• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del Gran Premio di Russia


Grazie ad errori inaspettati, schianti, contatti e diverse monoposto lontane dalla posizione ideale in gara, il Gran Premio di Russia a Sochi si è dimostrato più frizzante del previsto. Niente di trascendentale, sia chiaro – in fondo Bottas ha passeggiato verso la vittoria -, ma gli spunti di riflessione dopo la corsa non mancano. Scoprite qui sotto quante delle cinque bandiere a scacchi disponibili ha conquistato ogni pilota!


LEWIS HAMILTON, 3°: 🏁 🏁

Falloso, infastidito, irritato ma soprattutto irritante. Il fine settimana di Lewis rappresenta un raro, ormai rarissimo esempio di come il campione inglese, a volte, non riesca a reagire prontamente alle difficoltà, perdendosi in lamenti continui e sostanzialmente inutili. Nonostante una pole stratosferica, partire con gomme soft a causa della bandiera rossa innescata dal botto di Vettel complicava significativamente la gara di Hamilton. Al contempo, però, assicurava un discreto vantaggio al via (sfruttato) e in fondo, sfornando l’ennesima prestazione di livello assoluto, Lewis poteva comunque provare a conquistare il trionfo. I dieci secondi di penalità per la prova di partenza fuori posizione hanno invece stroncato sul nascere qualunque velleità dell’inglese. Esiste sì una corresponsabilità tra Hamilton e la squadra, ma è indubbio che da un pilota del genere non ci aspetti una manovra tanto pericolosa. I capricci successivi hanno privato la platea di appassionati stoici - oltre che un po’ masochisti -, chiamati ogni domenica ad assistere a soporifere parate delle frecce d’argento, di una frizzante rimonta. Un moto di orgoglio che avrebbe reso molto più onore al futuro iridato.


VALTTERI BOTTAS, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁

La grinta di Valtteri sotto il podio, ai limiti del giustificabile vista la storia della corsa, mostra quanto fosse importante per il finlandese tornare alla vittoria. Il trionfo di Sochi difficilmente riaprirà discorsi iridati (anche se un ritiro di Hamilton nelle prossime corse potrebbe farlo), ma il passo mostrato da Bottas dopo una qualifica alquanto difficile è stato decisamente competitivo. Una volta che le penalizzazioni hanno tolto il compagno di squadra dalla lotta per la vittoria, Valtteri si è limitato a controllare Verstappen segnando di tanto in tanto giri velocissimi. Non dovesse trasformarsi in una vera e propria rinascita, Sochi 2020 potrebbe comunque rimanere un dolce ricordo a cui attingere nei momenti difficili.


CHARLES LECLERC, 6°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Dal punto di vista prestazione, il fine settimana di Leclerc meriterebbe pieni voti. Veloce in qualifica, tanto da meritare in pista il Q3 negatogli da un errore del muretto. Partire con le medie si è in realtà rivelato un enorme vantaggio strategico, eppure serviva concretizzarlo gestendo al meglio le coperture e non perdendo troppe posizioni al via. Charles ha eseguito alla perfezione il compito, anche grazie ad una discreta dose di fortuna nel contatto con Stroll. Stona, però, il nervosismo mostrato soprattutto al sabato (oltre che, velatamente, dopo la corsa). Il monegasco ne ha tutte le ragioni, per carità, ma è proprio nei momenti difficili che serve dimostrarsi impeccabile uomo squadra. Il futuro regalerebbe benefici ben maggiori che togliersi momentaneamente un sassolino dalla scarpa.


SEBASTIAN VETTEL, 13°: 🏁

Vogliamo crocifiggere il muretto per aver ritardato di un giro (uno) il pit-stop di Sebastian? Non esitiamo, nessun problema, è solo l’ennesimo colpo di cannone verso le mura di un castello ormai al collasso. Intanto, però, al tedesco servirebbe ricordare di essere stato praticamente per l’intera corsa un secondo al giro più lento di Leclerc e di aver stampato sul muro la propria monoposto in qualifica. La SF1000 è un progetto penoso, non ci piove, ma dichiarare (parole di Sebastian) di essere soddisfatto delle proprie prestazioni, di aver tirato fuori tutto il possibile, di ritenere responsabili del risultato principalmente squadra e vettura è un clamoroso insulto all’intelligenza stessa del quattro volte campione del mondo. Gli auguriamo di uscire al più presto da questa spirale negazionista, perché seppur sofferta e frustrante, la sua storia con la Rossa non merita di finire così, con meno di un terzo dei punti rispetto al compagno di squadra.


MAX VERSTAPPEN, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Servono davvero parole destinate a scadere nel banale per descrivere l’ennesima, esaltante prestazione di Max? Attento a trovare il set-up perfetto in prova, l’olandese ha compiuto una vera e propria magia in qualifica, conquistando una prima fila ai limiti del credibile. In gara ha velocemente compreso di non poter battagliare con le Mercedes, ma è stato abbastanza veloce e preciso da poter sfruttare senza alcun patema la penalizzazione di Hamilton, salendo così sul secondo gradino del podio. Le battute d’arresto a Monza e al Mugello, dopo ieri, bruceranno ancora di più.


ALEXANDER ALBON, 10°: 🏁 🏁

Il trittico Spa, Monza e Mugello, anche se con risultati altalenanti, sembrava averci consegnato un Alexander Albon ritrovato. A Sochi sono invece calate nuovamente lunghe ombre sulle prestazioni del thailandese. Penalizzato sì da un guasto al cambio che lo ha relegato 15° in griglia, e dal tentativo suicida di correre tutta la corsa su un treno di Hard dopo la sosta in regime di Safety Car, ma in nessun momento del fine settimana vicino ai livelli di Verstappen. Neanche lontanamente. Prima o poi – approfondiremo al riguardo in settimana – potrebbe pagare prestazioni tanto ondivaghe.


CARLOS SAINZ, DNF: 🏁

Sainz ha ammesso candidamente – e da subito – le proprie nette responsabilità nell’incidente che lo ha tolto di scena alla seconda curva. L’errore di calcolo nel passare tra muretto e dissuasori è sconcertante, fatichiamo a trovare un altro modo per descriverlo. Le scuse dello spagnolo sono sincere e molto probabilmente, sin dal Nürburgring, tornerà a sovrastare Norris come stava accadendo nel fine settimana russo. Aggiungiamo una brevissima riflessione sulla curva 2 del tracciato di Sochi, al centro di diverse polemiche: il problema non è nel disegno che induce agli errori, quello è il benvenuto. Il problema è che senza ghiaia quella via di fuga è criminale: continuare a non riconoscerlo, da parte di FIA ed organizzatori, altrettanto.


LANDO NORRIS, 15°: 🏁 🏁

Un fine settimana complicato, ma tutto sommato accettabile, si è trasformato in partenza in un incubo per il povero Lando. Costretto quasi a fermarsi per evitare Sainz, il giovane inglese ha provato con tutte le sue forze a difendere un’improbabile zona punti, conquistata momentaneamente grazie alla sosta iniziale in regime di Safety Car. Le sue coperture a banda bianca sono però crollate ad una decina di giri dalla fine, costringendolo ad una fermata supplementare e ad un mesto 15° posto. Avrebbe comunque faticato a tenere il passo di Perez e delle Renault.


DANIEL RICCIARDO, 5°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Due quarti, un quinto e un sesto posto nelle ultime quattro gare. La consistenza di Daniel in questa fase della stagione, oltre che un plauso alla crescita Renault, è la dimostrazione di quanto valga il pilota australiano. Spesso scordato al momento di individuare i migliori del Circus. Il fine settimana di Sochi, dopo essere iniziato alla grande, ha sofferto della posizione persa alla quinta curva in favore di Ocon; una volta ristabilite le gerarchie grazie all’intervento del muretto, abile nel comprendere la differenza di passo tra i due con le Hard, Daniel ha costruito un secondo stint eccezionale. Capace tra l’altro di compensare, senza problemi, la penalità dovuta al lungo durante il sorpasso ad Ocon. Sarebbe davvero ingiusto se non riuscisse a raggiungere il podio entro fine stagione.


ESTEBAN OCON, 7°: 🏁 🏁 🏁

Una qualifica tutto sommato positiva, una partenza attenta e capace di sfruttare tutte le opportunità presentatesi, un primo stint più che positivo e poco di più. Il tutto contorniato dal presentimento che se si fosse ritrovato Ricciardo al quarto posto dopo il primo giro, visto il ritmo mostrato con le Hard, probabilmente sarebbe riuscito a tenere dietro Perez e la sua Racing Point, avversario di Renault assieme a McLaren nella serratissima lotta al terzo posto costruttori. La differenza di tempo impiegato a sorpassare Vettel tra Esteban stesso e Ricciardo certifica, in un singolo episodio, quanto ancora serva lavorare per il francese.


PIERRE GASLY, 9°: 🏁 🏁 🏁

Pierre soffre della peggiore strategia (Soft in partenza) per chi è costretto, come i piloti Alpha Tauri, a lottare a centro gruppo. In fondo non commette errori e giunge al traguardo raccogliendo due punticini, un bottino non eccelso ma più che positivo. Stona, però, la difficoltà incontrata nel sorpassare Raikkonen a metà corsa: ormai è il vincitore di un GP, le magie dovrebbero essere di casa…


DANIIL KVYAT, 8°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Perde il confronto con Gasly in qualifica, ma in corsa è grintoso, esaltato e – per il numeroso pubblico pagante – esaltante. Non riesce solamente a sorpassare Ocon, pagando le mappature Honda calmierate dopo le ripetute rotture delle trasferte italiane. Le dichiarazioni post-gara (quando ho in mano la vettura giusta e la strategia adatta, sono imbattibile) sono un chiaro segnale di insofferenza verso la scarsa considerazione di cui gode Daniil a tutti i livelli ultimamente: stampa, pubblico e, soprattutto, dirigenza Red Bull. Non poteva scegliere risposta migliore: bravo!


SERGIO PEREZ, 4°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

Sergio dovrebbe scrivere un Trattato per piloti scaricati, rilegarlo e recapitarlo a Sebastian Vettel, destinato a sostituirlo in Aston Martin dal 2021. Nuovamente privo degli aggiornamenti aerodinamici riservati a Stroll (in Racing Point ne quantificano il vantaggio in tre decimi al giro), il messicano ha letteralmente sbertucciato il compagno di scuderia per tutto il fine settimana. Quarto in qualifica, quarto in gara dopo una corsa paziente e, in aria libera, velocissima, conclusa a nove secondi da Hamilton. Un pilota del genere merita ben più di una Haas, ma se anche dovesse finire al team statunitense, saprebbe sicuramente garantire una grande crescita alla scuderia di patron Gene. Da brividi il sorpasso ai danni di Ricciardo in curva 3.


LANCE STROLL, DNF: 🏁 🏁

È veramente complesso giudicare il fine settimana russo di Stroll. Globalmente inferiore a Perez in prova, in realtà un surriscaldamento fa sì che venga escluso in Q2 senza poter mostrare il suo vero potenziale, oltre che quello degli aggiornamenti Racing Point. In gara è vittima di un contatto sfortunato con Leclerc, perfetto esempio – a nostro giudizio – di un’incidente di corsa figlio della concitazione di un primo giro.


KIMI RÄIKKÖNEN, 14°: 🏁 🏁

C’è poco da fare: in una pista dove conta il motore e partire avanti in griglia, scattare dall’ultima casella a bordo di una motorizzata Ferrari è una condanna quasi impossibile da sovvertire. Infatti Kimi, nonostante un passo a tratti migliore di Vettel, rimane vittima del suo stesso errore in qualifica, non riuscendo a festeggiare con la zona punti il record di presenze in Formula 1.


ANTONIO GIOVINAZZI, 11°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Penalizzato dal testacoda di Raikkonen in qualifica, Antonio scatta nuovamente benissimo al via e conduce una corsa attenta, consistente e veloce. Impreziosita – è bene ricordarlo – da due sorpassi eccezionali ai danni delle Haas. Non conquistare un punticino è amaro, ma chi di dovere avrà sicuramente preso appunti. Ora serve non perdere assolutamente la concentrazione.


ROMAIN GROSJEAN, 17°: 🏁

La qualifica non è male, ma la corsa è un disastro (a parte la partenza). Sostiene di aver sofferto una monoposto irriconoscibile, senza alcun grip al posteriore. Non fatichiamo a credergli, vista l’inconsistenza della VF20 sin dall’Austria. Non resta che sperare riesca a salutare la Formula 1 in modo migliore.


KEVIN MAGNUSSEN, 12°: 🏁 🏁 🏁

Nove (9) posizioni recuperate al primo giro: nelle scuole di karting mostreranno, nei prossimi anni, il documentario Le partenze di Kevin Magnussen: edizione 2020. Seriamente, gli scatti del danese hanno qualcosa di eccezionale. Per il resto della corsa si difende bene, ha un passo relativamente buono ma soccombe all’Alfa di Giovinazzi, il che non depone a suo favore visto il vantaggio iniziale.


GEORGE RUSSELL, 18°: 🏁 🏁

Ora, capiamo che Russell sia capace ormai perennemente di sfornare giri da qualifica eccezionali. Capiamo l’eccitazione del mondo anglosassone e di parte dei social italiani. Ma in gara George non ha mai lo stesso vantaggio su Latifi, e a Sochi – seppur penalizzato da una strategia azzardata – l’inglese in gara è lento e falloso. L’attesissimo punto arriverà, ma che fatica…


NICOLAS LATIFI, 16°: 🏁 🏁 🏁

Una parola: realismo. Quello che contraddistingue il ragazzo canadese, capace di mantenere la calma dopo una qualifica complessa, stare lontano dai guai in partenza e guadagnare con calma passo e posizioni. Poche (Russell e Grosjean) ma significative, imprescindibili nel non fermare un processo di crescita serio e a tratti sorprendente. Più che sufficiente!

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