• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio di Russia


Mikhail Kolesnikov / Shutterstock.com

Nessuna delle gocce di pioggia previste sul Gran Premio di Russia è poi effettivamente caduta sul tracciato. Eppure, nonostante la pista che tende a sfavorire lotte ravvicinate, si è visto anche qualche bel sorpasso a centro gruppo. Davanti la corsa è stata invece dominata dalla tattica, e non sono mancate le polemiche in casa Ferrari. Quante delle 5 bandiere a scacchi avranno conquistato i piloti?


LEWIS HAMILTON, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Enzo Ferrari sosteneva come nelle corse la fortuna non esista. In questo caso saremmo molto, molto tentati di dissentire, ma siccome probabilmente il Drake qualcosa di più di noi di corse lo capiva, ci fidiamo. Lewis Hamilton merita perciò 5 bandiere: in fondo meglio di così non poteva correre. Magistrale in qualifica, in gara mostra un gran passo riuscendo a rimanere attaccato alle Ferrari. Fosse stato lontano quanto Bottas, nessuna VSC avrebbe permesso il sorpasso ai box a Leclerc. Sarebbe stato capace di superare le Ferrari senza neutralizzazioni? Ne dubitiamo, ma non lo sapremo mai. Il mondiale potrebbe già arrivare in Messico.


VALTTERI BOTTAS, 2°: 🏁 🏁 🏁

Nelle Bandiere a Scacchi di Singapore lo avevamo definito totalmente smarrito in qualifica. A Sochi ha voluto ribadire lo stato di forma. In gara ha fatto molta fatica a superare Sainz, giustificato però dalla natura del tracciato, la differenza di mescola e la buona velocità sul dritto della vettura papaya. Senza VSC avrebbe avuto il compito di rallentare quanto possibile le Ferrari per favorire il compagno, in realtà lo difende molto meglio quando resiste freddamente agli attacchi di Leclerc finito terzo. Meritandosi il secondo gradino del podio ed una bandiera in più.


SEBASTIAN VETTEL, NC: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il tedesco soffre ancora il confronto con il compagno di squadra in qualifica. Parte però alla grande, ne prende la scia, lo passa e si invola, mostrando un gran ritmo. Ritmo che porta il compagno di squadra a distruggere le gomme in aria sporca, mentre tenta di avvicinarsi a Seb per favorire l’ordine di scuderia di scambiare le posizioni. Ordine furbescamente ignorato da Vettel, ma ne parleremo meglio in un articolo dedicato. Il passo gara rimane eccellente; subisce l’undercut di Leclerc deciso dal muretto, ma dopo la sosta la sua SF90 si ammutolisce, rovinando la gara di Seb ed innescando la VSC che regala la vittoria ad Hamilton. Avrebbe probabilmente lottato per la vittoria, soprattutto in caso di degrado gomme sulla vettura di Charles.


CHARLES LECLERC, 3°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Conquista una pole position schiacciante, staccando nettamente 9 titoli mondiali. Peccato che a Sochi sia la piazzola peggiore dalla quale scattare, visto l’infinito rettifilo davanti. In realtà il monegasco segue il piano della squadra pedissequamente, facendosi addirittura passare dal compagno. Spostandosi all’interno, una volta che il solo Vettel si trovava dietro di lui, avrebbe forse mantenuto la posizione, ma sceglie la via più sicura sapendo di ricevere indietro la posizione nei giri successivi alla partenza. Evento accaduto invece solo al pit-stop, per le resistenze del tedesco all’ordine di scuderia, con Charles che rovina le gomme nel tentativo di rimanergli vicino. Mancando anche in questo caso, come in partenza, di una leggerissima dose di malizia o visione tattica che acquisirà col tempo. Non sapremo mai se sarebbe stato capace di mantenere la prima posizione dopo il cambio gomme, mentre è comprensibile la decisione di montare pneumatici Soft durante la seconda Safety Car, pur sapendo di perdere la posizione su Bottas. In fondo era l’unica chance di vittoria, sprecata a causa della resistenza del finlandese, forte di una Mercedes dalla velocità molto simile alla Ferrari in configurazione gara.


MAX VERSTAPPEN, 4°: 🏁 🏁 🏁

Le prove libere sembravano promettere quanto meno una rimonta facile da centro gruppo, dove si sapeva sarebbe stato relegato dalla penalità per la sostituzione del motore. Max fa invece molta fatica, ed una volta superate le vetture più lente della sua non ha mai il passo di Ferrari e Mercedes. Probabilmente sia lui che la scuderia sapevano molto bene come la quinta posizione fosse il meglio che si potessero aspettare, così conquistarne una in più grazie al ritiro di Vettel è tanto di guadagnato. Per fare bella figura a Suzuka, però, servirà un pacchetto molto, molto più forte.


ALEXANDER ALBON, 5°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Alla quarta gara al volante di una Red Bull, Alex mostra finalmente parte del suo potenziale. Potenziale superiore a quanto visto con Gasly, che oltretutto aveva avuto bisogno di qualche gara in più per arrivare al livello mostrato a Silverstone, livello poi subito abbandonato. Meriterebbe il massimo dei voti per la rimonta che mette in scena dalla pit-lane, ma non si può scordare il botto in qualifica. Botto che, fosse occasione di miglioramento sul giro secco, in realtà è più che accettabile in delle prove cronometrate dopo le quali già sapeva di perdere diversi posizioni. Eccellente il sorpasso su Gasly (sempre lui) all’esterno di curva 4.


DANIEL RICCIARDO, NC: 🏁

L’australiano non trova mai il bandolo della matassa nel weekend di Sochi, risultando sempre più lento del (giubilato) compagno di squadra. Al via si ritrova coinvolto in un contatto a tre con Giovinazzi e Grosjean, classico incidente figlio delle dinamiche del gruppo in partenza, nel quale nessuno dei piloti ha colpe specifiche. Rientra ai box per sostituire la gomma posteriore sinistra forata, ma sono presenti anche altri danni che lo costringeranno al ritiro verso metà gara, mentre navigava mestamente a fondo gruppo.


NICO HÜLKENBERG, 10°: 🏁 🏁

Nico è veloce per tutto il weekend, ed in qualifica riesce addirittura a mettersi dietro una delle McLaren, potendo quindi grazie alle varie penalità partire in terza fila. Allo spegnimento dei semafori perde varie posizioni, restando quindi invischiato nella lotta a centro gruppo. Compie un ottimo sorpasso ai danni della velocissima Racing Point di Perez, perdendo però in seguito qualche posizione a causa delle neutralizzazioni. Agguanta un punticino non riuscendo nel finale ad avvicinarsi a 5 secondi dal penalizzato Magnussen, concludendo una corsa molto meno lineare di quanto sperato.


KEVIN MAGNUSSEN, 9°: 🏁 🏁 🏁 🏁

L’alfiere Haas riesce finalmente, dopo un’infinità di gare, a trovarsi a suo agio con la vettura statunitense anche nel ritmo in corsa. L’ottavo posto conquistato sotto la bandiera a scacchi ne è diretta conseguenza. Viene classificato nono a causa del mancato rispetto del percorso di rientro in pista dopo un lungo in curva 2. Ora, probabilmente la penalità è frutto di quanto pattuito tra tutti i piloti e la direzione gara durante il briefing, qui vogliamo però sottolineare come sembri assurdo penalizzare un pilota che nel lasciare il tracciato ha perso una posizione, sporcato le gomme e rovinato anche la preparazione della curva successiva. In fondo basterebbe evitare vie di fuga chilometriche in asfalto, risultate oltretutto pericolosissime nella gara di domenica della F2.


ROMAIN GROSJEAN, NC: 🏁 🏁

Il francese è velocissimo durante le prove libere e le qualifiche, mostrando un ottimo feeling con una monoposto che nella configurazione ibrida tra novità e specifiche di Melbourne, almeno sul tracciato di Sochi, sembra aver trovato la quadra. Finisce la sua corsa alla quarta curva, vittima dell’incidente a tre con Ricciardo e Giovinazzi. Peccato, avrebbe potuto conquistare punti pesantissimi nella rincorsa all’ottavo posto in classifica costruttori.


CARLOS SAINZ JR, 6°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

In Russia Carlos disputa un weekend pressoché perfetto, probabilmente il migliore da quando corre in F1. Primo degli altri in qualifica, scatta alla grande dal quinto posto arrivando a battagliare alla prima curva con Lewis Hamilton. Dopo la Safety Car iniziale resiste qualche giro agli attacchi di Bottas prima di desistere intelligentemente, evitando di perdere tempo in un duello perso in partenza. Atteggiamento che mantiene anche nel confronto con i rimontanti Verstappen ed Albon. Per il resto della gara gestisce alla grande la testa del centro gruppo, sfruttando una vettura in netta ascesa. Sostiene che, una volta guadagnato un ulteriore mezzo secondo rispetto ai top team, incontrarli in pista potrà essere occasione di sfida. Dovesse continuare a guidare così non possiamo che credergli.


LANDO NORRIS, 8°: 🏁 🏁 🏁

A Sochi il giovane inglese è in netta difficoltà rispetto al compagno di squadra, dopo essere sembrato più veloce a Singapore. Probabilmente Lando non digerisce alla grande il tracciato che si affaccia sul Mar Nero, anche tenendo in considerazione il pessimo weekend disputato lo scorso anno in F2. Agguanta comunque quattro preziosi punti, bottino soddisfacente a metà vista la sesta posizione alla prima curva. Ha davanti un futuro promettente, ci chiediamo solo perché la scuderia per la quale corre abbia deciso di tornare ai motori Mercedes per il 2021. Sanno qualcosa su Renault che noi non sappiamo, o il motore Mercedes sembra poter promettere molto di più dell’unità transalpina, poco affidabile quest’anno ma comunque in crescita? La Mercedes lascerà la stessa libertà agli inglesi che Renault ha dimostrato di saper concedere negli anni a Red Bull?


SERGIO PEREZ, 7°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il messicano, ormai veterano del circus, disputa la migliore corsa della sua stagione. Finalmente la monoposto rosa si conferma competitiva, e lui la sfrutta al meglio recuperando da una qualifica così così fino ad un insperato settimo posto. Sfrutta a pieno le neutralizzazioni e la velocità sul dritto del pacchetto di cui dispone, al quale però aggiunge di sicuro del suo, visto il distacco che impartisce al compagno di squadra. Termina non lontano dalla McLaren di Sainz, il che è tutto dire.


LANCE STROLL, 11°: 🏁

Continua a faticare terribilmente, tanto sul giro secco quanto sul passo gara. Quando chi condivide con te la stessa monoposto finisce brillantemente a punti mentre rimani bloccato nei bassi fondi della classifica, davanti solamente alle disastrose Alfa Romeo e Toro Rosso, rimane molto poco da salvare del fine settimana. Urge un miglioramento netto, perché nonostante il sedile rimanga ben più che sicuro, servirebbe almeno divertirsi. E correndo così sembra molto difficile farlo.


KIMI RÄIKKÖNEN, 13°: 🏁

Il letargo di Kimi continua. Soffre per tutto il weekend una vettura pessima, anche se non sfigura nella sfida con il compagno di scuderia, rimanendogli dietro di pochissimo nel Q1 dal quale viene eliminato. Corre in modo anonimo, riuscendo nel finale a superare Gasly solo grazie ad un lungo di quest’ultimo. Si spera, per lui e per Alfa Romeo, che Sochi sia stata solo una battuta a vuoto. Altrimenti i pochi punti di vantaggio su Haas, avessero gli americani davvero risolto i problemi, potrebbero dissolversi presto. Relegando la compagine italo-svizzera al nono posto tra i costruttori, risultato che solo in estate sarebbe parso assurdo.


ANTONIO GIOVINAZZI, 15°: 🏁 🏁 🏁

In qualifica spinge al massimo la vettura, concludendo un giro quasi perfetto che lo porta ad un discreto tredicesimo posto. Non sapremo mai cosa avrebbe potuto combinare in gara, dato che come perfettamente descritto dal pugliese si ritrova ad essere il prosciutto nel panino di Grosjean e Ricciardo, incolpevole lui tanto quanto i colleghi. La vettura rimane fastidiosamente danneggiata nell’aerodinamica, e da lì in avanti la gara è solo attesa della bandiera a scacchi. Sarebbe potuto arrivare a punti? Probabilmente no, visto il passo di Raikkonen.


DANIIL KVJAT, 12°: 🏁 🏁

Un fine settimana da dimenticare. La gara di casa diventa un incubo per Daniil sin dalle prove libere, dove sulla sua vettura si rompono propulsori a ripetizione. L’unico lampo, in una corsa nella quale la monoposto non ha passo per rimontare dal fondo, è il successo nella serrata battaglia con il compagno di squadra, che finisce per costringere all’errore. Termina mesto dodicesimo. Visto com’era andata a Monza, gara di casa del team, fossimo in lui inizieremmo a fare gli scongiuri per l’ultimo appuntamento casalingo della stagione, sulla pista di proprietà della Honda, tra due settimane a Suzuka.


PIERRE GASLY, 14°: 🏁 🏁

A Sochi la Toro Rosso proprio non va. Pierre mostra una buona dose di grinta nel tentare di andare oltre le difficoltà del pacchetto, resistendo coraggiosamente ad Albon prima ed al compagno di squadra poi. Nel tentativo di passare Kvjat finisce lungo in curva 2, rimanendo così bloccato dietro l’Alfa di Raikkonen. A Suzuka deve sperare in una vettura molto più competitiva per regalare ai nipponici di Honda qualche punticino.


GEORGE RUSSELL, NC: 🏁 🏁 🏁

Mostra una buona velocità in qualifica, fermando il cronometro a meno di un secondo dalla vettura più vicina, confermando i lentissimi progressi della compagine di Grove. In gara, come al solito, i distacchi dalle vetture di centro gruppo salgono inesorabilmente, e lui si ritrova nella terra di nessuno, fino a quando un problema al fissaggio della ruota durante il pit stop non provoca l’incidente con cui abbandona la corsa. Di più non gli si può chiedere.


ROBERT KUBICA, NC: NON GIUDICABILE

Qualunque tipo di giudizio riguardo la gara del polacco cade quando si scopre il perché del suo ritiro. La Williams infatti, dopo il botto di Russell, non voleva rischiare nulla con il polacco, non avendo abbastanza ricambi per poter gestire due vetture incidentate. Il che rende perfettamente l’idea dell’imbarazzante situazione nella quale Robert ed il suo compagno si trovino a correre. Peccato, perché il coronamento del sogno di Kubica di tornare a correre nella massima serie meritava un contesto ben diverso.

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