; Verstappen, al contrario, nel 2020 in Turchia buttò via una vittoria certa a causa di un testacoda in fase di sorpasso e ad Austin, seppur non abbia mai vinto, ha raggiunto due volte il podio partendo dal fondo.


Da un punto di vista tecnico, invece, Messico e Brasile dovrebbero favorire in maniera netta la Red Bull, dato che il turbo Mercedes di maggiori dimensioni soffre l’altitudine elevata, il che elimina un vantaggio motoristico altrimenti preziosissimo, considerato che la tipologia di curve favorisce da sempre l’alto rake Red Bull in entrambi gli impianti.


Abu Dhabi, liscia e per certi versi simile a Sochi, dovrebbe invece tornare a sorridere alle W12, mentre l’Arabia Saudita è un punto di domanda parziale (Mercedes ha sofferto enormemente i cittadini in questa stagione), il Qatar un interrogativo totale e la coppia Turchia-Austin troppo completa – in quanto a caratteristiche dei tracciati - perché una delle due monoposto spicchi nei confronti dell’altra.


IL VERDETTO FINALE (E GLI OUTSIDER)

I due punti di vantaggio in classifica non sono sufficienti a far dormire sonni tranquilli al sette volte iridato. Considerando una probabile penalità in griglia e la forma storica del Verstappen 2021, difficilmente l’inglese può considerarsi il favorito. Sulla carta e senza intoppi di sorta, Max ha qualche asso nella manica in più.


Sul cammino dell’olandese, però, potrebbero presentarsi tre outsider alquanto insidiosi.


Il primo è Valtteri Bottas, e per quanto il finlandese abbia tutte le carte in regola per infastidire Verstappen, come Perez non ha mai raggiunto il livello prestazionale dei capi squadra. Difficile l’impresa gli riesca improvvisamente nel finale di stagione, quando i due in lotta per il titolo alzeranno ancora l’asticella.


Secondo ostacolo sono gare e qualifiche folli, complice il meteo, la Safety Car o ulteriori sorprese di questo pazzo 2021; sarebbe deludente se, dopo una maggioranza di gare piene di colpi di scena e divertentissime, le ultime sette scontentassero le attese.


Ultimi spauracchi sono i quattro alfieri di McLaren e Ferrari. Tra piste inedite, nuovi motori del Cavallino, penalità e condizioni meteo autunnali, è molto facile che Leclerc, Norris, Sainz e Ricciardo possano nuovamente inserirsi nella lotta al vertice da qui a fine stagione. In tal caso, tanto Verstappen quanto Hamilton dovranno fare di tutto per ritrovarsi dalla parte giusta degli… intrusi.


Pronti a sette Gran Premi da cardiopalma?

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