• Luca Ruocco

(Pre)destinato alla Storia


Mikhail Kolesnikov / Shutterstock.com

Il soprannome Predestinato può piacere o meno. Quello che ormai è certo, arrivati a questo punto del mondiale, è che Charles Leclerc entrerà nella Storia della F1. Anzi, vi è già, e ne sta scrivendo pagine oggettivamente impressionanti. Non so se domani riuscirà a vincere la gara: variabili come la partenza, i giochi di scia verso la prima staccata, le gomme Mercedes diverse ed il consumo delle stesse lasciano diversi scenari aperti. Alcuni felici per il monegasco e la Ferrari, altri meno.

Solo che questo pomeriggio, sul tracciato di Sochi, non abbiamo ammirato solamente un ottimo pilota ottenere una schiacciante Pole Position. Di partenze al palo conquistate in modo più o meno spettacolare ce ne sono sempre state, e sempre ce ne saranno. Inoltre, il giro di Leclerc, come ben saprete visto il team radio appena tagliato il traguardo, non è stato perfetto. Eppure è bastato a garantirgli un vantaggio di 402 millesimi sul più vicino degli inseguitori, un certo Lewis Hamilton, con Sebastian Vettel un soffio dietro all’inglese. Nove titoli mondiali relegati ad una distanza non banale. Il giro di Hamilton è andato probabilmente oltre le più rosee aspettative del team, e nel suo distacco ha sicuramente avuto un ruolo non trascurabile la differenza di monoposto, mentre nel tentativo di Vettel c’è stata sì qualche sbavatura, ma non più grande di quelle commesse dal monegasco. Oggi, semplicemente, Charles è stato il più veloce di tutti; ciò nonostante l’alfiere di Maranello non è sembrato contento. Almeno non subito. Perché voleva il giro perfetto, tanto da chiedere al proprio ingegnere, una volta conosciuti i risultati, i distacchi rispetto ai suoi avversari. Questo atteggiamento, e non una Pole Position che rimane strabiliante, conferma come Leclerc non solo appartenga alla dinastia dei maghi del volante, ma in questa trovi spazio nel ristretto Club dei cannibali delle quattro ruote. I fenomeni non solo veloci, non solo freddi, ma soprattutto dominati da una fame infinita.

Quando nella settimana successiva al Gran Premio del Bahrain qualcuno, molto più esperto di me, ha suggerito il sorgere di una Febbre Leclerc, francamente mi sembrava avesse esagerato. È vero, gli ingredienti per una storia appassionante, ed anche un po’ struggente, c’erano tutti. Il pilota più giovane della storia della Ferrari a conquistare una partenza al palo, alla seconda gara in un top team, fermato da un guaio alla centralina a pochi giri da una clamorosa vittoria. Quanto non avevo percepito, al contrario di chi la passione che Charles è capace di suscitare aveva invece già intravisto, è la spinta emotiva che il pilota monegasco sa creare. Lo sguardo malinconico, i modi gentili fuori dalla pista, la storia personale, il parlare italiano sono tutti elementi che certamente lo hanno avvicinato al pubblico. Ma c’è un qualcosa nella grinta con cui Charles corre, nella classe con la quale guida, che affascina in maniera nuova chi segue le corse. Personalmente sono arrivato a capirlo definitivamente durante il Gran Premio d’Inghilterra. Ripeto, di segnali ce n’erano già stati parecchi: l’appena citata corsa in Bahrain – pista dove fece una rimonta stratosferica durante il suo primo weekend in F2-, le avvisaglie di un legame particolare con i tracciati cittadini a Baku, la rimonta pazza ed indiavolata in gara a Montecarlo, tanto breve quanto spiazzante. A Silverstone però è scattato qualcosa in più, durante la battaglia con Max Verstappen. Leclerc aveva già dimostrato di possedere una rara velocità di apprendimento: dopo esser stato battuto in qualifica a Montreal da Vettel, uno che giusto qualche Pole l’ha fatta, Charles ha dichiarato di non essere stato capace di seguire l’evoluzione della pista durante la sessione. Dalla gara dopo, Sebastian non lo ha più battuto nella caccia al miglior posto in griglia di partenza. Allo stesso modo, dopo il sorpasso di Verstappen in Austria, costatogli la prima vittoria, Leclerc in pista è stato sorpassato solamente un’altra volta. Una sola, in Ungheria, per mano del compagno di squadra forte di gomme meno usurate, altro aspetto, la gestione delle gomme, poi subito migliorato da Charles. Tornando a Silverstone, durante la corsa dominata dalle Mercedes, il monegasco e Verstappen hanno messo in scena il duello più bello degli ultimi anni, duello nel quale, a costo di ripetermi, l’olandese non è mai riuscito a passare Leclerc. Perché dopo la beffa di Spielberg, dove il sorpasso maschio della Red Bull, giustamente non penalizzato, era stato in parte propiziato da una porta lasciata troppo aperta dal numero 16, Charles aveva sofferto, capito e preso provvedimenti. Per il suo coetaneo non vi era stato modo di superarlo, nonostante una vettura migliore, perché Leclerc chiudeva ogni singolo spazio con una precisione chirurgica. Durante quei giri ho capito di trovarmi davanti ad un pilota con capacità speciali, che riesce a migliorare ad ogni occasione un talento sopraffino, che sta imparando ad unire una velocità non comune con una gestione della gara, in tutte le sue sfaccettature, sempre più matura ed inarrestabile.

Non sono mancati i momenti nei quali Charles ha mostrato anche il lato oscuro di questa voglia mai doma di vittoria. Le vicende del Q3 di Monza e la frustrazione emersa via radio per quanto accaduto a Singapore domenica scorsa sono state analizzate sotto ogni possibile punto di vista. Sono pressoché certo che da entrambe Charles saprà velocissimamente imparare, come ha saputo fare rispetto alle mancanze – se tali possono essere definite – emerse dal punto di vista tecnico. State però certi che le contromisure adottate andranno tutte, nessuna esclusa, verso la conquista definitiva della leadership nella Scuderia. Se per il monegasco una Pole Position con quattro decimi di vantaggio è qualcosa nel quale individuare immediatamente i punti deboli, ho il sospetto che presto anche le vittorie saranno viste così. Giunto quel momento, per i piloti avversari non resterà che sperare che da Maranello non esca una monoposto da Mondiale. Altrimenti Leclerc, come dimostrato nelle qualifiche di Sochi per l’ennesima volta, sembra poter essere stupendamente pronto. (Pre)destinato alla Storia.

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