• Luca Ruocco

VERifica Iridata


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Sì, la premessa è sempre la stessa. Nessuno crede in una Mercedes in difficoltà, la W12 rifilerà trenta secondi a tutti nel primo GP e Toto Wolff tornerà davanti alle telecamere di Drive To Survive per ricordarci quanto la Casa della Stella sia un celestiale mix in salsa Formula Uno di competenze e magistrale interpretazione del catechismo degli sportivi.


Eppure, rimanendo in tema, non esiste un assunto divino che obblighi la Mercedes a vincere ogni singolo campionato della massima serie dall’era ibrida all’eternità. Sarà colpa di una sorta di riflesso incondizionato, figlio di anni di dominio a tinte argentate (spesso a discapito del rosso, ma questa è un’altra storia), tuttavia sembra essere svanita nel nulla la possibilità che qualcuno lavori meglio della Mercedes. Un ragionamento del genere appartiene ormai all’inconcepibile.


È immediato comprendere, però, come una deduzione del genere sia profondamente sbagliata. L’incapacità del reparto tecnico di Maranello di progettare vetture da mondiale non si estende per osmosi a qualunque altra scuderia adeguatamente finanziata. Tra qualche anno il Cavallino Rampante tornerà a giocarsi il titolo, perché Red Bull non potrebbe riuscirci oggi?


Il dubbio non deve concentrarsi sulle capacità degli uomini della Stella di risolvere i problemi di instabilità al retrotreno emersi durante i test. Riusciranno nell’impresa, questo è certo. Piuttosto, non è minimamente detto che ciò basti a distaccare sideralmente la Red Bull. Potremmo finalmente ritrovarci alla vigilia di un mondiale combattutissimo, una sfida epica tra i due piloti più forti della griglia. Da un lato il campione in carica, Lewis Hamilton, avviato verso la conquista di ogni record; dall’altro lo sfidante, Max Verstappen, finalmente dotato di una monoposto da prima fila ad ogni corsa.


È dentro ad uno scenario del genere che sorge il quesito forse più affascinante del 2021: Max Verstappen è pronto ad un titolo iridato?


MAX HA GIÀ VINTO IN CARRIERA?

La domanda è posta in questo modo esattamente per farvi alzare un sopracciglio. Certo che Max ha già vinto, dieci volte in Formula Uno. Un dato, se rapportato alle statistiche dei grandi campioni della massima serie, non del tutto esaltante, anche se il metro di giudizio cambia tenendo in considerazione la noiosissima forza dello squadrone Mercedes. Piuttosto, il grado di assurdità della domanda diminuisce quando, indagando il curriculum dell’asso olandese, si nota che l’ultimo titolo risale ai Master F3 di Zandvoort del 2014. È passata un’eternità, insomma, e non bisogna scordare che, a differenza della gara secca olandese, il campionato fu vinto da Ocon. Max in monoposto ha vinto solo una serie, la Toyota Racing Series neozelandese dell’inverno 2014.


La lunghissima carriera in Kart lo ha visto trionfare in diverse finali, così come soccombere ad errori propri in tante altre. Il talento di Verstappen è emerso prepotente dai primi anni di competizioni, brillando via via più forte fino ad attirare lo sguardo dell’intero paddock di Formula Uno. Non si viene contesi per caso – tra l’altro a metà del primo anno in monoposto - da Mercedes e Red Bull. Allo stesso tempo, però, non si può negare come nella carriera dell’enfant prodige manchi la vittoria di un campionato minore. In F3, come già accennato, Ocon lo sconfisse nell’arco di una stagione, anche se è corretto ricordare come Max non pilotasse sicuramente la vettura migliore del lotto; a Macao l’olandese buttò via una probabile vittoria sbattendo nella corsa di qualifica. Poi arrivò l’offerta Red Bull di un sedile in Toro Rosso e tutto cambiò. Si potrebbe quindi dire che, in fondo, siano le occasioni ad essere mancate piuttosto che il pilota. Il problema è che, senza esse, neanche il pilota è stato messo alla prova. Sicuramente vincere un Gran Premio di Formula Uno rappresenta un esame più che complesso; quanto cambia, però, è la tensione associata alla vittoria di un campionato, la necessità di dimostrare sufficiente padronanza di sé stessi su più gare, e non una sola. Anche perché, è bene ricordarlo, complice lo strapotere Mercedes, parte delle vittorie di Verstappen fu figlia di circostanze eccezionali, per le quali la Red Bull risultava momentaneamente dominante (Malesia 2017, Messico 2017 e 2018, Abu Dhabi 2020).


SEGNALI DI CRESCITA

Al Sakhir, primavera 2018. Nella serata di una domenica mediorientale Verstappen colleziona il primo scontro di una sconfortante serie al limite del concepibile. L’aggancio con Hamilton – al termine di un sorpasso da antologia, è bene ricordarlo – lo vede uscire malconcio, tanto che si ritira dopo appena un giro; in Cina Max centra Vettel mentre tenta di rimontare furiosamente Ricciardo – che andrà a vincere –, dopo aver perso la posizione sul compagno di squadra a causa di un attacco senza senso sempre ad Hamilton; in Azerbaijan viene tamponato da Ricciardo dopo una lotta fratricida senza esclusione di colpi; a Monaco sbatte nelle terze prove libere buttando via una vittoria pressoché certa nella corsa più importante della stagione.

*Nel 2016 il confronto è con Sainz per le prime quattro gare, poi con Ricciardo

Da quel momento Verstappen è cambiato. L’interruttore è scattato, tanto in pista quanto nelle dichiarazioni alla stampa. Paziente al volante di una Formula Uno, molto meno sbruffone con un microfono sotto il naso. I colpi di testa non sono finiti, ma sono diventati rari e soprattutto comprensibili senza dover vestire i panni dell’avvocato del diavolo. Per quanto fastidiose, le dichiarazioni di Austin 2019 sul motore Ferrari irregolare furono palesemente dettate dai vertici della squadra. Binotto, infatti, urlò addosso ad Horner e non al ragazzo. Il testacoda alle spalle di Perez ad Istanbul 2020 fu un eccesso di ottimismo dettato dalla consapevolezza di non aver nulla da perdere. Non giustificabile ma di certo comprensibile.

*Nel 2016 il confronto è con Sainz per le prime quattro gare, poi con Ricciardo

I numeri, ed abbiamo scelto solo due delle possibili statistiche, parlano chiaro. Verstappen è in crescita continua e grosso modo inarrestabile. Certamente Gasly e Albon non valgono un Ricciardo, ma sia il trend dei punti che quello del distacco medio in qualifica sono impietosi nel mostrare come Max stesse già cominciando a dominare nel periodo 2017-2018, anche con l’australiano dall’altro lato dei box.


LA PROVA FINALE

Si potrebbe continuare all’infinito nell’elencare le doti di un pilota francamente eccezionale. Capace di dimostrare il proprio talento in gare singole (Brasile 2016 su tutte) così come, soprattutto da metà del 2018, nell’arco di più appuntamenti. Verstappen sa sorpassare, è ottimo nel difendersi ed è forse l’unico pilota della griglia del quale non si conoscono le preferenze nel comportamento della vettura. Lo stile di guida di Max rimane un concetto inesplorato.


Quanto importa adesso, però, non può che essere altro. Forse non ha senso chiedersi se un pilota, prima di diventare campione, sia davvero pronto. Schumacher lo era, dentro ad un’annata funesta e contestatissima? Senna si era mai giocato un titolo prima di affrontare Prost, ai tempi il pilota più vincente della sua epoca? In entrambi i casi la risposta è opinabile, aperta alle più accese discussioni.


Sarà così anche per Verstappen. L’olandese dimostrerà il proprio valore iridato, nel caso, solo tra una decina di mesi. In quel momento saremo a conoscenza del numero di errori sotto pressione, dei podi portati a casa e dei punti sottratti, dei ritiri evitati e degli attacchi indovinati.


La prova finale, l’esame di laurea di Verstappen potrebbe essere alle porte. Max, almeno sulla carta, non ha evidenti lacune. È maturato, è veloce, a tratti è spietato.


Lo sarà, però, anche la commissione esaminatrice: Lewis Hamilton. Il pilota più vincente della storia della Formula Uno. L’avversario più ostico che potesse capitare. Sarebbe la battaglia del decennio.

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