• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio d'Italia


C’è poco da fare: l’utilizzo… creativo della Safety Car, all’americana per intenderci, regala corse sempre più spettacolari ed imprevedibili. Brasile 2019, Austria 2020 ed ora Monza, dove la natura atipica del tracciato e le mappature uniche si sono unite alla miscela creando un cocktail perfetto. Rivivete assieme alle Bandiere a Scacchi il Gran Premio d’Italia, scoprendo quante delle cinque bandiere avranno conquistato vincitori inattesi, giganti caduti e frustrati cronici…

LEWIS HAMILTON, 7°: 🏁 🏁 🏁 🏁

L’errore a causa del quale perde una corsa dominata, per il quale è responsabile tanto quanto il muretto box, è indiscutibilmente grave. Per il resto del fine settimana però guida in maniera sublime, interpretando lo Stradale – come ormai accade da diversi anni – meglio di chiunque altro. Annichilisce Bottas dimostrando come la W11, seppur in difficoltà nel traffico, permetta di rimontare e limita enormemente i danni in classifica. Non resta che sperare, per la gioia di chi assiste ai GP, che cada in qualche altro momento di distrazione nella passeggiata verso il settimo titolo. Un cucciolo da salvare a bordo pista, una stella cadente alle tre del pomeriggio o una bancarella dei suoi abiti contraffatti appena al di là delle recinzioni: eventi del genere, insomma, altrimenti le vince tutte.


VALTTERI BOTTAS, 5°: 🏁

Sembra che la corsa di Valtteri fosse compromessa ben prima del via a causa di un lungo nei giri di formazione, durante il quale un colpo ai cordoli avrebbe compromesso parzialmente l’assetto della sua W11. Fosse davvero così, le colpe del finlandese finirebbero per ingigantirsi enormemente. Lento al via, nel pallone tra le due di Lesmo ed Ascari, bloccato alle spalle di Ricciardo fino al pit-stop, poi dietro a Norris: un disastro totale che rendeva già di per sé la corsa del numero 77 largamente insufficiente. Se però si butta via la gara addirittura prima del via…


CHARLES LECLERC, DNF: 🏁 🏁 🏁

La SF1000 a Monza non funziona. Si sperava che le caratteristiche del tracciato, comunque diverso da Spa, aiutassero un telaio impresentabile – riguardo il motore le speranze sono ormai perse -, ma evidentemente il basso rake non funziona su una vettura pensata per viaggiare con il posteriore alto. Si limitano i danni in qualifica – Leclerc, pur 13°, non era drammaticamente lontano dal Q3 – mentre in gara la monoposto è inguidabile e le coperture si consumano a ritmi folli. Charles tira fuori gli artigli alla ripartenza dalla Safety Car conquistando il secondo posto virtuale grazie a un sontuoso doppio sorpasso ai danni delle Alfa, ma sarebbe servito a poco dato che il gruppo lo avrebbe inghiottito senza troppi problemi. Per evitare ciò il monegasco spinge troppo, andando oltre i (bassi) limiti della vettura ed innescando uno schianto terrificante in uscita dalla Parabolica. Fortunatamente ne esce illeso, probabilmente consapevole che il suo grave errore ha semplicemente accorciato i tempi del perenne strazio a cui lo obbliga la Ferrari di oggi. Servirebbe una magia, al Mugello…


SEBASTIAN VETTEL, DNF: 🏁 🏁

Il guasto ai freni della SF1000 numero 5 è pericoloso ed ingiustificabile. Una conclusione purtroppo in linea con un fine settimana da incubo per Sebastian: mai al livello di Leclerc, senza alcuna confidenza con la pessima monoposto che si ritrova a guidare e, per finire, invischiato nella farsa al termine del Q1. Riguardo la quale ha di certo poche colpe, se non un pizzico d’impazienza dato che poteva rimanere a debita distanza da Albon e il gruppetto che lo precedeva. Ha classe nel non infierire quanto potrebbe nei confronti della squadra, rispettando il lavoro di meccanici ed ingegneri; trovando un minimo di ritmo e confidenza potrebbe ripagarli anche lui degli sforzi compiuti.


MAX VERSTAPPEN, DNF: 🏁 🏁

Il fine settimana brianzolo di Max ha una serie di connotazioni negative del tutto sorprendenti, almeno considerando la forma dell’olandese e della sua RB16 nelle gare che hanno preceduto l’appuntamento italiano. All’incredulità dovuta a prestazioni scialbe si è unita infatti una certa dose di nervosismo che ha portato a contatti evitabili (con Perez, soprattutto), mentre la preoccupazione per il ritiro dovuto a guai alla Power Unit deve aver fatto il paio con la frustrazione per aver perso - senza appelli - un’enorme occasione di riaprire il mondiale. Hamilton sarebbe rimasto imbattibile, ma uscire dalla corsa al titolo così infastidirebbe chiunque.


ALEXANDER ALBON, 15°: 🏁

Monza si è rivelata alquanto ostica per la Red Bull, scarsamente competitiva al contrario di quanto previsto dai più ottimisti. Quindi veder lottare Albon per pochi punti sarebbe stato del tutto comprensibile. Invece l’anglo-thailandese si è drammaticamente perso, soprattutto in gara. Il contatto al via con Gasly e quello successivo con Grosjean (per il quale è stato punito di cinque secondi) sono simboli perfetti di un pilota drammaticamente sotto pressione; il ritmo successivo, causa danni al fondo piatto, probabilmente ne è diretta conseguenza. Ciò nonostante, rimane inspiegabile vederlo tanto in difficoltà, mentre la luce in fondo al tunnel sembra affievolirsi inesorabilmente.


CARLOS SAINZ, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

La gara di Carlos è la perfetta dimostrazione di quanto agrodolce possa rivelarsi una corsa automobilistica. Il secondo posto era già suo, ben prima della follia successiva alla Safety Car. Perfetto al via, dotato di un ottimo ritmo, Sainz non aveva bisogno di alcun aiuto. Una volta penalizzato Hamilton, però, il primo contendente al gradino più alto del podio doveva essere lui. Purtroppo i sorpassi a Raikkonen e Stroll, oltre a un Gasly eccezionale, hanno aumentato quel tanto che bastava il distacco tra la MCL35 e la AT01 del francese. La rimonta finale dello spagnolo ha tenuto con il fiato sospeso milioni di persone: sarebbe stata sufficiente una sola tornata in più, data la percorrenza magistrale della Parabolica disegnata da Carlos anche in aria sporca, per compiere il sorpasso. In definitiva, però, nessuno potrà cancellare un fine settimana da brividi.


LANDO NORRIS, 4°: 🏁 🏁 🏁

Non sbaglia Lando a rammaricarsi della regola che permettere di cambiare pneumatici durante una bandiera rossa. È un vantaggio certamente esagerato. Al contempo, però, il podio gli è sfuggito principalmente a causa di un ritmo ben peggiore rispetto a quello di Sainz, tra l'altro nell’arco dell’intero fine settimana. Nessun fraintendimento, l’inglese si è dimostrato più che competitivo e capace di conquistare un bottino di punti non indifferente; allo stesso tempo, però, da quando Carlos ha montato la seconda Power Unit Lando non sembra più sapersi inserire davanti al compagno di squadra, soprattutto in quanto a prestazione pura. Al Mugello cambierà qualcosa?


DANIEL RICCIARDO, 6°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Chiunque si ostini a pensare che il primo e il terzo settore di Spa siano un’indicazione netta dello stato di forma di una monoposto a Monza – esattamente come accade con il tratto finale di Barcellona per Monaco – rischia di prendere una significativa cantonata. La RS20 ne è perfetto esempio: in Brianza le Renault si sono dimostrate complessivamente peggiori di McLaren e Racing Point, ben lontane tra le Ardenne. Ricciardo ha dovuto così ammirare da lontano l’ennesimo podio sfuggito in condizioni anomale, nonostante una corsa attenta e senza sbavature. Serve sperare in una soddisfazione stile podio prima della fine della stagione, capace di oscurare la lista sempre più lunga di sliding doors che contraddistingue il matrimonio tra Daniel e la Casa francese.


ESTEBAN OCON, 8°: 🏁

Del comportamento ingiustificabile in qualifica abbiamo già parlato qui, nonostante Esteban si ritenga del tutto estraneo a qualunque scorrettezza avvenuta al termine del Q1. In gara il francese parte bene insediandosi dietro a Ricciardo e Bottas, e grosso modo termina la gara in quella posizione, non fosse per la rimonta di Hamilton che lo salta (comprensibilmente) come un birillo. Insomma, la corsa di Ocon è attenta e consistente. Quanto invece ha dell’incredibile è la sfuriata dopo il traguardo via radio, del tutto irrispettosa verso un muretto che ha la colpa di non aver sbagliato alcuna chiamata, il che non ha prodotto colpi di fortuna come accaduto per Gasly. Che sia forse la vittoria dell’odiato connazionale ad aver sballato Esteban?


PIERRE GASLY, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

La corsa di Pierre ha un potere eccezionale: ricordare a chiunque la guardasse perché il motorismo è magico, speciale, esaltante. Perché valga la pena di seguire corse noiose, il cui risultato sembra già scritto. Soprattutto è un invito a credere sempre nei propri sogni, qualunque ostacolo finisca per farli sembrare più lontani. Valutare la prima metà di corsa anonima è poco utile, così come chiunque avrà notato uno scatto magnifico al secondo via ed una gestione magistrale di mente, gomme e carburante durante i chilometri finali. Complimenti Pierre, sei entrato nella Storia.


DANIIL KVYAT, 9°: 🏁 🏁

Il viso di Daniil dopo la gara, nonostante la mascherina, dice più di mille parole. Gasly ha vinto la corsa anche grazie ad una chiamata discutibile prima dell’entrata in pista della Safety Car. Lui, forte di una strategia alternativa (Hard-Soft), è probabilmente il pilota che più ha pagato le due interruzioni della corsa. Al contempo, però, la vittoria di Pierre rende ancora più complessa la sua posizione, dato che per tutto il fine settimana il francese lo ha surclassato in quanto a velocità pura. Il volante dell’Alpha Tauri comincia a scivolar via dalle mani del russo, ed afferrarlo nuovamente sembra sempre più un’impresa impossibile.


SERGIO PEREZ, 10°: 🏁 🏁 🏁

Una prestazione più che sufficiente, soprattutto guardando al fine settimana nella sua interezza, penalizzata principalmente dagli episodi. Sergio interpreta ottimamente una RP20 nuovamente competitiva conquistando la seconda fila in qualifica, per poi correre la prima porzione di gara mantenendo senza problemi il ritmo di Bottas, Ricciardo e Norris. Perde due posizioni in pit-lane durante la Safety-Car e un contatto con Verstappen alla ripartenza pregiudica la possibilità di raccogliere punti pesanti; un vero peccato per uno specialista dei podi pazzi.


LANCE STROLL, 3°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Non si può non valorizzare la prestazione di un pilota che giunge sul podio – il primo stagionale per la scuderia – al volante di una Racing Point. Allo stesso tempo, però, Lance è letteralmente baciato dalla fortuna a Monza; a stento nei primi dieci prima dei pit-stop, si ritrova virtualmente primo dopo la bandiera rossa. Riparte male complice lo sporco – sicuramente aumentato rispetto al primo via -, ma la posizione persa su Sainz impedisce di giocarsi qualsivoglia chance di vittoria. Il che rende molto meno ampio il suo sorriso sotto al podio.


KIMI RÄIKKÖNEN, 13°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Kimi è commovente. Fa niente se da 2° precipita 13° a causa di gomme ormai alla frutta e un motore in debito di cavalli. La realtà è che lui e la squadra decidono di giocarsi il tutto per tutto con le gomme Soft alla ripartenza, rischiando il colpaccio e diversi punti. La scommessa non paga ma Kimi, nettamente il migliore dei piloti Ferrari, per qualche giro fa letteralmente sognare gli alfisti di tutto il mondo. Avrebbe meritato anche un solo, misero punticino.


ANTONIO GIOVINAZZI, 16°: 🏁 🏁

L’errore di Antonio e del muretto Alfa Romeo è ben più grave rispetto a quello di Hamilton, dato che una decina abbondante di piloti davanti a Giovinazzi ha evitato la trappola della pit-lane chiusa. La sua corsa è inevitabilmente compromessa dall’errore, e l’ultimo posto non rispecchia il reale potenziale del pugliese. Purtroppo, però, nettamente inferiore rispetto a Raikkonen, a cavallo dell’intero fine settimana. Non ci voleva, soprattutto dopo due corse in F2 che sembrano aver definitivamente sbloccato il potenziale di Mick Schumacher.


ROMAIN GROSJEAN, 12°: 🏁 🏁

Una volta perse alcune componenti aerodinamiche nel contatto con Albon al secondo giro, Romain fatica enormemente, più di quanto preventivato vista la vettura – ed il motore – in netta difficoltà a Monza. La realtà è che la VF20 non riesce neanche a sfruttare corse folli per giungere a punti – a parte in Ungheria -, il che deve davvero ferire un team capace, solo due anni fa, di giocarsi la vittoria in circostanze del genere. E con lui Romain.


KEVIN MAGNUSSEN, DNF: 🏁 🏁 🏁

Conquista il Q2 in qualifica e mostra un buon passo in gara, nonostante qualche danno anche per lui nel sempre concitato primo passaggio alla Prima Variante. La rottura preclude qualunque risultato e rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per la galassia Ferrari. Al contempo, però, innesca la miccia di una corsa letteralmente folle, per la quale il danese merita una piccolissima – e del tutto involontaria – parte di merito.


GEORGE RUSSELL, 14°: 🏁 🏁

Nell’ultimo fine settimana come Team Principal per Claire Williams, il pupillo George complessivamente delude. In qualifica precede Latifi di poco più di un decimo, mentre in corsa fatica enormemente sin dal primo giro, mentre il compagno di squadra sfiora la zona punti. L’anno scorso si impegnava per tenere alto il morale, quest’anno mostra qualche insofferenza in più quando le prestazioni non sono sufficienti a lottare con Alfa e Haas. Ovvero molto, molto raramente. Saranno le scarse prestazioni di Bottas ad innervosirlo?


NICOLAS LATIFI, 11°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Avrebbe meritato di regalare a Claire Williams l’ultimo punto della sua lunga – e sofferente – gestione. Sembra quasi umile nel modo in cui affronta i fine settimana: calmo, in crescita dal venerdì per poi mostrare il meglio alla domenica. A volte significa restare indietro, altre sfiorare la zona punti con la monoposto nettamente meno veloce in pista. Ha compreso come mettere in difficoltà un talento puro come Russell, e questo gli rende molto, molto onore.

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