• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio del Belgio


In Italia non si fa che parlare del disastro Ferrari. Eppure a Spa-Francorchamps un Gran Premio si è corso, anche se è comprensibile che in pochi ne tengano conto. Perché il dominio incontrastato delle W11 comincia davvero ad annoiare, ed anche prestazioni esaltanti a centro gruppo non hanno coinciso, se non per qualche episodio, con duelli spettacolari e sorpassi mozzafiato. Quante bandiere a scacchi delle cinque disponibili avranno conquistato i protagonisti della gara belga?


LEWIS HAMILTON, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

La sua bandiera del Gran Premio di Spagna terminava così: ‘giù il cappello. Alla Niki’. Non cambia il voto, non cambia il giudizio e non servirebbe neanche cambiare la chiosa. Semplicemente perfetto. Perché è vero, il vantaggio della W11 è imbarazzante, ma Lewis è in un vero e proprio momento di grazia. Mezzo secondo in qualifica al compagno grazie ad un giro senza la minima sbavatura, una partenza da manuale (aiutato dalla scarsa furbizia di Bottas), gestione esemplare di Safety Car e consumo coperture. Merita pienamente il settimo titolo, anche perché ormai è solo una questione aritmetica.


VALTTERI BOTTAS, 2°: 🏁 🏁

Stavolta Valtteri non ha scuse. Se il campionato è definitivamente da considerarsi archiviato dopo Spa, il principale colpevole non può che essere lui. Secondo tanto nella classifica finale quanto nelle gerarchie (meritocratiche e di squadra). Partire dalla casella d'onore in Belgio è quasi un regalo, ed Hamilton dalla pole applica sempre la stessa strategia – l’unica che dia qualche chance di difendersi, a dire il vero -: stringere all’esterno l’avversario a La Source, rallentare prima di Eau Rouge per sporcare l’aria all’avversario e poi lanciarsi verso la salita del Kemmel sperando che questi abbia perso la scia. Vettel ci cascò due volte nel 2017, ma nel 2018 imparò la lezione e sverniciò letteralmente l’avversario. Bastava studiare le partenze degli anni precedenti, invece Valtteri ha finito per rischiare di perdere il secondo posto e, malinconicamente, ha definitivamente salutato il titolo.


CHARLES LECLERC, 14°: 🏁 🏁 🏁

Mostra un impegno assoluto nel portare a termine una corsa disastrosa, tra l’altro per colpe interamente estranee a Charles stesso. Estrae ogni goccia di competitività in qualifica, si inventa un primo giro al limite del concepibile ma poi, inesorabilmente, perde posizioni. La scarsa affidabilità costringe a ricaricare il sistema pneumatico durante i pit-stop e così non può neanche lontanamente lottare per i punti, ma sarebbe stata un’impresa pressoché impossibile. Non ha l’età né l’esperienza per farlo, ma è chiamato a rappresentare un faro durante la tempesta Rossa. Dovesse riuscirci, sarebbe la vittoria più importante della sua ancora giovane carriera.


SEBASTIAN VETTEL, 13°: 🏁 🏁 🏁

Merita anche lui una sufficienza piena. Come Leclerc non ha colpe nel disastro Rosso anzi, contribuisce a salvare la baracca. Non si può però non segnalare come risulti complessivamente meno veloce del pilota numero 16 per tutto il fine settimana e come, ancora una volta, inveisca abbastanza inutilmente in radio. Va bene non fidarsi del muretto, questo è acclarato, ma la situazione comincia ad assumere i contorni di un teatrino alquanto stucchevole.


MAX VERSTAPPEN, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Le valutazioni di Max vanno ormai a braccetto con quelle di Hamilton. Non vincerà gare ma è comunque impressionante quanto – se non di più – il campione inglese: veloce, preciso, infallibile. Di un’altra categoria. Si qualifica a pochissimo da Bottas, non riesce per un pelo a sorpassarlo sul Kemmel in partenza e poi conduce una gara noiosissima e in totale controllo. Anche nel finale. Ma se corre in solitaria è solo grazie all’immenso talento coltivato, maturato e da qualche tempo lasciato esplodere.


ALEXANDER ALBON, 6°: 🏁 🏁 🏁

Fine settimana positivo o fine settimana negativo? In fondo con Alex si ritorna sempre alla stessa domanda. La cui risposta, anche in Belgio, non può che avere due facce. Il thailandese rimane infatti lontanissimo da Verstappen e, partendo 5°, probabilmente il quarto posto (suo obiettivo massimo) stavolta era davvero raggiungibile. Eppure, nonostante il crollo degli pneumatici nel finale, Alex mostra importanti miglioramenti in qualifica, vero tallone d’Achille dei precedenti appuntamenti. Insomma, serve solo incastrare tutte le tessere del puzzle.


CARLOS SAINZ, DNS: 🏁 🏁 🏁

Lo spagnolo in Belgio si esibisce – del tutto incolpevolmente – in una vera e propria performance d’altri tempi: non scattare neanche dalla griglia di partenza a causa di una rottura. Carlos è doppiamente sfortunato, dato che non solo viene tradito da un motore giovanissimo, ma salta per l’ennesima volta la corsa sul suo circuito preferito dopo aver ottenuto un coriaceo 7° posto in qualifica. Peccato, davvero.


LANDO NORRIS, 7°: 🏁 🏁 🏁

Un giro in più e avrebbe agguantato un sesto posto al di là di qualunque immaginazione dopo la partenza. Eppure Lando, precipitato 11°, si rimbocca le maniche, imposta un passo competitivo e, supportato da una strategia attenta, si sbarazza pian piano di quasi tutti gli avversari, arrivando nel finale ad incalzare una Red Bull. Intelligenza, velocità e consistenza: serviranno tutte e tre contro Ricciardo…


DANIEL RICCIARDO, 4°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Mostruoso. Daniel a Spa dimostra perché debba entrare, di diritto, tra i quattro piloti più forti al mondo. Appena fiuta il profumo di un grande risultato (come a Monza l’anno scorso o a Silverstone 1 nel 2020), Ricciardo si esalta e va ben oltre l’altissimo livello medio al quale ha abituato la scuderia di Enstone. Perfetto in qualifica, perfetto in gara: di più non gli si può chiedere. Chissà se non rimpiangerà l'abbandonare una squadra che dopo anni complicatissimi, e grazie ad un lavoro serio, calmo e paziente, finalmente comincia a dimostrare seri progressi.


ESTEBAN OCON, 5°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Non è mai al livello di Ricciardo ma non si lascia sfuggire un’occasione unica, sfruttando quasi al meglio il potenziale – elevato – della Giallona a Spa. In realtà nel primo stint regge bene il passo del ben più blasonato compagno di squadra, mentre le difficoltà sopraggiungono una volta incontrato il traffico delle monoposto su strategie alternative. Fatica infatti a disfarsene velocemente e non sembra ancora aver riacquistato completamente fiducia nell’affondare la staccata. In fondo, però, siamo solo alla settima corsa dopo diciotto mesi di stop.


PIERRE GASLY, 8°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Probabilmente paga la scelta di rimanere in pista durante la Safety Car, ma in generale né lui né il muretto hanno colpe eccessive: quando si scatta con gomma Hard (azzardo che stava pagando), l’entrata in pista della vettura di servizio è la peggiore delle sorprese. Pierre però sembra portare al limite per tutto il fine settimana una vettura sì veloce, sì ben bilanciata ma mai al livello di McLaren e Renault. Insomma, ottiene il massimo in un fine settimana emotivamente difficilissimo. Anthoine si sarebbe sicuramente complimentato con l’amico, togliendosi il cappello davanti al sorpasso da urlo nei confronti di Perez ad Eau Rouge.


DANIIL KVYAT, 11°: 🏁 🏁

Il rischio è che Daniil si abboni a queste posizioni sotto la bandiera a scacchi. O meglio, il vero rischio è che la percezione sia questa, e fossimo in lui tenteremmo in ogni modo di non correrlo vista la forma di Tsunoda in Formula 2 (in realtà siamo sicuri la volontà non manchi). Probabilmente l’Alpha Tauri non vale molto di più, ma il confronto con Gasly a Spa è stato impietoso, più in gara che in qualifica. Aiuterà la semi-aria di casa di Monza?


SERGIO PEREZ, 10°: 🏁 🏁

Al di là del disastro Ferrari, la più grande delusione del Gran Premio del Belgio è senza dubbio la Racing Point. Dubitiamo seriamente che la spinta propulsiva della W10 si sia già esaurita (anche se la mancanza di aggiornamenti non aiuta, avrà pur qualche difetto utilizzare un progetto altrui), ma è indubbio che la scuderia rosa abbia faticato a mettere assieme l’intero fine settimana. Lontana la Renault, lontana la McLaren (con il passare dei giri), Perez non indovina neanche una gestione delle coperture strabiliante e conclude mesto decimo. A Monza sarà diverso o dell’antica Jordan si è davvero persa ogni traccia?


LANCE STROLL, 9°: 🏁 🏁

La valutazione del fine settimana di Lance è molto simile a quella del compagno, essendo irrimediabilmente influenzata dal sorprendente – in negativo – stato di forma della monoposto. Il canadese finisce davanti a Perez solo grazie alla strategia – compie il pit-stop, a differenza del compagno, durante il periodo di Safety Car –, pur conducendo una corsa attenta e senza sbavature. In attesa di tempi migliori.


KIMI RÄIKKÖNEN, 12°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il Re di Spa non si smentisce. A ridosso delle Ferrari in qualifica, se ne sbarazza in gara e termina la corsa vicinissimo a Kvyat, che non riesce a sorpassare solo a causa di un motore oggettivamente in difficoltà. Eppure mostra un passo straordinario (per altro peggiorato dall’aria perennemente sporca) che meriterebbe senza ombra di dubbio dei punticini di premio. Fossimo in Vasseur faremmo carte false per convincerlo a continuare nel 2021.


ANTONIO GIOVINAZZI, DNF: 🏁

Il sabato di Antonio non è del tutto negativo, visto il distacco contenuto nei confronti di Raikkonen. In gara scatta bene – ormai è un marchio di fabbrica – ma come l’anno scorso conclude a muro il fine settimana belga. Se nel 2019 l’errore fu di distrazione, e vanificò una corsa eccezionale, quest’anno arriva nei primi giri di una gara ancora tutta da scrivere. Purtroppo, inoltre, è da matita blu. Fortunatamente esce illeso dalla carambola. Forza Antonio, ti aspettano due corse di fila in Italia!


ROMAIN GROSJEAN, 15°: 🏁 🏁 🏁

Corre globalmente meglio di Magnussen per l’intero fine settimana, una tre giorni difficilissima per la scuderia statunitense. Riesce anche a fermare la ‘rimonta’ di Leclerc per diversi giri, salvo arrendersi all’ultima tornata dopo un lungo a La Source. Spa non è di certo il luogo migliore per la VF20, ma lui finalmente sembra capace di un timidissimo tentativo di riscatto dopo una stagione sin qui complicatissima. In attesa di piste che meglio si sposino alla sua Haas.


KEVIN MAGNUSSEN, 17°: 🏁 🏁

La perdita quasi integrale delle prove di venerdì sicuramente non aiuta. Rispetto a Grosjean, però, stavolta Kevin sembra spento, smarrito. Tanto in qualifica quanto in gara. Serve riprendersi da subito, soprattutto considerando quanto il suo sedile possa far gola ai vari Hülkenberg, Perez & Co.


GEORGE RUSSELL, DNF: 🏁 🏁

I riflessi e la freddezza che mostra quando si vede arrivare addosso la ruota posteriore sinistra dell’Alfa di Giovinazzi certificano, se mai ce ne fosse bisogno, quanto questi venti ragazzi abbiano tutti, nessuno escluso, abilità fuori dal comune. Per il resto è sfortunato nel concludere anzitempo una corsa dove poteva ottenere un buon risultato, anche se ancora una volta vanifica in partenza una qualifica eccellente. Serve lavorarci su, perché più in alto si scatta in griglia, più posizioni si possono perdere al primo giro.


NICOLAS LATIFI, 16°: 🏁 🏁 🏁

Il fatto che recuperi tredici dei sedici secondi che lo separano da Leclerc dopo il pit-stop è molto, molto preoccupante per la Ferrari ma certifica un canadese sempre più in crescita. Attento in gara, paga una qualifica difficile e una vettura ancora lontana dalla zona punti, ma relativamente al mezzo a disposizione le sue prestazioni pian piano migliorano. Sorprendendo anche i più scettici, come chi scrive. Bravo!

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