• Luca Ruocco

Io, Te e la Safety Car


Jens Mommens / Shutterstock.com

Doveva succedere, prima o poi. Mancava solamente il contatto diretto. Dopo le mezze scelte strategiche che finivano per rallentare l’uno o l’altro, i dispetti in qualifica, i sospetti di favoritismi vari e l’insubordinazione, il crescendo è finalmente giunto al suo culmine: l’eliminazione vicendevole nel corso di un duello. Non esiste nulla di peggio, per due compagni di squadra, nulla che danneggi la scuderia tanto quanto un doppio ritiro. La coppia Vettel-Leclerc ha raggiunto, in Brasile, il punto di non ritorno.


Non si tratta di sensazionalismi, molto semplicemente, ed al di là delle responsabilità del caso, quando due piloti che corrono con gli stessi colori si toccano in questo modo, durante un duello per il quarto posto, la diagnosi è una ed una sola: i due, assieme, non sanno convivere. Potranno continuare a farlo, questo è certo, accadde esattamente lo stesso tra Verstappen e Ricciardo nel 2018, per rimanere su esempi recenti. I due non si colpirono più, ed in qualche caso addirittura collaborarono. Ma il rapporto, dopo il tamponamento di Baku, semplicemente svanì. Se il team lascia liberi i suoi due alfieri di correre, dal momento nel quale s’incrina la fiducia reciproca in merito a scontri ravvicinati, il dado è tratto. Interlagos 2019, in casa Ferrari, sarà ricordata per sempre.


Si tornerà mille, duemila volte sull’episodio, e molto probabilmente tanti addetti ai lavori, più esperti e competenti di chi vi scrive, sapranno individuare al meglio le colpe di Charles o quelle di Seb nel contatto prima di curva 4. Visti i primissimi replay, pur giudicando l’evento come un incidente di gara, senza quindi responsabilità sportivamente “penali”, credo Vettel abbia un po’ perso le staffe una volta subito il – notevole – sorpasso di Leclerc. Conseguentemente, nel tentativo di contrattacco, ha cercato di stringere in maniera maschia lo stesso monegasco, che a sua volta aveva lasciato in rettifilo poco (ma sufficiente) spazio. La sfortuna, e la necessità di Charles di difendere comunque il quarto posto appena agguantato, hanno chiuso il cerchio e fatto sì che lo scarto verso sinistra del numero 5, dolce, continuo ma comunque innegabile, innescasse il patatrac.



E pensare che la lotta tra i due, non fosse stata chiamata una Safety Car decisamente… cautelativa, non avrebbe avuto probabilmente luogo. La corsa sarebbe rimasta scevra di uno dei finali più spettacolari degli ultimi anni, che ha regalato un Albon stratosferico, un Hamilton sorprendentemente falloso (penalizzato dopo la corsa di 5 secondi), un Gasly secondo (!), delle Alfa risorte ed una classifica, al momento della stesura di questo pezzo, ancora ben lontana dall’essere definitiva. Vista la penalità di Lewis, Sainz otterrebbe il 3° posto, non ancora confermato però, dato che lo spagnolo è uno degli indagati per aver aperto il DRS in presenza delle bandiere gialle dovute a Bottas fermo. Insomma, un puro caos condito da sorpassi di pregevole, pregevolissima fattura da parte di diversi piloti, non ultimo il mostruoso vincitore, Max Verstappen. Il che, senza stare ad aprire un ampio discorso, mostra come le piste serie regalino emozioni ancora più grandi: una Safety Car a Sochi ha effetti ben diversi.


Per concludere, è vero che l’intervento della vettura di servizio ha scatenato gli eventi che hanno portato al contatto fratricida tra le rosse. Quanto serve chiedersi, però, è se questo altrimenti non sarebbe avvenuto in futuro. Realisticamente, in quanti credevano davvero che la pace post-Russia fosse reale? Che la stabilità del team, ed il buon rapporto professato anche dagli stessi interessati, avesse serie possibilità di continuare nel tempo? Su questa stessa rubrica, tanto dopo le qualifiche di Singapore quanto dopo quelle di ieri, si era ribadito come la coppia migliore, dal punto di vista del pilotaggio, fosse quella Ferrari. Allo stesso tempo, la chiusura del pezzo Galli ad Orologeria sosteneva come ciò non fosse ideale né riguardo al mantenimento di un clima sereno in squadra, né, soprattutto, ad un eventuale lotta mondiale nel 2020. Sicuramente sia Vettel sia Leclerc, in questo momento, hanno le medesime possibilità di conquistare l’iride nella prossima stagione, se supportati da una monoposto all’altezza. Entrambi svettano sull’altro in campi diversi. Almeno in questo caso, inoltre, ritengo come la squadra non possa essere accusata di immobilismo decisionale. Perché se avesse indicato a Leclerc di rimanere dietro al tedesco, avrebbe sconfessato la linea “liberi di correre” ribadita più volte. Corretta o no la si ritenga, è una scelta lecita e come tale va rispettata. In fondo il primo sorpasso di Leclerc è stato pulito, e la seguente chiusura muscolosa ma mai scorretta. Charles mostrò con Hamilton a Monza, alla Curva Granda, cosa vuol dire davvero chiudere la porta in faccia ad un altro pilota. Se si pensa che il muretto debba congelare le posizioni a parità di gomme, strategia e con i mondiali andati, allora si vogliono gerarchie nette. Un primo ed un secondo pilota. Come si ottiene ciò? Di certo senza ordini in gara. Molto, ma molto più banalmente, mettendo sotto contratto un Bottas di fianco ad un Hamilton, un Barrichello di fianco ad uno Schumacher. Non un Leclerc ed un Vettel.


Il tempo delle scelte è sempre, inesorabilmente più vicino.

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