• Luca Ruocco

Perché una Renault Competitiva giova a tutti


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La F1 è uno degli ambienti più competitivi al mondo. Un’affermazione che sembra essere un po’ un cliché, ma che in realtà trova conferma praticamente ad ogni conferenza stampa. Ogni parola, ogni concetto espresso ha un chiaro destinatario ed un obiettivo preciso. Non sta di certo parlando ai tifosi Binotto quando racconta che la Ferrari ha scartato il DAS per timori riguardanti la legalità del sistema; un semplice accenno ad un tema raffreddatosi rispetto alla scorsa settimana avrà ricordato a Mercedes e FIA che le discussioni riguardanti il sistema non sono minimamente finite. Allo stesso tempo quando Marcin Budkwoski, quadro tecnico Renault, minimizza le polemiche riguardo la RP20, clone della Mercedes 2019 portato in pista da Racing Point, lasciandosi scappare però la frase ‘rimaniamo all’erta a riguardo, serve capire se davvero si vuole intraprendere questa strada’, la competitività è ardente, totale, senza mezzi termini. Strappa prepotentemente il velo dell’educazione e delle parole politicamente corrette.


Le dichiarazioni di Budkwoski toccano un argomento magari meno affascinante rispetto alle novità tecniche o ai tempi sul giro di questi test, ma di importanza assoluta. Per ora capire se nasceranno proteste ufficiali riguardo la strabiliante somiglianza tra RP20 e W10 rimane proibitivo, come complicatissimo è immaginarne esiti diversi da un rigetto. Il fastidio degli uomini Renault – accompagnati da diversi colleghi – verso la monoposto rosa, però, è tanto comprensibile quanto rivelatore di una tensione di fondo notevole. Vedersi sorpassati nelle prestazioni da una vettura clone della regina della scorsa stagione, indipendentemente dalla regolarità di tutto ciò, non deve far proprio piacere. Quando poi si è appena finito di investire risorse economiche, tecniche ed umane nell’elaborare una propria rivisitazione dei concetti di fondo della freccia d’argento, come il naso stretto, trovarsi a competere con una copia carbone, per altro subito velocissima, non deve essere semplice da digerire.


Il 2020 sarà un anno decisivo per la scuderia transalpina. Serve dimostrare una crescita tangibile sia per quanto riguarda la prestazioni di telaio e Power Unit, sia dal punto di vista operativo nei weekend di gara. Terminare il campionato alla spalle della McLaren, come nel 2019, per quanto doloroso potrebbe essere comunque accettabile: in fondo, gli uomini di Woking partono da una base maggiormente solida, il gruppo progettuale non è cambiato drasticamente negli ultimi mesi e la vettura della passata stagione era nettamente superiore alla monoposto francese. Una Racing Point addirittura a ridosso dei top-team, capace in qualche occasione di puntare a podi figli della sola prestazione, questo sarebbe un vero e proprio smacco. Qualcosa di improponibile, di inaccettabile per il consiglio d’amministrazione parigino. È proprio per questo che i vertici del team di Enstone si sono subito mossi nei confronti del progetto Racing Point: fino a quando la Haas, sfruttando la tecnologia Ferrari, ha sfiorato il vertice del centro gruppo, il fastidio in Renault era sicuramente importante, ma affrontabile. Si poteva accettare la sfida. Trovarsi invece davanti ad una vera e propria copia carbone dipinta di rosa, che minaccia di riuscire nell’impresa da lungo tempo sognata da Renault, l’aggancio ai team di vertice, mette in serio dubbio il futuro della scuderia.


I risultati devono, prima o poi, arrivare. Non serve tranquillizzarsi studiando gli investimenti portati a termine nelle infrastrutture e nel personale: il passato della F1 è pieno di case automobilistiche che abbandonano la competizione di punto in bianco, ignorando progetti futuri e spese sostenute. La vicenda che vide Honda protagonista nel 2008 ne è esempio lampante: la futura Brawn GP era formidabile non solo grazie al doppio diffusore, ma anche grazie ad un progetto raffinatissimo, studiato nel dettaglio spostando ingentissime risorse per lo sviluppo stagionale nella monoposto 2009. La RS20, nelle mani di Ocon e Ricciardo, deve dimostrare progressi seri, deve cucire parte del gap con i team di vertice e deve, soprattutto, saper esaltare un motore tanto buono quanto ingiustamente bistrattato nelle passate stagioni. Vedere le Renault volare a Monza nel 2019, o le McLaren superare di slancio in partenza a Sochi Bottas, o anche solo leggere gli speed trap dello scorso campionato, dimostra come l’unità motrice francese sia ormai quasi a livello di quelle Mercedes ed Honda, nonostante un cammino difficilissimo nei primi anni dell’era ibrida. Viste le sfide future per il mondo dell’automobile, i mesi tumultuosi per la dirigenza del gruppo ed i conti in sofferenza, un investimento ingente quanto la F1 non può essere sostenibile senza risultati, imprescindibili amplificatori del ritorno commerciale garantito da una piattaforma pubblicitaria quale la F1, senza eguali nel mondo dello sport.


Soprattutto, però, è l’intero Circus iridato ad aver bisogno di una Renault competitiva. Perdere un costruttore che aspira da tanto tempo alla vittoria, senza successo, proprio a ridosso della rivoluzione regolamentare che dovrebbe permettere a chi lotta a centro gruppo di farlo per la vittoria sarebbe un colpo durissimo. Senza scordare come, in veste di motorista, Renault rappresenti un’importante risorsa per squadre che volessero entrare in F1 dopo aver compreso i vantaggi dei nuovi assetti normativi, dato che i francesi non avranno clienti nel 2021. Inoltre, data l’enorme complessità delle Power Unit, difficilmente Renault potrebbe mai essere rimpiazzata da un altro motorista: troppo lo svantaggio nei confronti di Honda, Mercedes e Ferrari. Tre soli costruttori impegnati nella maggiore serie automobilistica al mondo rappresenterebbero un rischio che tanti, tantissimi non vorrebbero vivere. Liberty Media in testa.


Il team Renault è ad un bivio. Non c’è miglior momento che la stagione 2020 per intraprendere una parabola ascendente: la rivoluzione 2021 ed il budget cap offriranno un’occasione irripetibile per agganciare le migliori scuderie nella lotta mondiale. Sin da questi test chiunque abbia a cuore il futuro dell’intera F1 deve sperare in una stagione coi fiocchi da parte di Ricciardo, Ocon e l’intera squadra. Perché si divertano loro ma perché, soprattutto, ci si possa divertire tutti dal 2021 in poi.

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