• Luca Ruocco

Bandiere a Scacchi - GP Russia 2021


Il tracciato di Sochi, noto ai più per l’esigua varietà della sfida offerta ai piloti (eufemismo), stavolta regala il Gran Premio di Russia più esaltante di sempre.


Complice una griglia stravolta dalle qualifiche bagnate del sabato e dalle numerose penalità, la gara non è mai scevra di sorpassi ed emozioni; a pochi giri dalla fine, però, un rovescio di pioggia improvviso determina un colpo di scena dagli esiti imprevedibili, capace di lasciare appassionati e addetti ai lavori con il cuore in gola per una decina di minuti.


Scoprite allora, tramite la Bandiere a Scacchi, chi tra i protagonisti di una delle corse più folli della stagione ha ben figurato, conquistando tutte e cinque le bandiere, e chi – per un motivo o per l’altro – ha vissuto un fine settimana lontano dalla perfezione.


LEWIS HAMILTON, 1°: 🏁🏁🏁🏁

Il fine settimana della centesima vittoria in carriera è tutto fuorché perfetto per Hamilton. Chiamato ad una vittoria annunciata ed imprescindibile in ottica iridata, vista la partenza dal fondo di Verstappen, Lewis è vittima di una distrazione costosissima nei minuti finali di una qualifica altrimenti dominata; l’inglese non scatta male dalla quarta casella ma alla prima staccata è inghiottito da un gruppone di piloti con molto meno da perdere.


Sesto alle spalle di Ricciardo, Hamilton sembra condannato ad una domenica difficile; al contrario, il campione del mondo in carica si risveglia appena trova pista libera, vola fino alle spalle di Norris ed è tanto umile quanto esperto nel fidarsi della scelta del muretto durante i giri finali, montando le intermedie al momento perfetto. La vittoria, giunta in extremis, è più che meritata; per vincere questo campionato, però, Lewis dovrà andare oltre i propri – elevatissimi – limiti. Ci riuscirà?


VALTTERI BOTTAS, 5°: 🏁🏁

A quanto pare, la Power Unit montata a Monza sulla monoposto numero 77 destava davvero forti preoccupazioni in casa Mercedes, da cui la decisione di non scattare dalla settima casella in griglia con in vettura il secondo motore stagionale, ormai al limite del chilometraggio.


Non trattandosi di sacrificio per marcare Verstappen, la retrocessione perde quindi il potere di avvilente umiliazione, il che aumenta le domande riguardo la prestazione del finlandese. La W12 soffrirà in aria sporca, ma è possibile Bottas non riesca mai a forzare un sorpasso, faticando enormemente a scavalcare Aston Martin e Alfa Romeo, nonostante una monoposto ben più veloce? Nel finale la geniale – e disperata – chiamata del muretto lo salva, garantendogli un 5° posto ben lontano dai meriti del resto della corsa.


MAX VERSTAPPEN, 2°: 🏁🏁🏁🏁

Il Gran Premio di Russia potrebbe entrare negli annali della Formula Uno come la corsa che ha presentato al mondo la nuova versione di Max Verstappen. Spietato e veloce come al solito ma, novità assoluta, fine calcolatore.


L’olandese scatta dal fondo relativamente bene, ma è molto intelligente nel non forzare mai la rimonta, sfruttando solamente occasioni limpide come il duello Vettel-Leclerc. Il passo mostrato non è mai eccellente (Sochi si rivela ben più ostica del previsto per chi insegue, complice il freddo e la pista poco gommata, con Norris capace di abbassare di 2’’ al giro i propri tempi in aria libera nel 2° stint), eppure Max non si scoraggia mai ed evita di combattere battaglie pericolose come quella contro Alonso. È tra i migliori a gestire le Hard su asfalto viscido e chiama in autonomia il passaggio alle intermedie, emergendo dal caos pioggia 2°; il destino lo ha aiutato, ma così corrono i campioni. Soprattutto quelli del mondo.


SERGIO PEREZ, 9°: 🏁 🏁

Qualche sprazzo di luce nel fine settimana del messicano si può intravedere: dal passo con Hard usate fino alle tornate su asfalto viscido passando per l’assenza di gravi errori. Quanto manca, però, sono i guizzi: Sergio interpreta troppo tardi le condizioni umide, soprattutto rispetto a Verstappen, in qualifica fatica enormemente e in gara, raggiunto Hamilton, non affonda mai un attacco che sarebbe valso oro per Max e la Red Bull. Sicuramente è all’altezza della situazione, ma fatica a mostrarlo.


LANDO NORRIS, 7°: 🏁🏁🏁🏁

La prestazione di Norris nel fine settimana russo, a livello di guida, è semplicemente sublime. In qualifica sfrutta come meglio non può la perfetta posizione in pista, portando le coperture in temperatura a differenza di tanti altri; al via non può nulla contro la lunghezza del rettifilo (anche se concedere la scia a Russell sarebbe stato più furbo), ma si riscatta in fretta approfittando del graining che attanaglia Sainz.


Conquistata la testa della corsa, Lando è magistrale. Mai una sbavatura, ritmo eccellente in ogni fase. Nel finale, poi, quando l’asfalto si fa viscido respinge un attacco di Hamilton e addirittura lo distanzia. Il muretto McLaren, però, non lo aiuta nelle fasi decisive e Lando non prende la decisione corretta, rimanendo troppo a lungo in pista: un peccato veniale dalle conseguenze enormi. Si riscatterà.


DANIEL RICCIARDO, 4°: 🏁🏁🏁

Il risultato finale della corsa dell’australiano è ottimo ma relativamente bugiardo. Se il confronto con Norris è impietoso ma irrilevante in quanto a prestazioni, dato che Daniel corre sempre in aria sporca, passata Monza si poteva immaginare qualcosa di più, soprattutto al sabato. I passi avanti rispetto ad inizio stagione ci sono, ma la posizione finale è principalmente frutto della scelta di rientrare ai box a causa di un treno di Hard finito e numerosi errori, il che ha reso consigliabile una scommessa verso le intermedie. La strada da percorrere, evidentemente, è ancora lunga.


LANCE STROLL, 11°: 🏁

Stroll sfrutta ottimamente la 7° casella in griglia, una delle migliori considerando la pulizia dell’asfalto e l’enorme scia sfruttabile in vista della prima curva; è 4° nel primo stint, senza però riuscire mai ad attaccare Russell. Il sorpasso arriva con un pit-stop iper-anticipato, che lo costringe però ad una seconda metà di corsa lenta e nel traffico. Giunta la pioggia, Lance va nel pallone toccando due volte Vettel e mandando in testacoda prima Gasly, poi sé stesso. Un livello molto basso, proprio come quello mostrato nelle interviste post-gara: rispondere a monosillabi arroganti non aiuta chi sta semplicemente compiendo il proprio lavoro, indipendentemente dal risultato della gara appena corsa.


SEBASTIAN VETTEL, 12°: 🏁🏁

Il duello con Leclerc nei primi giri è una dimostrazione da manuale di come difendersi senza alcuna scorrettezza, bensì con furbizia alquanto redditizia. Una volta perso il treno di Ferrari e Red Bull, però, nonostante gestisca bene le gomme Vettel è troppo lento, non riesce mai a liberarsi del traffico e nel finale entra troppo tardi ai box, unico tra i piloti super-esperti.


ESTEBAN OCON, 14°: 🏁

Incolore, ancor più che a Monza. In partenza si perde e rimane bloccato dietro a Bottas per quasi tutta la corsa, senza ritmo e possibilità di mostrare un passo almeno vicino a quello del compagno di squadra. Neanche l’umido, la sua condizione, sembra aiutarlo ed è un peccato, dati i picchi mostrati in stagione.


FERNANDO ALONSO, 6°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Lo aveva annunciato, dopo le furbizie in partenza di Ricciardo al Red Bull Ring: lui, Fernando, non sarebbe stato da meno. A Sochi lo spagnolo nei giri di schieramento testa la traiettoria perfetta nella via di fuga, e appena blocca l’anteriore destra in partenza, si lancia verso la chicane in polistirolo guadagnando almeno due posizioni. Un’azione al limite del legale che in realtà lo aiuta solo relativamente, dato che Ricciardo ed Hamilton lo ripassano mentre fatica a mandare in temperatura le Hard. Trovato il ritmo, però, Fernando gestisce la corsa alla grande.


Nel finale ‘paga’ l’ottimo ritmo sull’asfalto viscido, che lo convince a percorrere un giro di troppo sulle Medie, anche se si salva all’ultima occasione imboccando la corsia box appena prima del diluvio, preservando così il 6° posto finale.


CHARLES LECLERC, 15°: 🏁🏁🏁

Il primo giro di Leclerc, che lo vede passare da 19° a 12°, è una magia sportiva al limite del razionale. Purtroppo per il monegasco, però, la difesa eccellente di Vettel gli fa perdere molto tempo e la posizione su Verstappen (passare il tedesco subito avrebbe svoltato la corsa fino a un possibile podio); la sua rimonta continua, nonostante gomme molto spremute, e tra la Power Unit nuova, una SF21 ben bilanciata e una gestione di gomme superiore a quella di Sainz, Charles conquista virtualmente un buon bottino di punti.

Il pit-stop lento lo costringe ad un costosissimo supplemento di battaglie e a non mostrare mai il proprio vero ritmo; Leclerc è però chirurgico nei sorpassi e il più veloce quando cadono le prime gocce di pioggia. Freddo nel non rientrare davanti a Sainz (il box non sarebbe stato pronto ad un doppio stop), il monegasco posticipa troppo il passaggio alle medie, soprattutto quando non segue Alonso una volta chiara la necessità di passare a gomme scolpite. Il muretto Ferrari, però, come quello McLaren avrebbe dovuto imporsi; il podio sarebbe rimasto una chimera, ma la corsa del numero 16 avrebbe meritato almeno qualche punto.


CARLOS SAINZ, 3°: 🏁🏁🏁🏁

Perfetto in qualifica, manca la Pole Position solamente a causa della pista ben più asciutta al passaggio di Norris. Tutto sommato, però, partendo secondo può approfittare della scia, gioco che gli riesce perfettamente anche grazie ad una staccata poderosa.


Il primo stint di Sainz va a rotoli quando, in testa alla corsa, lo spagnolo inizia a soffrire enormemente di graining, vero e proprio tallone d’Achille della SF21: tra pista fredda, sporca e gomme morbide, le condizioni non sorridono di certo al figlio del Matador. Costretto ad una sosta molto anticipata, Carlos fatica a passare Bottas e Gasly, anche se è bravo a sfruttare la gommatura parziale del manto stradale per evitare il graining sulle Hard. Rispetto a Leclerc, Sainz deve anche risparmiare molto più carburante, il che lo rallenta ulteriormente. Nel finale è bravo a non sbattere a gomme finite ed è quasi forzato a rientrare ai box al momento giusto; il podio, in definitiva, è più che meritato, anche se guidare la corsa deve aver avuto tutt’altro sapore.


PIERRE GASLY, 13°: 🏁🏁

La corsa di Gasly è rovinata sin dal sabato, quando il muretto ne decreta l’eliminazione in Q2 tentando di risparmiare un set di intermedie. In gara, però, Pierre parte male e fatica enormemente a recuperare posizioni, seppur si difenda bene. Nel post-gara si lamenta moltissimo del passaggio tardivo alle intermedie: lui, però, a differenza di altri colleghi non si impone; sarebbe stato più elegante glissare e discuterne internamente.


YUKI TSUNODA, 17°: 🏁

Non riesce mai a trovare ritmo. In nessuna delle fasi di gara, tanto meno in qualifica. Difficoltà che iniziano a sorprendere, come il passaggio nel finale a gomme… Soft! Tutto ok, muretto?


KIMI RÄIKKÖNEN, 8°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Il finlandese rientra dalla convalescenza post Covid alla grandissima. Veloce in qualifica, almeno rispetto ai limiti della vettura sul bagnato, in gara Kimi è eccellente. In partenza guadagna i margini della top-ten, per poi difendersi alla grande dai rimontanti e rimanere sempre in zona Aston Martin/Bottas/Ocon. Fatica nel finale complice il consumo del motore Ferrari ma indovina il momento in cui passare alle intermedie, conquistando quattro punti meritatissimi.


ANTONIO GIOVINAZZI, 16°: 🏁🏁

Problemi ai freni in qualifica, radio spenta per tutta la gara. Antonio non avrà brillato di certo, soprattutto nei primi giri, ma in una corsa tanto caotica non poter parlare con il box è una vera e propria condanna, soprattutto considerando la complessità delle vetture attuali.


MICK SCHUMACHER, DNF: 🏁🏁

Qualifica eccellente, partenza pessima segnata da qualche problema tecnico, ritiro per l’esacerbarsi degli stessi. In una corsa che poteva regalare sorprese, Mick non può nulla.


NIKITA MAZEPIN, 18°: 🏁🏁

Mediocre nelle prove cronometrate, dove paga più di 4’’ su Schumacher, Mazepin si riscatta con un ottima partenza e una buona difesa della posizione nel primo stint. Chiusura indecente su Tsunoda a parte (seconda bandiera bianco/nera della stagione). Nella seconda parte di gara retrocede inesorabilmente, senza mai brillare.


GEORGE RUSSELL, 10°: 🏁🏁🏁

In qualifica è decisamente frizzante anche se, considerando che aveva a disposizione tre giri sulle Soft e una batteria completamente carica (a differenza di Norris e Sainz), era lecito aspettarsi ancora di più. In gara è bravissimo in partenza e nella difesa iniziale della 3° posizione; una volta finito nel traffico, però, ha poco ritmo e non indovina il momento perfetto per rientrare ai box.


NICOLAS LATIFI, DNF: 🏁🏁

Paga la sostituzione della Power Unit rimanendo bloccato dietro a Mazepin durante la prima porzione di corsa. Non riesce però a forzare il sorpasso, a differenza di Giovinazzi, e nel finale va a sbattere tradito dall’asfalto viscido. Non la migliore delle sue giornate.

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