• Luca Ruocco

Sei Volte Superiore


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Il team Mercedes AMG F1 è campione del mondo per la sesta volta consecutiva. Nessuna sorpresa, visto l’andamento del campionato. Qualche dubbio che la conquista dell’iride potesse essere accompagnata da una vittoria a Suzuka, dopo l’imprevedibile prima fila tutta rossa, magari sarà anche sorto nelle menti degli strateghi di Brackley. Dubbi spazzati via dalla disastrosa partenza della coppia Ferrari. Avrebbe potuto finire diversamente la corsa giapponese? Difficilissimo a dirsi, di certo l’unica possibilità di vittoria per Vettel o Leclerc era quella di sfilare in testa al termine della prima tornata, possibilmente con il compagno di squadra subito dietro a coprire gli attacchi degli avversari, tentando di resistere a due possibili undercut delle frecce d’argento, decisamente più rapide nel passo gara. Insomma, un’impresa proibitiva, in particolare considerando che tutti i piloti scattati dal lato sporco della griglia – tra cui Leclerc - hanno perso terreno nei confronti degli avversari. Come già sottolineato in precedenza in questa rubrica, la Ferrari deve considerare le ultime gare della stagione come ottime occasioni di togliersi sì qualche soddisfazione, ma soprattutto di crescita. Se il potenziale in qualifica si è confermato stratosferico, serve lavorare sul passo gara e sulla gestione della stessa nella sua totalità, partenze comprese. Una vettura da mondiale non può perdere tutte le chance di vittoria se superata dagli avversari in partenza, come accaduto oggi alla SF90. Basterà risolvere questo dettaglio? Non è detto, perché il team tedesco si è confermato superiore in ogni campo durante questa stagione.


Partiamo dalla vettura: la W10 è un’opera d’arte. Difficile capire se è una delle migliori monoposto della storia a causa dell’inconsistenza degli avversari, Ferrari soprattutto; di certo va riconosciuta agli ingegneri anglotedeschi un'intuizione vincente rispetto l’interpretazione dei nuovi regolamenti introdotti nel 2019. Scommettere su una vettura ad alto drag, capace di sposarsi perfettamente con le coperture Pirelli sin dall’inizio del campionato, si è rivelato un vero e proprio scacco matto. Tale decisione è stata presa immaginando che la perdita di carico all’anteriore, figlia delle nuove norme, avrebbe determinato le difficoltà comuni a buona parte dello schieramento, o semplicemente si ritenne vantaggiosa di per sé la scelta di una vettura iper-bilanciata, gentilissima sulle coperture e magari leggermente sofferente sul giro secco e la velocità di punta? Non lo sapremo mai, e poco interessa: dopo qualche difficoltà nella prima settimana di test, gli ultimi giorni di prove in Catalogna videro una monoposto completamente opposta nei comportamenti in pista (anche solo guardandola dalle tribune del Montmelò), con una precisione impressionante in tutte le fasi della curva ed evidenti progressi cronometrici.


Nel ragionare riguardo la competitività della W10 non va dimenticato il ruolo fondamentale del motore, a tratti sottovalutato dai più vista la definitiva consacrazione della Power Unit Ferrari a gruppo propulsivo migliore del lotto. Sarà anche vero, ma prima di progettare una vettura dotata di molto carico aerodinamico, penalizzando di conseguenza i consumi, bisogna essere certi di poter montare alle spalle dei propri piloti un motore valido e parco nei consumi. La mancanza di qualche cavallo rispetto al propulsore di Maranello avrebbe potuto pesare di più se la SF90 avesse cambiato passo prima rispetto a Singapore; così non è stato, e la Power Unit tedesca si è confermata abbastanza potente da supportare magistralmente l’ottimo telaio della W10, affidabilissima (chiedere a Maranello quanto sia importante) e molto parca nei consumi, onorando al meglio l’eredità di una serie di propulsori che hanno scritto, senza esagerare, la storia delle corse.


Altro punto di forza dell’armata argentea sono le strategie. Difficilmente si sono potuti notare errori macroscopici, nonostante sia facile constatare come quando si è dotati della monoposto migliore, e soprattutto della più gentile verso le coperture, diventi molto più agevole elaborare strategie corrette. Ciò non toglie la grande lucidità con la quale in casa Mercedes vengono affrontate praticamente tutte le corse del mondiale da qualche anno: solo in questa stagione, ad esempio, le frecce d’argento hanno conquistato cinque GP senza partire dalla Pole Position, mentre hanno sprecato solo una partenza al palo, in occasione del pazzo Gran Premio di Germania. Qualcosa vorrà pur dire.


Una breve menzione la meritano anche i meccanici del team Mercedes. Vengono quasi dimenticati nel turbinio di complimenti ed esaltazioni varie, mentre secondo chi scrive rappresentano un patrimonio fondamentale per la compagine tedesca. In quanti si ricordano degli errori importanti della squadra pit-stop argentea nella stagione in corso, a parte il disastro in Germania (giustificabile considerando l’improbabilità dell’incidente di Hamilton)? In quanti, allo stesso tempo, ne ricordano pit-stop incredibilmente veloci? Gli uomini del box campione del mondo hanno infatti il pregio di essere costanti, anche se quasi mai velocissimi: la loro quasi perfetta affidabilità si sposa però perfettamente alle necessità strategica di due piloti accompagnati dalla monoposto più veloce del lotto, che difficilmente hanno bisogno di soste talmente veloci da far recuperare una posizione.


Passiamo al quinto fattore di supremazia della Mercedes: i piloti. Badate bene, non rinnego quanto scritto in occasione delle qualifiche del GP di Singapore e non solo. La coppia più veloce del mondiale è quella della Scuderia Ferrari. È anche la meglio assortita, in particolar modo al fine di conquistare i mondiali? No, non lo è. Perché pur perdendo un po’ in verve nella lotta per l’iride piloti, con una monoposto complessivamente dominante come la W10 il binomio Hamilton-Bottas funziona perfettamente. I due sono stati capaci di mettere fine al discorso Costruttori sin dalle prime cinque gare, con altrettante doppiette di fila. Bottas è un gregario perfetto: graffia tanto poco frequentemente quanto, al contrario, si dimostra senza sosta uomo squadra infallibile, capace di ingoiare bocconi amarissimi, a causa dei quali molti piloti sarebbero già scappati dalla scuderia. Hamilton è complementare al finlandese: forte di una capacità di indirizzare il mondiale a suo favore (il mondiale, non una gara) seconda a pochi, l'inglese gode di un ritmo in gara visto in pochi altri grandissimi nella storia.


L'ultimo motivo dell'egemonia Mercedes in questa stagione, o meglio in quest’epoca, risiede nel management e nella gestione del team nella sua interezza. Toto Wolff può stare o meno simpatico, ma non c’è dubbio che la scuderia di Brackley marci come un orologio svizzero. Pochissimi intoppi, l’armonia sembra regnare sovrana (in particolare da quando Rosberg ha lasciato ad Hamilton il ruolo di prima guida indiscussa), ed ha dell’incredibile la capacità di mantenere intatta la fame di vittorie, di progresso tecnologico e di sfida continua per sei anni di fila.


Complimenti quindi a chiunque abbia contribuito a creare un gruppo di persone capace di eguagliare la Ferrari di Montezemolo, Todt e Schuamacher, impresa che sembrava destinata a rimanere per sempre ineguagliata. Tra loro figura anche Niki Lauda: ovunque egli sia, si starà togliendo il cappello come amava fare davanti alle grandi conquiste delle frecce d’argento. SENZAF1ATO si unisce a lui.

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