• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio d'Austria


Marco Canoniero / Shutterstock.com

Il mondiale 2020 inizia con i fuochi d’artificio. Una corsa senza storia, segnata dal dominio di una Mercedes priva di avversari, viene ribaltata dai numerosi problemi di affidabilità e da tre ingressi in pista della Safety Car. Tra sorpassi eccezionali e contatti discutibili, quante delle cinque bandiere a scacchi avrà conquistato ogni pilota?


LEWIS HAMILTON, 4°: 🏁 🏁

Il fine settimana di Lewis in realtà, fino al contatto con Albon, è più che positivo. Domina le prove libere, è vicinissimo a Bottas in qualifica su una pista dove il finlandese ha sempre eccelso, ed in gara recupera velocemente dalla quinta posizione trovandosi a ridosso del compagno prima dei pit-stop. La rimonta è frenata dalle Safety Car e dai timori d’affidabilità Mercedes, anche se superare Bottas sarebbe stato tutto un altro discorso. La storia della corsa lo relega poi a doversi difendere da Albon: la penalità per il contatto è severa ma comprensibile, dato che l’inglese poteva trovare il modo (come Norris con Leclerc) di lasciare più spazio all’esterno. Un campionato tanto breve punirà qualunque errore, anche di un Campione del Mondo.


VALTTERI BOTTAS, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Non ottiene il massimo dei voti semplicemente perché, non fosse stato davanti a Lewis in qualifica, l’uscita di pista del sabato avrebbe potuto costare molto di più. In una gara lineare sarebbe comunque arrivato a podio (la W11 è nettamente superiore a qualunque concorrente, Red Bull compresa, e rischia seriamente di vincere tutte le corse in calendario), ma per battere Hamilton servirà la perfezione. Alla quale, comunque, Valtteri è giunto molto vicino: veloce in qualifica, attento nelle varie ripartenze e consistente in gara. Riuscirà a reggere il ritorno di Re Lewis?


CHARLES LECLERC, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

La migliore corsa della carriera di Leclerc, più incisiva anche di Monza 2019. Al volante di una SF1000 da incubo, largamente peggiore delle più tetre attese, Charles vive tre giorni in crescendo. In difficoltà nelle libere rispetto a Vettel, non sbaglia in qualifica conquistando un settimo posto prezioso (e avvilente, pensando alla pole 2019). In gara l’artista Leclerc dipinge il suo più grande – per ora – capolavoro: si difende egregiamente dagli attacchi di Sainz per metà corsa, mantenendo un passo competitivo senza allontanarsi troppo da Perez e Norris. Si scatena, letteralmente, negli ultimi dieci giri, quando fiutato il podio porta a casa due sorpassi da cineteca su Lando e Sergio, evitando nei giri successivi che le Mercedes scappino troppo lontane. Il secondo posto è integralmente farina del suo sacco.


SEBASTIAN VETTEL, 10°: 🏁

Il fine settimana inizia con polemiche a mezzo stampa che esemplificano, senza tanti fronzoli, il clima pessimo in Scuderia (trovate qui il nostro approfondimento). In prova è complessivamente più veloce di Leclerc, ma al termine del Q2 compie due errori decisivi che lo relegano 11°. Non la peggiore posizione per lottare a centro gruppo vista la scelta libera di gomme (che tristezza!), ma in gara Sebastian non riconosce più la vettura, non si è ancora capito se per problemi d’assetto o rotture. Riesce a controllarla fino a quando, tentando di sfruttare il duello Sainz-Leclerc, non prova un sorpasso impossibile durante il quale compie l’ennesimo testacoda. Purtroppo fatica ancora a mettere una pezza ai problemi della vettura, finendo per amplificarli, e le dichiarazioni del post-gara non sono proprio da lui: almeno il lavoro (egregio) dei meccanici andava rispettato con una parziale assunzione di responsabilità, al posto dell'ironico ‘sono contento di essermi girato una sola volta’.


MAX VERSTAPPEN, DNF: 🏁 🏁 🏁

Sulla corsa di Max non si può dire molto, dato che si ritira a causa di un guasto elettrico dopo solo undici giri. Nel resto del fine settimana esalta una vettura a livello Racing Point in qualifica (meno male che Red Bull doveva giocarsi il titolo!), riuscendo ad emergere al sabato superando l’enorme nervosismo del retrotreno riscontrato nelle libere. La strategia di gomme alternativa non avrebbe comunque sortito alcun effetto nella lotta alle Mercedes, ma è un peccato averlo perso tanto presto. Soprattutto sapendo come poi si è svolta la corsa.


ALEXANDER ALBON, 13°: 🏁 🏁

Non è mai veloce quanto il compagno durante il weekend, rimanendo invischiato a centro gruppo in qualifica. Emerge bene durante le prime fasi di corsa, insediandosi in una terra di nessuno tra i primi e le McLaren. Non ha particolari colpe nel contatto con Hamilton, se non la comprensibile fretta viste le possibilità di vittoria. Globalmente, però, serve avvicinare di più le prestazioni a quelle di Max, altrimenti il tritacarne Red Bull difficilmente potrà risparmiarlo. Indipendentemente dai podi negati da Hamilton.


CARLOS SAINZ, 5°: 🏁 🏁 🏁

Non si trova completamente a suo agio con la vettura per tutto l’evento. Ciò nonostante, porta a termine una corsa attenta e priva di sbavature. Potrebbe essere più cattivo con Leclerc, ma le difese del monegasco costringono spesso l’attaccante a sfiorare il contatto per passare. Lui non se la sente, e desiste anche quando Norris ne rintuzza gli attacchi nel finale. In Austria è stato uomo squadra ed ha ragionato con la vista al campionato: da settimana prossima serve ristabilire le gerarchie anche in termini velocistici.


LANDO NORRIS, 3°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Un fine settimana da lode. Perfetto in qualifica, attento e costante in gara, corre estraendo il massimo dalla monoposto a sua disposizione (che, in fondo, è competitiva almeno quanto la Racing Point e, a Spielberg, più della Ferrari). Quanto davvero sorprende, però, è la trasformazione avvenuta appena fiutata l’occasione del podio. Il sorpasso a Perez è muscolare e senza pietà, mentre l’ultimo giro (più veloce in corsa e imprescindibile per sfruttare la penalità di Hamilton) è un concentrato di talento e concentrazione raro da scovare in un pilota tanto giovane. Podio meritatissimo.


DANIEL RICCIARDO, DNF: 🏁 🏁 🏁

Il clima in Renault, viste le dichiarazioni di Abiteboul dopo l’annuncio della partenza di Daniel, non deve essere dei migliori. Ricciardo, però, smorza le polemiche e i toni, affrontando un fine settimana da gran professionista. Indiscutibilmente superiore rispetto ad Ocon, segue Vettel come un’ombra fino a quando non deve ritirarsi con il cambio bloccato in terza. La vettura giallo-nera ha ancora bisogno di qualche affinamento. Lui no.


ESTEBAN OCON, 8°: 🏁 🏁 🏁

Lui nega, ma è inevitabile che dopo un anno e mezzo di stop un po’ di ruggine sia presente. In prova è molto lontano dalle prestazioni di Ricciardo, ma non entra mai nel pallone e conduce una rimonta lenta ma costante, figlia di una corsa attenta e senza errori. Come tutti gli altri piloti giunti al traguardo è favorito dai ritiri altrui, ma la testa per tornare presto alla massima forma sembra proprio esserci.


PIERRE GASLY, 7°: 🏁 🏁 🏁 🏁

L’Alpha Tauri, priva di aggiornamenti (proprio come Ferrari, e pochi sembrano ricordare delle settimane di lockdown di inizio marzo a cui solo le scuderie italiane furono costrette), finisce in un vero e proprio limbo prestazionale. Lontana (soprattutto in gara) da Racing Point, McLaren, Ferrari e Renault (Ricciardo), ma con un discreto vantaggio su Williams, Haas e Alfa Romeo. Pierre è bravissimo ad evitare di venire risucchiato in lotte nelle retrovie, e conduce una corsa attenta e consistente. Il settimo posto è frutto degli eventi ai piani alti, ma lui lo difende senza apparente sforzo negli ultimi dieci giri. Sempre più convincente, con una menzione d'onore per aver chiesto alla squadra un giro in più prima di ritirarsi quando il surriscaldamento dei freni sembrava irrimediabile. Che coraggio!


DANIIL KVYAT, DNF: 🏁 🏁

Soffre molto più di Gasly la mancata competitività delle (bellissime) vetture bianco-blu. Nel finale comunque lotta per i punti, ma è dietro a Giovinazzi e Vettel quando una foratura alla posteriore sinistra lo lascia a piedi. Bravo a controllare la macchina. Ha tutte le capacità per stare al passo con Gasly: servirà dimostrarlo presto.


SERGIO PEREZ, 6°: 🏁 🏁 🏁

L’estrema competitività della Racing Point, copia della W10 della scorsa stagione, cambia obiettivi e prospettive del team inglese e i suoi piloti. Sergio è iper-competitivo e dopo la prima Safety Car s’insedia al quarto posto grazie ad un’intelligente scelta strategica. Quando però questo diventa il gradino più basso del podio a causa dell’uscita di Albon, il messicano sembra smarrire la proverbiale freddezza. Certamente gli pneumatici consumati non aiutano, ma Leclerc e soprattutto Norris lo colgono troppo di sorpresa. Peccato, da lui proprio non ce lo si aspettava.


LANCE STROLL, DNF: 🏁 🏁

Il miglioramento rispetto alla scorsa stagione, soprattutto in qualifica, è tangibile. In corsa fatica però a tenere il passo di Sainz, il che stride con l’ottimo ritmo di Perez che pressa instancabilmente Norris. Continuerà la crescita settimana prossima raggiungendo prestazioni simili a quelle del messicano?


KIMI RÄIKKÖNEN, DNF: 🏁 🏁

Sbiadito in qualifica, Kimi si risveglia in gara, dove è superiore nel passo a Giovinazzi e riesce miracolosamente a seguire abbastanza da vicino Alpha Tauri e Renault. La monoposto preoccupa, e molto, lui invece di riffa o di raffa emerge sempre. Non ha ovviamente colpe nel pericoloso cedimento che lo estromette dalla corsa. Peccato, perché avrebbe meritato dei punti.


ANTONIO GIOVINAZZI, 9°: 🏁 🏁 🏁

Bravo Antonio! Globalmente la valutazione sarebbe equiparabile a quella di Raikkonen (con le qualifiche al posto della gara), ma gli ultimi dieci giri meritano una menzione d’onore. Il duello con Kvyat e soprattutto Vettel lo vede emergere nono, piazzamento a punti decisamente insperato figlio di una bella battaglia dimenticata dalla regia. Cresce sempre di più, lo merita lui e lo merita l’automobilismo italiano, che non è solo Ferrari.


ROMAIN GROSJEAN, DNF: 🏁 🏁

Meglio di Magnussen in qualifica (per questo non si ferma ad una bandiera), in gara soffre da subito enormi problemi ai freni, che lo portano poi al ritiro nella seconda metà di corsa. Da quando è entrata in Formula 1 la Haas non riesce a risolvere il problema, ed in questa stagione che sembra complessa dal punto di vista prestazionale, evitare stop del genere sarebbe quanto mai fondamentale. Peccato, perché in gara la vettura americana era globalmente superiore alle Alfa, con Magnussen ai limiti della zona punti.


KEVIN MAGNUSSEN, DNF: 🏁 🏁

Si sveglia alla domenica, ed è 11° quando un guasto ai freni (magistralmente affrontato) lo costringe al ritiro. Il passo era ottimo considerando che sin dai primi giri gli viene chiesto di evitare staccate profonde. Nascosto da qualche parte sembra esserci del buono nella VF20: se la squadra riuscirà ad estrarlo, il danese sembra in ottima forma per conquistare punti al più presto.


GEORGE RUSSELL, DNF: 🏁 🏁 🏁

Ormai è una certezza. Qualifica convincente, nella quale sfiora la Q2 di pochi centesimi a causa della mancanza di scie, e gara eccellente fino al ritiro. La Williams nel passo soffre molto più che sul giro secco, ma lui non si scoraggia e sfiora la zona punti. Unico rammarico del weekend? La forma eccezionale di Bottas.


NICOLAS LATIFI, 11°: 🏁

È l’unico, vero esordiente di questo campionato, per altro al volante di una delle vetture peggiori in griglia. Sbatte nelle libere 3, è lontanissimo da Russell in qualunque sessione e naviga perennemente in ultima posizione. Avesse avuto successo nelle formule minori sarebbe più semplice prospettarne una crescita repentina. Non è così, ma nulla vieta ci sorprenda.

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