• Luca Ruocco

E Se La Ferrari NON Vincesse Il Mondiale?


E se la Ferrari non vincesse il mondiale?


Domanda provocatoria, certo. Assurda, per certi versi, considerando la stoffa della F1-75 e la definitiva esplosione di Charles Leclerc; eppure attuale, viste le tre vittorie consecutive di Verstappen e il moderato allarme affidabilità scattato dopo Barcellona.


Esiste uno scenario nel quale la stupenda monoposto di Maranello e il suo alfiere sono destinati a soccombere. L’avversario, in fondo, si sta rivelando pressoché perfetto, al limite dell’imbattibile, e possiede alcune frecce preziosissime al proprio arco: una scuderia modellata su sé stesso, un compagno di squadra in versione usciere e la calma del campione, che è l’antitesi della parabola discendente decantata da Enzo Ferrari. Alcuni campionissimi, infatti, si nutrono dei successi alzando l’asticella ad ogni vittoria, cancellano le ansie da prestazione e sfoderano una ferocia nell’agire che sembra crescere nel tempo, piuttosto che attenuarsi.


Basta poco, di fronte ad un avversario del genere, perché il sogno iridato resti tale, pur disponendo della monoposto a tratti migliore: qualche problema di affidabilità, un errore, qualche gara sfortunata, gerarchie troppo poco definite o un compagno di squadra in palese difficoltà, incapace di sottrarre punti a Verstappen nelle giornate gloriose (compito, tra l’altro, alquanto ostico per qualunque pilota).


Come dovrebbe reagire l’universo Ferrari in una situazione del genere? Proviamo a capirlo rispondendo a tre semplici quesiti.


VERSTAPPEN HA DAVVERO UNA MANO SUL MONDIALE?

No, ovviamente no. É il candidato principale al titolo, questo sì, ma lo era sin dalla prima corsa, continuando a ricoprire il ruolo nonostante i ritiri di Melbourne e Al Sakhir. Solo una serie di vittorie ultra-dominanti della Ferrari – o di un’altra scuderia - avrebbero potuto ribaltare le attese. Al contrario, per tutti i motivi precedentemente citati e per le proverbiali capacità di aggiornamento della Red Bull, la palma non può che essere sua. Certo, le RB18 continuano ad apparire alquanto fragili nella componentistica, ma le Power Unit ex-Honda non si rompono mai e scontare una partenza dal fondo in meno rispetto agli avversari, in un mondiale tanto tirato, potrebbe rivelarsi la carta vincente.


Insomma, affermare che Verstappen, un pilota capace di vincere tutte le corse terminate in questa stagione, non sia il principale indiziato alla conquista dell’iride equivarrebbe ad un falso logico. Da qui a convincersi che l’affare sia concluso, però, ce ne passa: oltre alle magagne d’affidabilità, anche Max potrebbe soffrire il ritorno Mercedes, possibile ago della bilancia nella contesa mondiale, e tra lungo in curva 4 e lamentele alla radio, Verstappen a Barcellona ha quantomeno dimostrato di percepire l’intensità della sfida iridata.


Favorito, sì; senza rivali e già incoronato, no.


LA FERRARI È ANCORA IN GIOCO SOLAMENTE PER I RITIRI RED BULL?

No, assolutamente no. Sfruttiamo un brevissimo riassunto delle sei gare disputate per chiarare alcuni malintesi sorti dopo il ritiro di Leclerc al Montmelò. Bahrein: Charles vince dopo aver siglato la pole position, contro-sorpassato Verstappen per tre volte di fila e staccato l’olandese di quasi 5’’ in ognuna delle porzioni della corsa. Il ritiro della Red Bull arriva a due giri dalla fine, mentre il numero 1 è impegnato a difendersi dagli attacchi di Sainz piuttosto che puntare alla vittoria. Arabia Saudita: Leclerc sfiora la pole, passa Perez grazie ad una Safety Car fortunata – anche se pressava da vicino il messicano prima del pit-stop -, conduce senza troppi patemi una corsa tiratissima e soccombe a Verstappen solo dopo una VSC durante la quale l’olandese rosicchia qualche decimo e, soprattutto, può far rifiatare le proprie coperture. Australia: il numero 16 non ha avversari né al sabato, né alla domenica. Verstappen si ritira mentre è secondo a debita distanza. Imola: le Red Bull alleggerite si comportano meglio delle rosse su pista semi-asciutta, con le F1-75 in crisi nella gestione dell’anteriore anche a causa di un set-up cauto verso possibili condizioni di bagnato estremo. Leclerc, dopo una partenza sfortunata, finisce in testacoda mentre tenta di attaccare la seconda piazza di Perez, transitando sesto sotto alla bandiera a scacchi. Miami: ancora una volta, Verstappen mostra un ritmo globalmente migliore; le rosse hanno bisogno dei primi aggiornamenti e l’assetto selezionato per la pista americana, molto stabile al posteriore, si rivela perdente nelle condizioni di domenica, molto più fresche che nel resto del fine settimana. Spagna: le F1-75 aggiornate non hanno rivali in qualifica e in gara, fino a quando Verstappen lo segue da vicino, Leclerc sembra godere di un vantaggio minimo, intorno a poco più di un decimo al giro. La corsa non ha più storia quando Max finisce lungo e Charles può così gestire un ampio margine sugli inseguitori, fino alla rottura dell’MGU-H.


Sostenere che Leclerc e la Ferrari abbiano vinto due corse solo perché Verstappen si è ritirato è, come appena descritto, una vera e propria panzana. Lo stesso vale per il discorso iridato. Evitando di entrare troppo a fondo nel campo minato dell’ipotetico, ci limiteremo a far notare come senza la VSC di Gedda e la rottura del Montmelò il computo delle vittorie si fermerebbe a 4-2 per Leclerc. Figurarsi con un fine settimana di Imola caldo e soleggiato.


La F1-75 è una monoposto competitiva e in diverse condizioni vincente; inoltre, gli aggiornamenti introdotti a Barcellona sembrano aver funzionato, confermando una base tecnica solida e sviluppabile. Non esistono ragioni logiche per cui, automaticamente, la RB18 dovrebbe rivelarsi più veloce alla distanza; piuttosto, è facile che il pendolo della competitività continui a spostarsi da Maranello a Milton Keynes di gara in gara, spinto dalla tipologia del tracciato e/o dalle condizioni ambientali.


A preoccupare, piuttosto, può essere l’affidabilità: tra test e fine settimana di gara non sono state poche le rotture per i clienti e, molto più raramente, per le Ferrari stesse. Dato che si sussurra fosse previsto l’utilizzo di quattro Power Unit sin da inizio stagione, lo stop di Leclerc in Spagna rischia di far salire il computo a cinque. Ricordando come non sia più possibile accumulare molte Power Unit nuove in un solo evento, pagando quindi una sola partenza dal fondo, Charles dovrà affrontare almeno due rimonte in stagione, altri guasti esclusi: una prospettiva molto penalizzante, in particolare nel caso in cui le Mercedes recuperassero uno stato di forma vincente.


E SE, ALLORA, LECLERC E LA FERRARI FINISSERO SCONFITTI?

Non sarebbe un dramma. Certo, dipenderebbe dal modo con il quale la sconfitta dovesse materializzarsi. Nel caso in cui le Rosse smettessero di vincere in estate e il mondiale fosse realisticamente chiuso a Monza – ultima corsa prima di una lunga pausa fino ad ottobre -, con le F1-75 mai più dominanti, i dubbi sulla tenuta della Scuderia in un contesto di lotta iridata riemergerebbero prepotenti.


Se invece Leclerc dovesse perdere il mondiale per qualche rottura di troppo, mantenendosi competitivo fino ad Abu Dhabi e pagando in sostanza la mostruosa continuità di Verstappen, lo scenario sarebbe ben diverso. Per quanto la sola idea faccia storcere il naso alla maggior parte dei tifosi, interpretare il 2022 come l’ultimo anno di una crescita iniziata nel 2014, con l’allontanamento di Montezemolo e gli albori della travagliata era Marchionne, sarebbe alquanto saggio e decisamente auspicabile.


L’ottica di una F1-75 che si rivela la monoposto più veloce ad Abu Dhabi è una sorta di sogno proibito che il popolo del Cavallino non ha mai visto realizzato sin dal 2009, anno di inaugurazione dell’insulsa pista emiratina. Dimostrare di poter rimanere competitivi fino alle ultime corse, pur pagando nel finale, proietterebbe la Scuderia in un nuovo triennio 1997-1999 (si spera più breve), nel quale gli assalti al titolo falliti permisero di perfezionare un meccanismo destinato ad imprese epiche.


In fondo, la Ferrari arriva da due stagioni senza alcuna vittoria, un numero simile di uscite in Q1 e podi conquistati e molti, troppi doppiaggi. Ecco perché, nelle giuste circostanze, una sconfitta iridata potrebbe essere accettabile e rivelarsi preziosa per un gruppo tecnico-sportivo all’alba del proprio ciclo.


Intanto, partendo da Monaco e proseguendo una gara alla volta, c’è ancora un sogno da tenere vivo. Sia mai che si avveri.


Fonte immagine: Ferrari / Twitter

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