• Luca Ruocco

Il Secondo Carlo(S)


In Ferrari devono chiarire una volta per tutte le gerarchie interne. Nella disgraziata domenica monegasca, ha sbagliato più Sainz o il muretto Ferrari? Sainz deve rispettare gli ordini di scuderia, ricordarsi qual è il suo posto nel Cavallino Rampante.


Sono solamente alcuni dei suggerimenti – chiamiamoli così – inviati a Sainz e alla Ferrari da una moltitudine di voci, spesso molto autorevoli, dopo il mesto Gran Premio di una settimana fa.


Sin dal Bahrein, quando si è capito che la F1-75 avrebbe permesso ai piloti in Rosso di togliersi diverse soddisfazioni, una brezza leggera ha trasportato verso Maranello miriadi di voci, tutte portatrici di una semplice richiesta: stabilire precise gerarchie tra i piloti Ferrari.


Leclerc primo pilota, Sainz secondo. Nessuna discussione, ruoli chiari, strategie impostate di conseguenza e l’assalto al titolo, a quel punto, sarebbe dipeso solamente dalla bontà degli aggiornamenti previsti per la Rossa.


Un ragionamento lineare e alquanto logico, tornato alla ribalta dopo le prime, errate interpretazioni del caos-strategie monegasco; in realtà, nel Principiato Leclerc ha perso la gara per una serie di decisioni errate del tutto indipendenti dalla volontà di Sainz, il quale – tra l’altro – non si è ribellato alla chiamata degli strateghi, rimanendo invece in pista sotto precisa indicazione del proprio ingegnere.


Nonostante il presunto affaire-Carlitos si sia quindi sgonfiato in men che non si dica, la levata di scudi a favore dello sfortunato Charles – comunque avanti 7-0 in qualifica e 3-1 nelle gare terminate da entrambi – rischia di essere soltanto rimandata alla prossima occasione utile, sempre non continui ad aleggiare intorno a Maranello come un’afosa cappa estiva.


Viene quindi da chiedersi quanto avrebbe davvero senso stabilire delle gerarchie precise e inequivocabili, a seguito delle quali Sainz si trasformerebbe nel secondo tra i Carli di Rosso vestiti.


COSA DICE IL PASSATO RECENTE


Per aiutarci nel costruire una risposta che vada oltre il parere personale riguardo ordini di scuderia, annessi e connessi, abbiamo raccolto nella tabella qui sopra qualche interessante statistica.


Nelle ultime sei occasioni in cui un pilota del Cavallino Rampante ha combattuto per il titolo iridato, solo una volta l’impresa è riuscita: parliamo, ovviamente, del miracolo di San Paolo targato Kimi Raikkonen, risalente al 2007.


Paradossalmente (o forse no, capiremo a breve perché), proprio quella stagione vide Felipe Massa collezionare i migliori risultati per un secondo pilota, almeno tra gli esempi considerati. Nel confronto fra compagni di squadra, solamente lo stesso Raikkonen - nel 2018 contro Vettel – mostra un rendimento comparabile. Rendimento che, però, si rivela nettamente peggiore nel computo delle occasioni in cui Kimi terminò una corsa davanti ad Hamilton, il parametro più importante per una suddetta seconda guida.


Nel 2007 Massa tolse una miriade di punti ad Hamilton, finendogli davanti per 6 volte in 17 Gran Premi. Non è un caso che i dati risalenti al 2008 siano molto simili, con Raikkonen altrettanto utile alla causa nel confronto con la McLaren dell’inglese; alla fine di quella stagione, la Ferrari portò a Maranello il titolo Costruttori e Felipe non diventò per un soffio il quarto iridato brasiliano della Storia.


Proprio il rendimento infinitamente peggiore di Massa nel 2010 e nel 2012 fu tra le principali cause delle sconfitte alonsiane, arrivate entrambe all’ultima corsa della stagione. Dopo l’ormai celeberrimo 'Fernando is faster than you', costatogli la vittoria nel GP di Germania 2010, il brasiliano staccò letteralmente la spina, finendo solamente un’altra volta davanti a Vettel al traguardo; gli impietosi dati del 2012 confermano la narrazione, rendendola forse ancor più amara, e certificano come l’aiuto di Felipe fu pressoché nullo. Pareggiare le prestazioni di Alonso in quel periodo sarebbe stato impossibile, ma visto il distacco minimo tra l’asturiano e Vettel a fine campionato, sarebbe bastato un Massa poco più competitivo per rubare qualche punto al tedesco e cambiare il corso degli eventi.


L’aggiunta dei dati riguardanti la scorsa stagione rafforza ulteriormente il concetto: nonostante Bottas abbia concluso positivamente la propria avventura in Mercedes, contribuendo all’ennesimo titolo Costruttori, il non aver praticamente mai rubato punti a Verstappen ha complicato l'avventura di Hamilton, fino ad esporlo alla beffa del finale di Abu Dhabi. Per carità, esistono mille altri motivi per cui Lewis ha perso punti nel 2021, ma è indubbio che vista la competitività della W12, sarebbero bastati due, tre risultati migliori da parte di Bottas e il mondiale avrebbe cambiato direzione.


COME RISOLVERE IL REBUS SAINZ

Chiariamo il discorso: a meno di cataclismi, sarà Charles Leclerc a difendere i colori Ferrari nella lotta al titolo 2022. È la pista ad averlo ampiamente certificato nel primo terzo di stagione, non serve alcuna gerarchia imposta a tavolino. Il risultato, poi, dipenderà anzitutto dalla competitività della vettura, poi dall’affidabilità, poi da pilota e muretto e solo in seguito da eventuali aiuti diretti di Sainz. Proprio come è accaduto a Montecarlo, il ruolo di Carlos avrà un impatto solo marginale sulla missione del monegasco.


Piuttosto, e al di là del campionato Costruttori, lo spagnolo reciterà un ruolo fondamentale nei guadagni indiretti che garantirà al Cavallino Rampante e al suo compagno di squadra.


Per capirci, la triste scena di Zeltweg 2002, con Barrichello privato di una vittoria netta per aiutare Schumacher in un campionato senza storia, non ebbe alcun ruolo in una stagione, appunto, priva di qualunque lotta al vertice. Al contrario, nel 2003 Rubens salvò letteralmente il quinto titolo del Kaiser, vincendo a Silverstone e soprattutto a Suzuka, la peggiore gara in Rosso della carriera di Michael. Senza i trionfi di Rubinho, Raikkonen avrebbe tranquillamente conquistato l’iride.


Certo, con l’avvicinarsi dell’autunno aumenteranno le occasioni nelle quali garantire priorità strategiche a Leclerc; nel finale di stagione potrebbero rendersi necessari veri e propri scambi di posizione. Negarlo sarebbe pura ipocrisia.


Da qui a reclamare che sin da Baku Sainz abbandoni qualunque velleità di vittoria e corra al puro servizio di Leclerc, come in molti speravano fosse retroattivamente accaduto a Montecarlo, rischia di sortire l’effetto opposto. Siamo pronti a scommettere che, con il senno di poi, diversi componenti della Ferrari avrebbero evitato gli eventi di Hockenheim 2010, pur di salvare le prestazioni di Massa.


Se la stagione 2022 continuerà a regalare corse decise per qualche dettaglio e una sostanziale parità tecnica tra Ferrari e Red Bull, avere un Sainz in piena forma, capace di togliere molti punti a Verstappen, potrebbe rivelarsi la chiave della realizzazione di un sogno lungo quindici anni. Perché rischiare la tranquillità di un pilota alla ricerca della prima vittoria in carriera, nel pieno del processo di adattamento alla F1-75, per il gusto di stabilire ferree gerarchie che, forse, verrebbero davvero applicate due o tre volte da qui ad Abu Dhabi?


Meglio lasciare che la pista dia il proprio verdetto, mettendo Carlos nelle migliori condizioni possibili, per sé e per battere Verstappen.


Al resto ci penserà Leclerc, rendendo inutile stabilire un primo e un secondo Carlo(s).


Fonte immagine: Scuderia Ferrari / Twitter

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