• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio del Giappone


SpazGenev / Shutterstock.com

Il tifone Hagibis rivoluziona il programma del fine settimana nipponico, rendendo necessario condensare qualifiche e gara nella stessa giornata di domenica. Se le prime vedono inaspettatamente le Ferrari conquistare tutta la prima fila, la partenza disastrosa delle rosse dà una grande mano a Bottas nel conquistare la corsa. Grazie al punto del giro più veloce di Hamilton, la Mercedes conquista il sesto titolo mondiale Costruttori consecutivo, mentre sono diversi gli spunti interessanti a centro gruppo. Scopriamo allora quante delle 5 bandiere a scacchi hanno conquistato i piloti a Suzuka.


LEWIS HAMILTON, 3°: 🏁 🏁 🏁

Lewis ha sempre dichiarato di amare particolarmente il tracciato nipponico, come del resto gran parte dei suoi colleghi. Al contempo però, tranne nelle ultime due stagioni, non è mai riuscito ad esaltarsi tra le curve di Suzuka come gli riesce a Silverstone, finendo per soffrire Button in McLaren e Rosberg in Mercedes, con il secondo che lo ha sempre battuto in qualifica nell'era ibrida. Impresa riuscita a Bottas quest’anno, oggettivamente più incisivo di Lewis per tutta la domenica, qualifiche comprese. In gara la proverbiale gentilezza nel gestire gli pneumatici dell’inglese potrebbe regalargli una vittoria di pura strategia, ma il muretto non si fida temendo un degrado improvviso e, con grande correttezza verso Bottas, gli ordina un secondo pit-stop. Hamilton non la prende alla grande, tenendo il muso prima della festa Mercedes per la conquista del Costruttori. Consapevole di essere risultato più lento del compagno?


VALTTERI BOTTAS, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Dopo questa corsa, Suzuka entrerà di certo nel novero dei bei ricordi per il finlandese. Più veloce del compagno di squadra sia in qualifica che in gara, sfrutta perfettamente la partenza versione bradipo dei due piloti Ferrari, involandosi in testa ad una gara che riesce tranquillamente a controllare grazie all’eccezionale passo gara della sua W10. Di più non gli si può chiedere, e merita pienamente il trattamento prioritario riservatogli nelle strategie di gara dal muretto, con la squadra consapevole che i giochi per i campionati sono chiusi da un pezzo. Recupera finalmente un po’ di confidenza, ed il team radio con il quale festeggia esclamando ‘James, it’s Valtteri’ è da applausi a scena aperta.


SEBASTIAN VETTEL, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il tedesco conquista una Pole Position eccezionale, figlia di un giro pressoché perfetto, esaltandosi sul suo circuito preferito, battendo il compagno di squadra in qualifica dopo nove appuntamenti e confermando l’importante crescita del pacchetto Ferrari. Miglioramento confermato anche nel passo gara, seppur ancora deficitario rispetto a quello Mercedes: a Silverstone, pista simile a Suzuka e mangia-gomme allo stesso modo, il distacco tra le W10 e la migliore delle rosse era stato abissale, e la SF90 ebbe inoltre bisogno di cambio gomme ulteriore rispetto alle frecce d'argento. In Giappone sono stati solo 13 i secondi di distacco dal vincitore Bottas, a parità di strategia. Peccato che le chance di vittoria, ottenibile forse solo con le due rosse in testa alla fine del primo giro, siano state letteralmente buttate via dal jump-start di Sebastian. Errore piccolo ma pesante, che macchia una gran prova di guida, come dimostrato nella perfetta difesa finale su Hamilton. Riuscirà prima della fine della stagione a concludere un fine settimana totalmente pulito?


CHARLES LECLERC, 7°: 🏁 🏁

Doveva prima o poi arrivare, dopo un filotto di gare impressionante in seguito alla pausa estiva, un fine settimana difficile per Charles. A Suzuka il monegasco finisce dietro al compagno in qualifica, contenendo il distacco a meno di due decimi rispetto a Seb, pilota che meglio interpreta nelle corse moderne l’esigente tracciato giapponese. Purtroppo però quando Vettel commette l’errore di cui sopra in partenza, probabilmente Leclerc si distrae quel tanto che basta per sbagliare anche lui lo scatto, finendo affiancato da Verstappen alla prima vera curva. Lì il pilota Ferrari non riesce a controllare un importante momento di sottosterzo, colpendo l’olandese e facendolo girare, mentre sulla SF90 si danneggia parte dell’ala anteriore. In seguito a qualche giro di confusione tra lo stesso pilota, la Ferrari e la direzione gara, viene obbligato a sostituire il pezzo, terminando in fondo al gruppo. Riceverà dopo la corsa un totale di 15 secondi di penalità per il contatto e il cambio d’ala in ritardo. Inizia una rimonta gagliarda, condita da qualche sorpasso pregevole, ma la monoposto non è perfettamente a posto, e come lui stesso sostiene dopo la corsa, deve imparare a gestire meglio il passo gara. Servono anche fine settimana come questi.


MAX VERSTAPPEN, NC: 🏁 🏁

È impossibile dare un giudizio alla gara di Verstappen, dato che questa viene rovinata dal contatto con Leclerc dopo pochissimi secondi dal via, situazione nella quale Max non poteva oggettivamente fare nulla di diverso, se non evitare l’attacco al monegasco, opzione ovviamente non contemplabile per qualunque pilota al mondo. Resta allora solo la qualifica per comprendere qualcosa riguardo al fine settimana del pilota Red Bull, e dato che segna lo stesso identico tempo del compagno di squadra, non può che risultare inferiore agli standard ai quali ci aveva abituato. Fermo restando il dubbio sulla capacità di erogare piena potenza della sua Power Unit durante le qualifiche.


ALEXANDER ALBON, 4°: 🏁 🏁 🏁

Il thailandese vive finalmente un weekend di gara senza alcun intoppo a Suzuka. Ferma il cronometro in qualifica allo stesso identico millesimo rispetto al compagno di squadra, mostrando evidenti progressi. Parte perciò 6°, avendo marcato il tempo dopo Verstappen, ma perde subito due posizioni nei confronti delle McLaren, che riesce a superare in seguito, non senza qualche difficoltà e con un sorpasso al limite della correttezza nei confronti di Norris. Si ritrova dopo la girandola dei pit-stop nella terra di nessuno, e termina la gara a quasi un minuto dal vincitore Bottas. C’è ancora molto da lavorare in termini di passo gara, sia per lui che per la Red Bull stessa, visto che perde una decina buona di secondi da Vettel nell’ultimo stint di gara, nonostante gomme medie più fresche ed aria libera davanti a sé.


DANIEL RICCIARDO, 6°: 🏁🏁🏁🏁🏁

La domenica di Daniel inizia come peggio non avrebbe potuto. Il sedicesimo posto in griglia, primo degli esclusi in Q1, sembrava essere il preludio all’ennesima gara da dimenticare. Invece, dopo aver sostituito parte della sospensione posteriore, scoperta danneggiata e quindi motivo del giro di qualifica scadente, l’australiano conduce una delle migliori corse della sua stagione. Allunga moltissimo la vita delle coperture medie con le quali prende il via, mantenendo un ottimo ritmo, per poi scatenarsi in quattro decisivi sorpassi una volta montate le gomme più soffici, tra i quali risalta quello compiuto ai danni di Perez. Termina settimo in pista, sesto dopo la penalizzazione di Leclerc. Merita una vettura da podio.


NICO HÜLKENBERG, 10°: 🏁 🏁

Soffre un problema idraulico in Q2, mettendo la ciliegina sulla torta a una sessione di qualifica complicatissima per il team transalpino. Parte 15°, e la sua gara paga una strategia peggiore rispetto a quella di Ricciardo. Lui comunque non sembra avere lo stesso passo del compagno, e non riesce a districarsi nel traffico con la stessa efficace ferocia dell’australiano. Porta a casa un punticino, in attesa di conoscere l’esito del reclamo sporto da Racing Point nei confronti della sua vettura e di quella di Ricciardo, accusate di montare un software illegale per la gestione del bilanciamento della frenata.


KEVIN MAGNUSSEN, 17°: 🏁

Perde il controllo della vettura al termine della sua prima tornata durante le qualifiche: arrivato leggermente largo alla chicane, compromette la traiettoria d’uscita dalla stessa e, complice il forte vento, quando chiede massima potenza in uscita la monoposto finisce in testacoda. Parte 19° ed ultimo tra i piloti in griglia, ma il suo ritmo gara è diretta conseguenza di una vettura ormai in balia degli eventi, forte di un passo che peggiora ad ogni corsa. Conclude il GP con un mesto 17° posto, e l’unica emozione rappresentata dal sedile che si muove verso metà gara.


ROMAIN GROSJEAN, 15°: 🏁 🏁 🏁

La situazione in casa Haas ha ormai raggiunto un livello di assurdità tale per cui il francese finisce per dichiarare, nelle interviste post-gara, che la sua corsa sembri più fallimentare di quanto in realtà accaduto poiché nelle qualifiche della mattinata è andato troppo forte, conquistando il Q3. Conseguentemente nel suo 15° posto, ottenuto terminando davanti al compagno di squadra, le Williams ed un’Alfa Romeo, quanto risalta è la perdita di posizioni rispetto alla griglia di partenza, mentre in realtà di più non si poteva ottenere. Noi gli crediamo, e si merita una bandiera in più per il modellino della Tyrrell P34 da assemblare comprato per passare il tempo durante l’imperversare del tifone al sabato. Ottima scelta.


CARLOS SAINZ JR, 5°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Semplicemente perfetto. Il commento della sua corsa potrebbe finire qui. Invece la prestazione dello spagnolo merita di essere esaltata, poiché capace di tirare fuori dalla sua McLaren ogni centesimo possibile, tanto in qualifica quanto in gara. Sul giro secco la monoposto papaya ha raggiunto il traguardo di trovarsi nella terra di nessuno tra il centro gruppo ed i top team, con Gasly, qualificatosi 9°, staccato di quasi 4 decimi. In gara la situazione non è cambiata, e per lunghi tratti della stessa Carlos è riuscito a mantenere un passo molto vicino a quello di Albon e della Ferrari danneggiata di Leclerc. Dovesse continuare così, Sainz potrebbe confermarsi come la vera sorpresa della stagione. Ovviamente in positivo.


LANDO NORRIS, 13°: 🏁 🏁

Sulla più difficile delle piste sulle quali non aveva mai corso, il giovane inglese contiene molto bene i danni sul giro secco rispetto al più esperto compagno di squadra, al quale si accoda nelle prime tornate dopo un tentativo d’attacco. La sua corsa vira verso il negativo quando, sfortunatamente, un detrito dell’ala di Leclerc ostruisce il raffreddamento di uno dei suoi freni anteriori, che cominciano a surriscaldarsi sempre di più. Dovrebbe fermarsi, ma deve aspettare un giro quando subisce una discutibile ruotata da Albon all’ultima chicane, perdendo la possibilità di imboccare la corsia box. Ci arriva al giro successivo, ma è comunque troppo presto perché le sue gomme resistano tutto il resto della gara. Infatti perde inesorabilmente posizioni e conclude tredicesimo, dopo un secondo stop, offuscato dallo stellare compagno di squadra.


SERGIO PEREZ, 9°: 🏁 🏁

Nonostante delle qualifiche pessime, al termine delle quali si ritrova 17°, il messicano riesce nell’impresa di concludere la gara a punti tornando ai box su di un carro attrezzi. Avete capito bene, un carro attrezzi. All’ultima tornata si aggancia infatti con Gasly cercando di passarlo e conquistare l’ottavo posto, coronamento di un’ottima strategia impostata sulla doppia sosta e rivelatasi vincente a centro gruppo. Fortuna vuole che, per un clamoroso errore del quale ancora non si conosce la dinamica, la bandiera a scacchi sia stata esposta al giro 52 e la classifica sia stata stilata, per regolamento, al termine dello stesso e non del 53°, termine naturale della corsa. Perez conquista così due preziosissimi punti in un weekend durante il quale non brilla particolarmente.


LANCE STROLL, 11°: 🏁 🏁 🏁

Finalmente il canadese riesce a sopravanzare Perez in qualifica, il che potrebbe già bastare, visto l’andazzo delle ultime gare, per definire soddisfacente la domenica nipponica. Purtroppo per Lance, la Racing Point decide di programmare la sua gara su una sola sosta, strategia che si rivela fallimentare e lo costringe a perdere inesorabilmente posizioni nel finale della corsa. Si intravede una flebile luce in fondo al tunnel, ed è già tanto.


KIMI RÄIKKÖNEN, 14°: 🏁

Ennesimo GP indecifrabile per il quasi quarantenne finlandese (compie gli anni giovedì, auguri). Battuto ancora una volta in qualifica da Giovinazzi, anche se di poco, gode di una strategia favorevole grazie alla quale riesce a cogliere un tristissimo 14° posto. Racconta come la sua Alfa Romeo non abbia minimamente funzionato con le Hard, mentre una volta cambiata mescola si sia ritrovato capace di girare 3-4 secondi al giro più veloce. Serve assolutamente trovare la causa dell’involuzione della vettura, altrimenti si rischia di mettere a repentaglio anche il 2020, dopo il fallimentare finale di questa stagione. Lui resta molto poco incisivo.


ANTONIO GIOVINAZZI, 16°: 🏁 🏁

L’unico lampo del fine settimana si vede nella mattinata di domenica, quando riesce a qualificarsi di poco davanti a Raikkonen. Per il resto perde la sessione del venerdì mattina a causa di un guasto, e su una pista molto esigente dal punto di vista della guida, sulla quale il pugliese non ha mai corso, ciò conta molto. Il passo gara è disastroso, la strategia peggiore rispetto a quella di Kimi, ed Antonio termina davanti alle sole Williams, vittima del momento nero della sua scuderia. Di più non può fare.


DANIIL KVJAT, 12°: 🏁

La 12° piazza, in sé e per sé, non è un risultato tanto negativo. La domenica del russo risulta però alquanto deludente viste le prestazioni del compagno di squadra. Mentre infatti Gasly ottiene un ottimo 9° posto in griglia, Daniil si ferma al 14°, staccato di ben 7 decimi dall’altra Toro Rosso. In gara pecca nel ritmo, ed in generale ripaga molto meno bene del francese lo sforzo compiuto da Honda per il Gran Premio di casa. Peccato.


PIERRE GASLY, 8°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Pierre interpreta Suzuka perfettamente, esaltando le prestazioni della sua Toro Rosso tra i saliscendi del tracciato nipponico. L’ottavo posto conquistato, nonostante il contatto con Perez a fine gara (normale incidente di gara), è di fondamentale importanza nella storia del mondiale della scuderia faentina, poiché le permette di portare a 5 punti il vantaggio in classifica costruttori rispetto alla Racing Point. Considerando i milioni di dollari che ballano tra un sesto ed un settimo posto a fine anno, miglior regalo per la gara di casa Honda non poteva arrivare. Gasly si sta sempre più ritrovando. Bravo!


GEORGE RUSSELL, 18°: 🏁 🏁 🏁

Assieme al compagno di squadra è l’unica monoposto in pista doppiata due volte. Ma noi diamo ad entrambi la sufficienza, perché guidano sopra ai più assurdi e diversi problemi, riuscendo nell’impresa di non esplodere di rabbia alla fine di ogni singola sessione. Dopo un venerdì disastroso, la domenica mattina George conduce quella che definisce come una delle migliori qualifiche dell’anno. La gara è però un disastro, poiché a detta dell’inglese la vettura ha problemi ai freni che sin dall’inizio non permettono di mantenere un buon ritmo. Ce n’è sempre una, e Russell meriterebbe di dimostrare quanto vale lottando almeno per qualche punto. Si spera possa farlo il prossimo anno, ma le cose dalle parti di Grove devono cambiare, e di molto.


ROBERT KUBICA, 19°: 🏁 🏁 🏁

Guardiamo in faccia la realtà: probabilmente Robert Kubica non è il pilota che era stato fino al 2010. Allo stesso tempo, è profondamente scorretto che la commovente storia del suo ritorno alle corse sia condizionata da una situazione come quella che si vive in Williams. Il polacco, dopo aver provato un’ala anteriore sperimentale al venerdì dai risultati incoraggianti, non riceve dal team il permesso di correrci. Al contrario, gli viene montato un alettone assemblato dai resti di altri tre rovinati in stagione. La monoposto è talmente inguidabile e nervosa che basta un colpo di vento perché si inneschi un sottosterzo incorreggibile che fa sbattere Robert al primo giro del Q1. Viene assemblato un nuovo telaio per il polacco, ma la gara è una lentissima processione dove viene continuamente doppiato da chiunque. Impensabile un anno fa, quando veniva annunciato il suo ritorno.

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