• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio d'Ungheria


Dominio. Netto, totale, imbarazzante. Il Gran Premio d’Ungheria spegne definitivamente qualunque barlume di speranza rispetto ad un mondiale 2020 combattuto, se mai ne fossero rimasti. La corsa magiara, a tratti soporifera, ha comunque regalato qualche spunto di riflessione: scopriteli con le bandiere a scacchi!


LEWIS HAMILTON, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Si potrebbe tranquillamente copiare ed incollare la valutazione della scorsa settimana. Le cinque bandiere su cinque sono scontate, esattamente come sta iniziando ad apparire il suo mortificante dominio. Senza rivali in qualifica, perfetto in partenza nonostante l’umido, scappato via in poche tornate ed in gestione per l’intera corsa. Il giro veloce all’ultima tornata, dopo un pit-stop stile pausa agostana in autogrill, è semplicemente demoralizzante. Per tutti gli altri. Fenomenale.


VALTTERI BOTTAS, 3°: 🏁 🏁

Prima dell’inizio della stagione, in tanti credevano – a ragione – che l’unica, concreta possibilità per Valtteri di giocarsi il titolo iridato fosse entrare nella testa di Hamilton. Metterlo in difficoltà psicologicamente. È accaduto l’esatto contrario in Ungheria. Ritrovarsi secondo in qualifica dopo un giro perfetto deve aver mandato in tilt il povero finlandese: partenza pessima e semi-anticipata a rischio penalità, difficoltà nel superare Leclerc nonostante un vantaggio abissale e troppi giri percorsi in coda a Stroll. Insomma, il terzo posto finale a pochi decimi da Verstappen sembrerebbe un miracolo, in realtà con la W11 tra le mani è ben sotto il minimo sindacale.


CHARLES LECLERC, 11°: 🏁 🏁 🏁

In qualifica mette assieme un buon giro sfiorando il tempo di Vettel nonostante qualche difficoltà nel prendere confidenza con la vettura. In gara parte bene, è attento e la chiamata per montare gomme slick arriva al momento adatto. Peccato che Charles non abbia l’esperienza per opporsi alla tragica scelta delle Soft (in realtà non del tutto folle senza il senno di poi, visto il rischio di pioggia e le condizioni umide). La monoposto, appena calzate gomme senza intagli, rivela una totale mancanza di bilanciamento, esattamente il contrario di quanto accaduto a Red Bull tra qualifiche e gara. La SF1000, oltre che lenta, funziona evidentemente solo in finestre ristrette e complesse da individuare. Leclerc rende il calvario a tratti sopportabile con difese leonine, ma le Hard montate troppo presto cedono in fretta relegandolo fuori dai punti. La Ferrari lo ha scelto per il futuro: se lui davvero crede nella Rossa, è arrivato il momento di sfoggiare una pazienza infinita e preparare i vestiti da Mosè. Ce ne sarà bisogno.


SEBASTIAN VETTEL, 6°: 🏁 🏁 🏁 🏁

La gara di Sebastian, oltre che un ottimo spot per il suo futuro, racchiude in settanta giri la follia del momento Ferrari. Partito bene, corregge il muretto ordinando di montare le gomme Medie ma perde una posizione su Perez (poi finito lungo e di nuovo sorpassato) e secondi preziosi perché bloccato dal sopraggiungere di altre vetture in pit-lane. È facile giudicare dopo, ma c’era tutto lo spazio per un’uscita sicura, a meno che non si viva terrorizzati dal perdere il posto di lavoro. Rimane bloccato nel trenino Leclerc per diversi giri, ma una volta liberatosi mostra buon passo ed un’ottima scelta strategica gli serve su un piatto d'argento il quinto posto. Lo perde a causa di un lungo in frenata dovuto stavolta a gomme letteralmente sulle tele. E pensare che il passo gara doveva essere l’arma in più del Cavallino Rampante…


MAX VERSTAPPEN, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Rischia di non prendere parte alla corsa a causa di un errore… insolito. I suoi meccanici (che meritano almeno la stessa quantità di bandiere) compiono una riparazione miracolosa. Lui li ripaga con una gara altrettanto paranormale. Sicuramente la RB16 con il pieno di carburante è meno complessa da portare al limite, e ritrova almeno parzialmente un passo accettabile, ma lui la esalta con una partenza perfetta, dei giri magistrali sulle intermedie e, rientrato davanti alle Haas, una costanza invidiabile sia su Medium che su Hard. Non batte ciglio quando Bottas recupera nel finale, ed è solo grazie a lui se rimane interessante seguire la corsa dei primi. Una manna dal cielo.


ALEXANDER ALBON, 5°: 🏁 🏁 🏁

In crisi in qualifica, sembra patire le voci di un avvicinamento di Vettel alla galassia Red Bull, che non devono aiutare quando si è chiamati all’impresa di trovare un giro pulito con una vettura incredibilmente nervosa. In gara in realtà ottiene il massimo, anche se grazie al lungo di Vettel, e mostra a sprazzi un passo convincente. Silverstone sarà importantissima, soprattutto nella corsa al sedile 2021: è giovane, sicuramente preferito da Verstappen e ottimo commercialmente. Serve solo estrarre un pelo di potenziale in più.


CARLOS SAINZ, 9°: 🏁 🏁 🏁

Ancora alle spalle di Norris in qualifica (seppur di pochissimo), parte benissimo e sembra destinato a raccogliere punti pesanti. In realtà, dopo esser rimasto imbottigliato ai box, fatica nel passo rispetto a Vettel, Ricciardo e le Racing Point. Dopo il secondo stop si mette a caccia di Leclerc, e sebbene sia cauto e in leggera difficoltà davanti alle difese coraggiose del monegasco, alla fine mostra i muscoli e conquista la zona punti. Equilibrato, in attesa di piste più favorevoli alla MCL35.


LANDO NORRIS, 13°: 🏁 🏁 🏁

Paga cara la partenza a rilento, perdendo ancora più tempo di Sainz al pit-stop per montare gomme slick. Bloccato dietro a Ocon in una mesta 14° piazza, regala qualche sussulto grazie ad un'ottima difesa su Leclerc (aiutato dalla pochezza della SF1000) per poi finire di nuovo fuori dai radar, incapace di raggiungere la zona punti. Conquista una bandiera in più per la foto che vedete sotto. Le voci del paddock riportano diversi meccanici a naso storto per il continuo volare a casa tra i GP di diversi piloti: lui, multimilionario al di là della Formula 1, si comporta così. Non serve aggiungere altro.


DANIEL RICCIARDO, 8°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Eccezionale nell’allungare la vita delle coperture a banda gialla montate al primo stop, Daniel conquista il massimo consentitogli da una RS20 al di sotto delle aspettative. Ritmo concreto, nessun errore, attento e preciso. Il talento è a livelli altissimi, e con la Power Unit Mercedes dietro le spalle dal 2021…


ESTEBAN OCON, 14°: 🏁 🏁

Si ritrova più o meno nella stessa situazione di Norris, anche se il fine settimana, prima della domenica, era stato probabilmente più complesso del previsto. Rispetto alla corsa in Stiria sembra aver nuovamente perso terreno nei confronti di Ricciardo: c’è tempo per migliorare, e il problema più grande della Renault non è sicuramente Esteban. Da lui però ci si aspetta tantissimo.


PIERRE GASLY, DNF: 🏁 🏁 🏁

Bersagliato da continue rotture per l’intero weekend, Pierre non si arrende alle bizze della Power Unit Honda e artiglia un decimo posto miracoloso in qualifica. La corsa sembrerebbe promettere bene, anche se perde posizioni a causa della strategia, ma finisce al 15° giro quando rientra ai box avvolto da un fumo biancastro che poco sembra aver a che fare con il cambio (causa ufficiale del ritiro). Avrebbe meritato molto di più.


DANIIL KVYAT, 12°: 🏁 🏁

Fuori in Q1, mai a suo agio con la AT01, suggerisce ai box di montare le slick durante il giro di formazione. Non viene ascoltato e perde l’occasione di precedere Grosjean, anche se in realtà una volta cambiate gomme alla fine del primo giro fatica di più delle vetture italo-americane. Per il resto della corsa viaggia in una terra di nessuno tra Leclerc e Ocon, rimanendo lontano da qualunque possibilità di punti e dal passo di Magnussen, in Austria agevolmente battuto. Alpha Tauri, prima di lui, è chiamata a migliorarsi in fretta.


SERGIO PEREZ, 7°: 🏁 🏁

Soffre di dolori al collo che ne pregiudicano un fine settimana sereno. Allo stesso tempo, però, ha sempre dimostrato di essere capace di superare le avversità alla grande, mentre a Budapest è globalmente inferiore a Stroll. L’errore a gomme fredde a causa del quale perde la posizione su Vettel è sì comprensibile, ma gli preclude la possibilità di lottare per un quinto posto ampiamente raggiungibile. Tornerà sicuramente in forma a Silverstone.


LANCE STROLL, 4°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Finalmente artefice di una qualifica pulita e convincente, Lance surclassa Perez per tutto il fine settimana. In partenza è attento ed efficace, e seppur finisca per perdere nel corso della gara la posizione su Bottas e Verstappen, in realtà ottiene quasi il massimo, con la sola pecca di essere rimasto troppo tempo bloccato alle spalle di Magnussen. Si è accesso il Diesel Stroll o l’Hungaroring rimarrà un fuoco di paglia?


KIMI RÄIKKÖNEN, 15°: 🏁 🏁 🏁

Kimi è una garanzia. Nonostante una C39 pessima in qualifica, in gara finisce per sopravanzare le Williams (Russell partiva 12°, lui 20°), surclassa Giovinazzi e, grazie alla penalità del francese, finisce addirittura davanti a Grosjean. Lui c’è, sempre, e dovesse ritirarsi mancherà a chiunque apprezzi assistere ad una lezione di guida a cadenza settimanale.


ANTONIO GIOVINAZZI, 17°: 🏁

L’unico raggio di sole è la qualifica. Per il resto Antonio fatica tantissimo in corsa, finendo davanti alle sole Williams staccatissimo da Raikkonen. Il GP d’Austria, ormai, sembra un ricordo lontano e sbiadito. Dov’è il pilota che ammaliava le folle in GP2? Forza Antonio!


ROMAIN GROSJEAN, 16°: 🏁 🏁

Beneficia di una chiamata magistrale del team ma non è mai al livello di Magnussen, sia in gara che – sorprendentemente – in qualifica. Perde definitivamente ritmo una volta staccatasi qualche appendice aerodinamica nel contatto con Albon. Nelle interviste del giovedì ha ammesso di ritrovarsi spesso a ragionare riguardo le proprie priorità, avendo scoperto il piacere di vivere in famiglia durante il lockdown. Che il suo tempo in F1, spesso dipinto molto peggio di quanto meriti, si stia avviando verso la conclusione?


KEVIN MAGNUSSEN, 10°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Una penalità assurda (comminata anche a Grosjean) lo priva di un nono posto epico. Possiamo – nonostante si fatichi – comprendere la ratio che porta a vietare comunicazioni tra pilota e muretto, a meno di avvisi in merito alla sicurezza, durante il giro di formazione. C’è della logica nel voler mettere alla prova in vista della partenza, senza indicazioni riguardo a come scaldare gli pneumatici, i venti piloti migliori al mondo. Ma perché estendere la norma alle chiamate ai box? Perché castrare colpi di genio del genere a meno che non provengano dal pilota? C’è già la regola del parco chiuso, non complichiamoci ulteriormente la vita. Per il resto, la corsa di Kevin è eccezionale. In ogni dettaglio, dalla gestione delle slick sul bagnato fino al passo gara, ben oltre le possibilità della monoposto. Bravo!


GEORGE RUSSELL, 18°: 🏁 🏁

Magistrale in qualifica, data la perfezione con la quale sfrutta un motore Mercedes avanti anni luce, in gara crolla tanto quanto la propria vettura. Parte malissimo e, perso il contatto con il centro gruppo, paga l’inesorabile mancanza di passo della FW43. Quando in corsa la monoposto mostrerà gli stessi miglioramenti che in qualifica, potrà ottenere qualcosa in più, a patto di diminuire la quantità di errori.


NICOLAS LATIFI, 19°: 🏁 🏁

Buona prestazione in qualifica, ottima partenza sul bagnato. Il team lo spedisce contro Sainz all’uscita del primo pit e lui si tocca al tornantino con le vetture che sopraggiungono, in un contatto sfortunato soprattutto negli esiti (foratura per Nicolas stesso). Da lì la corsa è compromessa, anche se errori come il testacoda a metà gara (causato dalle ruote sull’erba) sono distrazioni che possono costare carissimo. Progredisce. Piano, ma progredisce.

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