• Luca Ruocco

Gara ad Interlagos: dominio o spettacolo?


Cristiano Barni / Shutterstock.com

Diciamoci la verità: pur essendo spesso il momento più emozionante del fine settimana, in fondo le qualifiche contano relativamente. Altrimenti avrebbe ben più significato, ad esempio, lo scettro di Poleman della stagione conquistato matematicamente poche ore fa, in Brasile, da Charles Leclerc. Nessuno infatti può più raggiungere le sue 7 partenze al palo stagionali, risultato per altro alquanto rimarchevole. Neanche Max Verstappen, assieme alla sua Red Bull il più veloce durante le prove brasiliane. Guarda te il caso: proprio l’inquisitore olandese, colui che aveva letteralmente accusato la Ferrari di barare due settimane fa ad Austin, sbarcato ad Interlagos ha fondamentalmente annichilito la concorrenza. Con una monoposto, tra l’altro, molto veloce sul dritto (come sottolineato con magistrale ironia da Vettel in conferenza stampa).


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Potremmo ragionare per pagine intere riguardo alle prestazioni velocistiche mostrate nel sabato brasiliano. Ovviamente, dal punto di vista tecnico, quanto più interessava agli addetti ai lavori, in particolari agli accusatori della rossa, era capire se e quanto le monoposto italiane si fossero mostrate veloci in rettilineo. Risposta? Il vantaggio del motore emiliano, unito alle doti di scorrevolezza della vettura, è ancora ben presente. Non tanto nelle velocità massime, quanto nelle prime fasi di accelerazione lungo i rettifili. Perché allora Vettel e Leclerc non sono stati capaci di artigliare la Pole? Molto semplicemente, la SF90 paga ancora un importante deficit in termini di velocità nella percorrenza delle curve, specialmente quelle lente ma sinuose, non secce e dalla traiettoria obbligata come a Singapore. Inoltre, quanto la pista medio-orientale, Sochi e Suzuka avevano in comune erano diversi rettilinei, più o meno lunghi, dove la rossa riusciva ad accumulare continuamente vantaggio in accelerazione e mantenerlo fino alla frenata successiva, guadagnando diverso tempo sul giro. Dopo quelle corse sono arrivati circuiti nei quali le curve, tante e di diversa tipologia, contano molto di più: la Ferrari, guarda caso ed anche se di poco, non è più riuscita a far segnare il miglior tempo. Ad Interlagos, di posti dove sfruttare tale vantaggio, ce ne sono solo due: la Reta Oposta (primo settore) e l’Arquibancadas, la lunga piega che porta al traguardo. Troppi pochi per riuscire a bilanciare il distacco patito nelle pieghe, tra l’altro, ribadiamo, della tipologia che meno si addice alla monoposto emiliana: in alcuni tratti, come la sinistra in discesa dopo il tornantino Beco du Pato, le rosse pativano un sottosterzo visibile tanto in qualifica quanto nel resto delle prove libere. Pensate quindi quanto il propulsore Ferrari è riuscito a sopperire alle mancanze del telaio, portando Leclerc, nel suo giro ideale, vicinissimo alla Red Bull di Verstappen anche nel secondo settore, quello con più curve, dove il monegasco segnava i micro-settori migliori non appena la pista permetteva di mantenere il gas aperto.


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È interessante notare inoltre, anche solo brevemente, come le qualifiche di Interlagos abbiano ribadito che, differenze di vettura a parte, su un tracciato veramente insidioso ad emergere siano stati in fondo i piloti più quotati. Verstappen ha sublimato le potenzialità della Red Bull e distaccato considerevolmente Albon; quando è servito, Hamilton ha saputo scavalcare almeno una Ferrari ed andare oltre i limiti (sul giro secco) della W10; Vettel ha battuto per la terza volta consecutiva Leclerc, il quale ha mostrato per l’ennesima occasione una fame di risultati, ed una lucidità nell’analizzare le proprie prestazioni, quasi sbalorditive. Non è da tutti ammettere all’istante di essere delusi con sé stessi, perché si poteva arrivare molto più vicini alla Pole Position.


Cosa aspettarsi infine dalla gara di domani? Considerando l’esperienza maturata non tanto nelle prove libere, indicative solo in parte visti i cambi nel set-up e nelle condizioni metereologiche, quanto nel corso dell’intera stagione, è lecito aspettarsi una Ferrari in difficoltà nel passo gara rispetto a Mercedes e Red Bull. In particolare se Vettel non dovesse riuscire a scavalcare Verstappen in partenza. Lo stesso olandese che, forte di una RB15 in formissima e della cavalcata – poi finita male, ma pur sempre cavalcata – dello scorso anno, non può che essere considerato super favorito per la conquista del GP. L’unico pilota che in termini di puro passo potrebbe competere con Max è Lewis Hamilton, sempre che Bottas non rientri in gioco grazie ad una Mercedes molto superiore nel ritmo. La W10 è stata reiteratamente capace di surclassare la concorrenza nella gestione degli pneumatici: non sembra questo il caso, ma viste le temperature molto più alte previste per domani, mai dire mai. Infine, la variabile impazzita, sulla carta, è Charles Leclerc: dipenderà tutto dal tempo che il monegasco perderà nel districarsi tra il folto centro gruppo. Dovesse essere molto veloce nei sorpassi, potrebbe rientrare in gioco per un buon piazzamento soprattutto in caso di consumo anomalo delle Soft degli avversari. I piloti di Maranello non sono sembrati incredibilmente ottimisti nelle dichiarazioni, ma in fondo in F1, anche quest’anno, non sempre ha vinto il più veloce in pista. La corsa di domani sarà un dominio a forti tinte arancioni o uno spettacolo (a suon di sorpassi) rosso, argento e blu ?


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