• Luca Ruocco

Il Giorno di Dani Ric (e della noia)


Sabato 11 settembre 2021, per il mondo della Formula Uno, verrà ricordato come il giorno di Daniel Ricciardo.


Qualunque sia il risultato della corsa di domani, l’australiano ha rappresentato l’unica nota positiva della seconda F1 Sprint della stagione (il nome ufficiale della mini-gara è questo, riluttanti ci adeguiamo).


Non servivano dei superpoteri per immaginare un esito negativo dell’esperimento. Già a Silverstone dopo la prima tornata le posizioni si erano cristallizzate; figurarsi se non sarebbe accaduto su una pista dove i sorpassi sono, da sempre, merce rara. Monza, per sua stessa natura, rende complicatissimo seguire da vicino un avversario, soprattutto al volante di Formula Uno nervosissime in aria sporca e per di più prive della stabilità garantita normalmente dagli alettoni posteriori.


Il mini-GP ha rivelato la sua vera natura, in maniera forse ancora più esplicita rispetto a due mesi fa.


Trasferire le qualifiche al venerdì, al di là del flop di pubblico monzese, ha solamente abbassato drasticamente gli spettatori TV delle stesse, diminuendo nel frattempo il pathos garantito, vista e considerata la minore rilevanza della griglia di partenza.


In cambio, il fine settimana brianzolo ha guadagnato una corsa noiosissima e capace solo parzialmente di raggiungere il vero obiettivo della garetta: rimescolare la griglia di partenza. L’azione è rimasta latitante, il gruppo si è sgranato ancor più di quanto accade in gara potendo i piloti spingere sempre, e l’unica seria variabile nell’equazione è stata la partenza a rilento di Lewis Hamilton.


Era inevitabile. Piuttosto di lasciar perdere, i vertici di F1 stanno perpetrando un’idea frutto di un compromesso al ribasso, con l’intento iniziale di scattare a griglia invertita sostituito da uno schieramento che rispetta i valori in campo. Il risultato sono ventotto minuti noiosi, al termine dei quali neanche più c’è il giro in camion dei piloti con la corona d’alloro (e gli spettatori in tribuna?). Se fortunati, tali minuti offrono una griglia leggermente diversa a quella altrimenti definita dalle prove cronometrate.


Rimonte forzate - più o meno corrette poco importa - barattate per la speranza di una partenza caotica. Non esattamente il massimo, o no?


Fortunatamente, il suddetto spegnimento dei semafori ci ha regalato un Daniel Ricciardo sontuoso. ‘Mi chiamano Tasso del Miele proprio per questo. A volte, improvvisamente, mostro una rabbia profonda. Oggi ho saputo tenerla da parte: la sfrutterò domani al via’.


L’australiano era rimasto amareggiato dal distacco minimo patito nei confronti di Norris e Verstappen. Serviva come l’aria un risultato di peso, capace di sollevare il morale, e Daniel lo ha ottenuto. Scattare in prima fila a Monza, nella corsa migliore della stagione per la MCL35M, è forse il più bel regalo che il paese d’origine della famiglia Ricciardo potesse donargli.


Ovvio, domani sarà una storia diversa. La mini-corsa ha però permesso di confermare i progressi della qualifica anche nel passo, a differenza di Zandvoort.


Ricciardo non ha mai amato la McLaren, con la quale non riesce ad instaurare un legame profondo. Lo abbiamo già raccontato in precedenza: la vettura di Woking ha una mappa aerodinamica all’anteriore che richiede di frenare forte, mantenere il muso puntato in curva per ruotare la monoposto ed accelerare velocemente terminata la ‘V’ disegnata dal pilota. L’esatto contrario dello stile prediletto da Ricciardo, costruito negli anni tra Red Bull e Renault.


Un campione si adatta, direte voi (a ragione). Il problema è che le difficoltà di Daniel hanno coinciso con la continua crescita del team e soprattutto con l’esplosione di Lando Norris. L’australiano, tra un nome errato dell’ingegnere in radio e un Norris nostalgico di Sainz, è costretto ad umiliazioni sportive – lasciar passare Lando – difficilmente accettabili per un campione della sua portata.


Monza non è certo un punto di svolta. Anzitutto manca ancora la gara di domani, che può confermare o ribaltare il risultato (scusate, non abbiamo resistito). In secondo luogo, l’Autodromo Nazionale è una pista estremamente atipica, che presenta poche curve della tipologia capace di mettere in difficoltà Ricciardo (90° o più), e che nel tempo ha regalato risultati seriamente assurdi (la Lotus, nel ’94, sfiorò un podio nonostante faticasse a qualificarsi nel resto delle piste).


Il sorriso di Ricciardo, però, mancava da tempo. Ne ha bisogno Daniel e ne ha bisogno la Formula Uno. Soprattutto dopo la F1 Sprint.

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