• Luca Ruocco

IL Perfetto e il Perfettibile


Mikhail Kolesnikov / Shutterstock.com

Vincere aiuta a vincere. Chiunque segua ogni tipo di competizione sportiva avrà ascoltato questa frase innumerevoli volte. Probabilmente se n’è abusato in qualche occasione, ma che in fondo ci si possa trovare del vero è innegabile. La corsa di oggi a Sochi lo conferma. Ribadisce però allo stesso tempo come vincere tre gare non basti a far scattare il meccanismo, ci vuole probabilmente un po’ di più. Infatti il Gran Premio di Russia, nella lotta per la vittoria tra Mercedes e Ferrari, ha visto i primi agire senza alcuna sbavatura, mentre la squadra di Maranello ha peccato d’inesperienza nel gestire una situazione forse già vissuta in stagione, sicuramente però non nei termini della gara di Sochi.

Si potrebbe far notare come solo una settimana fa, dopo il GP di Singapore, praticamente chiunque additava la strategia scelta in casa Mercedes come una tattica suicida, e non a torto. Perché sostenere, allora, che la scuderia campione del mondo oggi abbia agito forte della consapevolezza dei vincenti? Semplice: la corsa di Marina Bay, la doppietta Ferrari, è stato qualcosa di totalmente inaspettato per gli uomini argentati. La decisione di lasciare Hamilton in pista nonostante le gomme finite era figlia di un’eccessiva fiducia nei propri mezzi, quasi un rifiuto verso la constatazione che la SF90 potesse essere molto veloce su una pista a lei non congeniale, tanto da poter puntare al bottino pieno. A Sochi la batosta è stata immediatamente superata, con l’intera scuderia concentrata nello sfruttare ogni possibile occasione per agguantare la vittoria. Da quando, dopo le terze prove libere, si è capito come la Pole Position fosse prenotata dalle rosse, in Mercedes tutto è stato organizzato per trovarsi nella posizione di poter sfruttare le poche opportunità di vittoria. L’unico imprevisto è probabilmente stato il giro monstre con il quale Hamilton è riuscito a cogliere la prima fila. È veramente difficile però pensare che qualcuno fosse convinto di mantenere la seconda piazza dopo il via, soprattutto considerando la scelta di partire con gomme Medium. Infatti Hamilton è scivolato terzo, ma la consistenza dei suoi pneumatici gli ha permesso di trovarsi con un discreto vantaggio una volta fermatesi le Ferrari. Insufficiente a rientrare davanti a Vettel e Leclerc una volta calzate le coperture Soft, questo è sicuro, tale però da mantenere aperti due scenari: rientrare con pneumatici molto più freschi e sperare in un crollo di quelli degli avversari, o sfruttare una possibile neutralizzazione per balzare davanti alle rosse. Come poi effettivamente accaduto. Questa mentalità, la capacità di rendersi conto del momento di relativa inferiorità preparandosi a sfruttare le poche occasioni disponibili, dimostrano come in Mercedes la vittoria sia un’abitudine, come il ciclo dell’era ibrida abbia origini e cause ben precise. Gli strateghi sono stati impeccabili nella loro umiltà, Hamilton ha mantenuto un passo eccellente senza staccarsi troppo nelle prime fasi di gara, Bottas ha coperto il capo squadra egregiamente quando è stato necessario. La vettura si è confermata infine, almeno nel passo gara, praticamente alla pari della SF90, non abbastanza veloce per poterla superare in pista ma quanto basta per contenerla una volta superatala con la strategia. Diventa allora doveroso ammettere come il colpo di fortuna di una VSC, avvenuta nel momento giusto, rientri dentro ad un fine settimana dall’esecuzione quasi totalmente perfetta; l’unica nota stonata, anche se comprensibile visto il filotto di vittorie Ferrari, è stata la parata a fine corsa, evitabile visto l’innegabile ruolo avuto dalla Dea Bendata nel successo di Sochi.

La Scuderia Ferrari torna a casa dalla Russia, invece, forte di una prestazione oggettivamente inaspettata, in particolare dopo la pausa estiva. La monoposto ha confermato la notevole crescita di Singapore, risultando probabilmente la migliore considerando il fine settimana nella sua interezza. Ciò che è mancato è una perfetta gestione del pacchetto. Ci sarà modo a mente fredda di tornare su tutti i possibili risvolti della rivalità Vettel-Leclerc, e la stessa non deve assolutamente oscurare un concetto fondamentale. Il campionato è stato perso ben prima della pausa estiva, e le ultime nove gare della stagione dovevano servire, per stessa ammissione degli uomini della Scuderia, come momento di preparazione alla stagione 2020, magari togliendosi qualche soddisfazione. Fino ad oggi sono state un successo inimmaginabile: Spa ed in particolare Monza hanno rasserenato l’ambiente, cancellando il peso dello zero alla casella vittorie; Singapore e Sochi hanno mostrato il buono presente nella SF90, che potrebbe diventare un’insperata ottima base per la prossima vettura. Il terzo posto di questo pomeriggio, se specificata la modalità con la quale è maturato, ad agosto sarebbe sembrato una barzelletta. I problemi nell’esecuzione della corsa di oggi, in nessun modo disastrosa ma semplicemente perfettibile, vanno quindi inquadrati, per quanto possibile, nell’ottica della preparazione al prossimo campionato, come fossero un nuovo musetto. Nel dramma di trovarsi fuori da ogni contesa iridata, va colta l’opportunità di affrontare e risolvere problemi quali l’affidabilità in primis. Le vetture di Stoccarda non si rompono mai; devono riuscirci allo stesso modo le rosse, senza intaccare le prestazioni, che nel caso del motore sono mirabilmente superiori. Serve imparare a gestire i piloti: fino a quando gli ordini di scuderia riguardavano un quarto posto di screzi veri non se ne sono visti. Da Monza qualche crepa ha cominciato a spuntare. Serve stabilire precise regole d’ingaggio tra due piloti dalle prestazioni globalmente simili, in particolare in gara. Il muretto deve acquisire la freddezza di non impartire un ordine di scuderia, per quanto votato al rispetto dei piani, in un momento sbagliato; Vettel e Leclerc non devono permettersi, nessuna eccezione, di disobbedire ad una chiamata del muretto. Sebastian oggi è stato furbo nel ritardare lo scambio di posizioni fino a renderlo impraticabile, difendendo una posizione che nessuno nega stesse meritando con un gran passo, esattamente come furbo era stato Charles a Monza. La squadra diretta da Binotto sta mostrando di poter recuperare alla grande sul piano tecnico: colga occasioni amare come la corsa di Sochi, perfezionando tutti gli aspetti coinvolti in una gara, e il tanto sospirato mondiale sarà un po’ più vicino.

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