• Luca Ruocco

Qualifica Sprint: il Nostro Giudizio


Divertente? Ovvio che sì. Chiunque sia appassionato di Formula Uno non può che godere di una partenza e una ventina scarsa di giri a serbatoi scarichi.


I piloti hanno spinto – né più, né meno che in un primo stint di qualunque corsa -, Alonso ha regalato all’enorme pubblico di Silverstone il primo giro più bello della stagione e i sorpassi non sono mancati.


La gara sprint (dovremmo chiamarla qualifica ma proprio non riusciamo), assieme alla completa rivoluzione del fine settimana di gara, ha quindi convinto, considerando che ormai resta solamente da disputare l’unica sessione rimasta identica al passato, ossia il Gran Premio vero e proprio?


I LATI POSITIVI


• Il divertimento: lo abbiamo appena accennato, tanto vale ribadirlo. Silverstone è una pista che offre molto spesso gare piacevoli. Non sempre memorabili (servono ben altre variabili qualunque sia il circuito), ma difficilmente iper-noiose. Le dinamiche della partenza, poi, non possono che emozionare qualunque spettatore. Insomma, rasenta la clamorosa ovvietà sostenere che una corsa, seppur breve e castrata, sia più divertente che una sessione di prove libere.


• La corsa ‘a tutto gas’: imbarcare un terzo della consueta quantità di carburante al via, potendo inoltre calzare pneumatici a scelta, ha lasciato liberi i piloti di spingere dall’inizio alla fine. Lo ha ammesso anche Leclerc: ‘sono più stanco oggi che dopo il triplo dei giri passati a gestire la gomma’. Chi apprezza davvero le corse non può che ritenersi soddisfatto davanti al ritorno, seppur parziale e temporaneo, di una forma tanto pura di motorismo. Inoltre, la qualifica sprint permetterà anche domani di partire con mescole a piacere, eliminando l’odiosa regola dello scatto per i primi dieci con le coperture usate in Q2.


• Le giornate piene: un vantaggio che vale soprattutto per chi vive il Gran Premio dal vivo, ma è naturale che il peso specifico del venerdì, grazie ad un format del genere, non possa che aumentare, rendendo ognuna delle tre giornate del fine settimana altamente significativa in vista del risultato finale.


• Le corone d’alloro: un ritorno esteticamente meraviglioso, vintage, graditissimo. Vale poco o nulla, ma è una carezza con lo sguardo verso un tempo di veri e propri eroi.


I LATI NEGATIVI


• Il tempo in pista: ora, in molti si annoiano seguendo le prove libere. Da un certo punto di vista, hanno ragione. Il problema è che dal lato sportivo, ridurre i minuti di prove penalizza chi è in difficoltà senza premiare i meritevoli. Anzi, viene avvantaggiato chi ha migliori strumenti di simulazione, ossia le scuderie più ricche. Ne è esempio perfetto l’Alpha Tauri a Silverstone o, al contrario, l’effetto benefico che quattro sessioni di libere hanno avuto sulla competitività in MotoGP. Come accade nel motomondiale, basterebbe dare valore alle libere stesse per evitare siano del tutto prive d’appeal.


• La qualifica: la sessione di qualifica moderna, in F1, funziona benissimo, durando tra l’altro più del doppio della versione Sprint. Sarebbe curioso ottenere dati televisivi che certifichino quanto un presunto aumento di audience per venticinque minuti al sabato ripaghi dell’inevitabile perdita di ascolti dovuta alla qualifica disputata al venerdì. Ciò detto, anche da un punto di vista sportivo ed emozionale, le qualifiche vengono enormemente sminuite, dato che valgono meno sia per i piloti che per lo spettatore, privandolo in parte di uno dei picchi di pathos maggiori del fine settimana.


• Gli indizi sul passo: ammesso che, come accadrà domani, le condizioni metereologiche rimangano simili, la qualifica sprint ha letteralmente spoilerato il passo gara delle monoposto. Quello vero, a parità di condizioni. Si può anche credere che il carburante in più modifichi parzialmente i valori in campo; ciò nonostante, abbiamo indicazioni molto più precise del solito. Ergo, meno dubbi in vista di domani.


• Il tempo per recuperare: uno degli obiettivi di Liberty Media, con la qualifica sprint, è aumentare il numero di variabili in campo. I risultati di Silverstone certificano una situazione opposta, in prospettiva anche ‘peggiore’. Alla fine dei 100 chilometri odierni, infatti, Sainz ha già completato metà della rimonta alla quale era chiamato dopo il contatto al via con Russell; Alonso, al contrario, dopo una partenza perfetta ha già perso alcune posizioni. Essendoci più tempo per recuperare, i risultati tendono maggiormente a plafonarsi sui livelli delle diverse monoposto, e se è vero che ci sarà un’ulteriore partenza con rischi annessi, è altrettanto possibile che le prossime qualifiche sprint abbiano meno uscite di pista illustri (Sainz, Perez) e meno partenze al fulmicotone.


Infine, ed è questa l’argomentazione principe del nostro giudizio sostanzialmente negativo verso la qualifica sprint, un formato di fine settimana del genere perde unicità. Senza appello. Due partenze, due ‘gare’, più momenti di tensione potranno anche interessare lo spettatore, sia esso medio o appassionato da decenni. Non c’è nulla di male.


Secondo noi, però, vivere due volte il momento topico di un Gran Premio non raddoppia la sensazione di Cuore in Gola. Semmai, la dimezza. L’assuefazione ad un momento d’adrenalina è la sua esatta contraddizione. Accade lo stesso con il numero di appuntamenti in calendario o i tre fine settimana di gara di fila.


Un momento unico resta tale solamente se preservato. Dubitiamo sia un concetto afferrabile ai piani alti.

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