• Luca Ruocco

Cento Trionfi ed un Guastafeste


Sarebbe interessante entrare adesso, alle 17.30 di domenica 26 settembre 2021, nella testa di Lewis Hamilton.


L’inglese ha vinto da due ore scarse il centesimo Gran Premio in carriera. Un traguardo che, statisticamente, nulla aggiunge ai record di Sir Lewis, detentore da quasi un anno del maggior numero di vittorie in carriera.


I numeri tondi, si sa, posseggono però un fascino assoluto, quasi irrazionale; e allora, diventare l’unico pilota della storia in tripla cifra assume le sembianze dell’impresa storica.


Oggi sono protagoniste implicazioni, cause e conseguenze di una corsa folle. Tra dieci anni, quando tutto ciò finirà nel dimenticatoio o nei ricordi sbiaditi di chi ha avuto la fortuna di seguire una corsa memorabile, a brillare saranno solamente i tre numeri che seguiranno il nome Hamilton nell’albo d’oro.


Per un momento, anche uno solo, riflettete riguardo la fortuna di assistere in diretta alle gesta di un campione che sta scrivendo la storia, raggiungendo traguardi impensabili solo pochi anni fa.


Lo ha aiutato, nell’impresa, una Mercedes quasi sempre stratosferica e molto, troppo spesso superiore. Lewis, però, ha il più delle volte risposto presente. Dall’accettare la sfida propostagli da Niki Lauda fino all’odierno GP di Russia, Hamilton ha collezionato un numero enorme di imprese, infinitamente superiore alle sbavature o ai momenti complessi. Ha dominato le prime fasi del confronto con Rosberg salvo poi sottovalutare l’ex amico: da quel momento, l’epta-campione è diventato una vera e propria macchina da guerra.


Nella sfida con Vettel a cavallo delle stagioni 2017-2018 ebbero moltissimo peso le monoposto a disposizione dell’inglese, globalmente superiori alle Rosse; Lewis, però, seppe concretizzare ogni occasione e rialzarsi dopo le sporadiche cadute, imponendo su tutta la compagine di Maranello (Sebastian compreso) una pressione enorme, rendendo la sfida tanto complessa da risultare insuperabile per i mezzi della Scuderia di allora.


Uno stato di forma che è proseguito nel 2019 e nel 2020, stagioni letteralmente dominate, e che prosegue ancor oggi.


La classifica finale del Gran Premio di Russia racconta molto ma non tutto della corsa di Hamilton. L’inglese non ha brillato per gran parte della gara, dopo l'erroraccio del sabato; decisamente cauto al via, quando non è riuscito a minimizzare lo svantaggio dello scatto dal lato sporco e ha passato buona parte del primo stint bloccato alle spalle di Ricciardo. Mai un tentativo di sorpasso, mai un’azione di disturbo che tentasse di creare scompiglio nel trenino formatosi alle spalle di Russell.


Eppure Lewis, sornione ed esperto, ha dimostrato ancora una volta di possedere una visione di gara ormai raffinatissima. Appena l’australiano della McLaren è rientrato ai box, Hamilton ha cambiato la posizione del proprio interruttore interiore. Si è acceso e ha cominciato ad inanellare giri velocissimi, non ha più esitato nei sorpassi una volta rientrato in pista dopo il pit-stop ed ha ricucito un distacco di 13’’ su Norris in meno di venti giri.


Accadde a Zandvoort in qualifica, a Silverstone nel momento topico della gara o a Monza in occasione del pit-stop di Verstappen; sarà pur sempre aiutato da una vettura altamente competitiva, ma quando serve Lewis cambia passo. Senza esitazioni. Qualcosa che oggi, ad esempio, è risultato del tutto impossibile al povero Bottas, 5° a fine gara solamente grazie alla strategia geniale (e disperata) del muretto Mercedes.


Dentro alla festa di Sir Hamilton, però, proprio mentre le cento candeline venivano accese alla vigilia di questo campionato, si è inserito un guastafeste. Del tutto inatteso, imprevedibile e imprevisto; Max Verstappen, direte voi, l’avversario iridato che partiva dall’ultima fila e che Lewis si è ritrovato affianco sul podio.


Non esattamente. Il guastafeste in questione è il fondo della Mercedes W12, quel componente aerodinamico tanto importante quanto sconosciuto ai più, responsabile di gran parte della deportanza sprigionata dalle monoposto moderne ed interessato da un cambio regolamentare invernale (voluto da Ferrari in risposta al copy-gate Racing Point) capace di mettere in seria difficoltà gli ingegneri di Brackley.


Le Frecce d’Argento, forti del concetto low-rake che ha dominato l’era ibrida, sono improvvisamente tornate sulla terra e complice la crescita Red Bull, il Budget Cap e il congelamento post-pandemia, il campionato 2021 si è trasformato nella stagione più divertente e combattuta da un decennio.


Le Bandiere a Scacchi di domani approfondiranno ogni sfaccettatura della corsa odierna, dal pasticcio Norris-McLaren alla rimonta mancata di Leclerc; qui basta ricordare come la scorsa stagione, una gara simile a Sochi, non sarebbe mai accaduta. Hamilton avrebbe recuperato molto prima, Norris non sarebbe scappato via mantenendo un ritmo impensabile, lo stesso Verstappen non avrebbe faticato a tenere a bada Alonso sull’Alpine.


La stagione 2021, al contrario, ha regalato corse pazze, una sfida equilibratissima tra i due migliori piloti in circolazione, chiamati a gestire una tensione che, volenti o nolenti, li ha condotti a sbavature o eccessi di aggressività difficilmente sperimentati.


Chi si ricorda un Hamilton così tante volte falloso, complice la necessità di sfruttare ogni singola occasione ed elevare la vettura oltre il proprio limite, senza poter ‘banalmente’ assecondarla nella sua superiorità?


I più ottimisti potevano immaginare, prima dei test in Bahrain, una Red Bull capace di giocarsi il titolo.


Nessuno, però, poteva prevedere un mondiale di Formula Uno del genere, vero e proprio guastafeste per Lewis e la Mercedes, sulla carta destinati all’ultimo acuto indisturbato.


Oltre i cento trionfi, Hamilton è atteso dalla sfida più grande della sua carriera: battere la stagione 2021. Non sarà per nulla facile, soprattutto se questa continuerà a ripagare Verstappen dei punti persi tra le sfortune estive.


Fonte immagine: Jean Todt / Twitter

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