• Luca Ruocco

Bandiere a Scacchi - GP Messico 2021


La sorpresa della qualifica, con la prima fila interamente Mercedes dopo delle libere nettamente color Red Bull, lasciava presagire una corsa vissuta sul filo di lana, come accaduto ad Austin.


Nulla di più sbagliato: conquistato il comando alla prima curva, Max Verstappen ha ottenuto un trionfo perentorio, mentre i suoi colleghi in pista, complice l’aria rarefatta, offrivano uno degli spettacoli più soporiferi della stagione. Chi sarà emerso dagli sbadigli messicani meritando tutte e cinque le bandiere a scacchi?


LEWIS HAMILTON, 2°: 🏁🏁🏁🏁

Non poteva inventarsi nulla di più. Era la frase che avevamo scelto per sintetizzare la prestazione di Austin e, purtroppo per il campione in carica, tocca ripetersi.

Strane alchimie ambientali frenano la Red Bull nei minuti finali della qualifica e Lewis si ritrova così secondo in griglia, la miglior casella da cui partire a Città del Messico. Lo scenario ideale è alquanto scontato: sfruttare la scia di Bottas in partenza, involarsi mentre il finlandese frena Verstappen e difendersi nel finale. I piani, si sa, sono concepiti per saltare, ed Hamilton deve rassegnarsi sin dai primi giri a salutare la vittoria mentre Verstappen vola via indisturbato. Il secondo posto limita i danni ma, per mantenere vivi i sogni di gloria, la W12 messicana dovrà diventare in fretta un ricordo.


VALTTERI BOTTAS, 15°: 🏁

Chi scrive fatica enormemente a comprendere i vari commenti che hanno dipinto la partenza di Bottas, scherzosamente o meno, come un atto di ribellione (fuori tempo massimo, aggiungeremmo) del finlandese.

Banalmente Valtteri, dopo una qualifica eccellente, ha commesso l’unico errore -gravissimo - che doveva evitare: partire meno bene dei propri avversari. Senza potersi piazzare davanti ad Hamilton, il numero 77 si è trovato in un dilemma pressoché irrisolvibile e, come molti polemen messicani prima di lui, ha perso la leadership del GP; difficile potesse chiudere Verstappen senza commettere scorrettezze. Spedito in testacoda da Ricciardo, Bottas ha poi mostrato le consuete difficoltà nel rimontare fino all’umiliazione finale del doppio pit-stop per sottrare il punto del giro veloce a Verstappen.


MAX VERSTAPPEN, 1°: 🏁🏁🏁🏁🏁

I momenti chiave della corsa di Verstappen sono due: la partenza, con una staccata che – responsabilità di Bottas a parte – rimarrà tra i momenti di guida più alti di questa stagione, e la crudele, ironica e sprezzante freddezza con la quale ostacola il tentativo di siglare il giro più veloce da parte della Mercedes numero 77 ormai pluri-doppiata.

Due episodi del tutto opposti ma con un denominatore comune che è splendida chiave di lettura del finale di stagione dell’olandese: Max è un campione in controllo totale. Chapeau.


SERGIO PEREZ, 3°: 🏁🏁🏁🏁

L’aria di casa, come al solito, ha un ottimo effetto sulle prestazioni di Checo, vero e proprio specialista del tracciato di Città del Messico.

Distratto dalla polvere alzata da Tsunoda, il numero 11 stecca l’ultimo tentativo di una qualifica comunque compromessa da condizioni ambientali che mal si sposano con l’assetto altrimenti perfetto della RB16B. In gara ha un ritmo eccellente ma non abbastanza superiore a quello di Hamilton, raggiunto solo nel finale e mai davvero attaccato.


LANDO NORRIS, 10°: 🏁🏁🏁

L’autodromo Hermanos Rodrìguez è famoso tra gli appassionati per le numerose problematiche che pone a livello tecnico; peccato ci si scordi spessissimo la totale impossibilità di seguire una vettura da vicino e sorpassarla, il che rende generalmente noiose le corse messicane.

L’edizione di quest’anno non ha rappresentato un’eccezione e Lando, scattato dal fondo con una Power Unit nuova di pacca, ha faticato enormemente nella rimonta, chiudendo 10° dietro ad Alonso mostrando solo a sprazzi un passo accettabile.


DANIEL RICCIARDO, 12°: 🏁🏁

Per gli stessi motivi che hanno reso impossibile il recupero di Norris, anche la corsa di Ricciardo è fondamentalmente terminata al primo giro, quando il contatto con Bottas lo ha costretto a rimpiazzare l’ala anteriore perduta.

Se l’incidente appare, almeno a chi scrive, un classico contatto di gara (Daniel blocca la ruota in frenata ma riesce comunque a tenere la corda, è la traiettoria di Bottas ad essere sfortunata), non si può al contempo non riflettere su come il numero 3 abbia sprecato una partenza ottima e un fine settimana altrimenti positivo. Senza pensare ai danni in classifica costruttori.


LANCE STROLL, 14°: 🏁

Se è difficile rimontare per i piloti McLaren, figurarsi cosa può significare per un alfiere Aston Martin. Purtroppo, però, Lance non ne indovina una nel fine settimana messicano: dal botto curioso durante una qualifica per lui senza obiettivi (cambio di PU) fino a un ritmo insufficiente, il canadese supera in pista solo Mazepin e le Williams, rimanendo lontano da Ocon e Ricciardo. Davvero troppo poco.


SEBASTIAN VETTEL, 7°: 🏁🏁🏁🏁

Il ritmo dell’Aston Martin in Messico è molto vicino a quello delle Alfa Romeo e inferiore – anche se non di molto – rispetto a quello delle Ferrari. Complici i contatti al via, il miglior piazzamento possibile per Vettel diventa il settimo posto e il tedesco lo conquista senza troppi sforzi.

Dimenticato dalla regia, Sebastian confeziona 71 giri senza sbavature e molto veloci, nei limiti della vettura. Per ora, di più non si può.


ESTEBAN OCON, 13°: 🏁🏁

Il francese esce indenne dal contatto iniziale con Tsunoda e Schumacher grazie ad una grandissima dose di fortuna. Purtroppo per lui, però, la monoposto francese fatica enormemente in Messico e la rimonta si ferma poco più avanti di Stroll, senza riuscire a superare Ricciardo (con la vettura parzialmente danneggiata) e rimanendo troppo lontano dai punti.


FERNANDO ALONSO, 9°: 🏁🏁🏁

Una qualifica disastrosa vede Fernando eliminato in Q1, incapace di mettere assieme un giro senza errori complice una A521 tutto fuorché a suo agio a Città del Messico.

El Matador è però eccezionale nel rimanere lontano dai guai in partenza, disfarsi velocemente di Russell e costruire una gara tutta sostanza che gli permette di viaggiare non troppo lontano dal ritmo di Vettel, con un undercut su Raikkonen mancato a causa di un pit-stop lento. Fernando è la solita garanzia a cui rimane aggrappata l’Alpine.


CHARLES LECLERC, 5°: 🏁🏁🏁

Dopo delle libere difficilissime Leclerc sembra trovare il guizzo in qualifica, quando fino al primo tentativo del Q3 si dimostra ben più veloce di Sainz. Nel giro secco finale il monegasco però pasticcia – complice anche il traffico di Perez, con Tsunoda incontrato pochi minuti prima – e resta 8° in griglia.

È subito 5° grazie al caos al via ma il passo è troppo lento per non scivolare a 4’’ da Gasly; l’arrivo di Hamilton costringe a tentare l’undercut molto presto, anticipando una strategia di squadra già concordata, ma la spinta eccessiva sugli pneumatici amplifica le problematiche di bilanciamento della SF21 e innesca del graining che rende uno strazio il resto della corsa.

Evidentemente, asfalti troppo lisci e sporchi rendono anche piste dal disegno favorevole deleterie alla Rossa. Prestazionalmente, un fine settimana appena sufficiente.


CARLOS SAINZ, 6°: 🏁🏁🏁🏁

Su una pista dove l’assetto è tendenzialmente sottosterzante Sainz recupera parte del gap pagato da Leclerc ad Austin e in gara si dimostra più bravo a gestire gli pneumatici.

Adottata una strategia alternativa, Carlos tenta il recupero nel finale su Gasly (non sarebbe mai riuscito visto che il francese gestiva il proprio passo senza spingere) ma deve desistere e dare indietro la posizione cedutagli da Leclerc dopo un ordine di squadra. Peccato per il via, quando perde posizioni nella carambola alla prima curva, mentre una menzione d'onore va agli uomini ai box, autori di due pit-stop su due della durata di 2.3 secondi. Non male, visti i recenti problemi.


PIERRE GASLY, 4°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Semplicemente sublime.

A Città del Messico l’Alpha Tauri è nettamente superiore alla Ferrari e Gasly si ritrova, soprattutto dopo i pit-stop, in una terra di nessuno dalla quale controllare tranquillamente la corsa degli ‘altri’. Eccellente in qualifica, mai una sbavatura in gara.

Torna a casa con la palma di migliore di giornata e l’aggancio all’Alpine in classifica Costruttori. Mica male.


YUKI TSUNODA, DNF: 🏁🏁

Non ha responsabilità nella carambola che lo costringe ad un ritiro davvero amaro, dato che il passo di Gasly ha mostrato come la AT02 avesse tra le migliori possibilità di rimonta dal fondo. In qualifica, però, pecca d’esperienza, procedendo troppo lento nel momento topico, per nulla aiutato dalla squadra.


KIMI RÄIKKÖNEN, 8°: 🏁🏁🏁

La gara di Kimi è, come spesso accade, consistente, attenta e redditizia.

L’unico neo è lo scatto al via, durante il quale perde troppe posizioni che lo costringono al soprasso di Russell in ripartenza, una manovra che lo fa sganciare dal treno Vettel del quale altrimenti mantiene il ritmo per tutta la gara.


ANTONIO GIOVINAZZI, 11°: 🏁🏁🏁🏁

Immaginare complotti non è mai esercizio salutare. Non vogliamo neanche credere per un momento che in Alfa Romeo penalizzino apposta Antonio: i soldi del mondiale Costruttori fanno gola e, soprattutto, un buon risultato del pugliese non pregiudica di certo lo scegliere al suo posto i renminbi (e solo quelli) di Zhou.

L’errore di chiamare ai box Giovinazzi così presto, spedendolo dietro al muro Bottas, diventa allora uno sbaglio madornale che, senza mezzi termini, giustifica il rimanere lontani dalla Williams in classifica nonostante una monoposto mediamente più veloce.


MICK SCHUMACHER, DNF: 🏁🏁🏁

Una qualifica tutto sommato sufficiente rispetto ai mezzi a disposizione viene rovinata dal contatto con Tsunoda e Ocon al via; un incidente dove nessuno ha colpe ma che non permette a Mick di disputare una corsa complessa dove imparare molto. Peccato.


NIKITA MAZEPIN, 18°: 🏁🏁

Nikita soffre in qualifica ma si difende bene al via, ed è bravo a gestire la posizione sulle Williams fino al pit-stop. La sosta è purtroppo lenta e lo relega a fondo gruppo; nella seconda metà di gara, però, la macchina si scarica e il passo torna a farsi deficitario.


GEORGE RUSSELL, 16°: 🏁🏁

La FW43B va totalmente nel pallone a Città del Messico, con un passo di poco superiore a quello delle Haas. Russell compie un’ottima partenza e sfrutta bene il caos davanti a lui, ma il resto della corsa è una caduta inesorabile verso i bassi fondi. Il ''GP'' di Spa (tra un miliardo di virgolette) ha davvero salvato la classifica del team inglese.


NICOLAS LATIFI, 17°: 🏁🏁

Ancora in difficoltà, ancora lontano dal compagno di squadra. Il simpatico canadese non sta vivendo il migliore dei finali di stagioni, faticando come la scorsa stagione quando approccia piste mai viste prima; non resta, allora, che incamerare dati e volgere lo sguardo al 2022.

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