• Luca Ruocco

Bandiere a Scacchi - GP Turchia 2021


Il clima autunnale del Bosforo sbaraglia qualunque previsione della vigilia costringendo i piloti ad una sfida mai vista prima: consumare lo strato superficiale delle coperture intermedie per renderle delle semi-slick adatte ad un asfalto… semi-asciutto.


Tra vincitori e vinti, contendenti al titolo e alla vittoria di tappa, chi avrà conquistato tutte e cinque le bandiere a scacchi?


Trovate invece qui l’analisi di Col Cuore in Gola sulla strategia decisa dal muretto Ferrari e da Leclerc per la gara del monegasco.


LEWIS HAMILTON, 5°: 🏁🏁 🏁

Tutto sommato, Hamilton può sorridere davanti all’ordine d’arrivo. Verstappen non ha vinto la corsa in cui l’inglese ha scontato la penalità per un motore nuovo; inoltre, giungere quinto al traguardo partendo in mezzo al gruppone in una corsa segnata dalla pioggia somiglia terribilmente ad un pericolo scampato.


Il sorriso, però, non può che essere tirato. Per tutto il fine settimana Lewis è stato il più veloce in pista e, fermandosi in contemporanea a Verstappen e Bottas, un podio sarebbe stato più che probabile. L’inglese ha preferito scommettere sulla durata delle intermedie puntando al bottino di tappa. Un azzardo proporzionato al ritmo mostrato nel fine settimana ma che, a dicembre, potrebbe costare carissimo.


VALTTERI BOTTAS, 1°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Magistrale. Non esiste parola migliore per descrivere la corsa turca di Valtteri Bottas, capace di elevarsi a livelli mai raggiunti sul bagnato ed eguagliati solamente ad Austin 2019.


La W12 vola in ogni condizione a Istanbul e, privo dell’assillo-Hamilton nei paraggi, il finlandese controlla ogni fase della corsa, dalla partenza al traguardo, mostrando solo nel finale lo stratosferico ritmo potenzialmente a disposizione. Nessuna sbavatura seria, cattiveria nel sorpasso a Leclerc e il compito di sottrare punti a Verstappen finalmente eseguito: sbloccatosi grazie alla prima vittoria stagionale, può diventare l’ago della bilancia?


MAX VERSTAPPEN, 2°: 🏁🏁🏁🏁

Se questo è il livello dei compitini di Verstappen, in Mercedes dovranno cominciare a preoccuparsi seriamente. In fondo è innegabile: la corsa dell’olandese, a Istanbul, non raccoglie né più né meno di quanto possibile.


Sin dal venerdì gli ingegneri Red Bull comprendono che la pista asiatica li obbligherà ad un grattacapo nella definizione dell’assetto simile a quanto accaduto a Budapest. Complice l’elevatissimo grip dell’asfalto, il posteriore della RB16B non perde mai aderenza, innescando un sottosterzo impossibile da eradicare. In condizioni asciutte, o semi-asciutte, Verstappen non può nulla.


Max lo comprende ed evita di cercare di più, non spingendo mai oltre i limiti della vettura e riconquistando il comando in classifica generale. Il tutto in attesa di tempi migliori.


SERGIO PEREZ, 3°: 🏁🏁🏁🏁

Mancava da tempo sulle piste del Mondiale un Sergio Perez spietato. Ad Istanbul, complice un incatenarsi di eventi favorevoli, le doti nel corpo a corpo del messicano sono tornate a farsi ammirare.


Il numero 11 sfrutta infatti il contatto Gasly-Alonso per rimanere a contatto dei primi, pur faticando nei confronti di Leclerc; si difende poi stupendamente dagli attacchi di Hamilton, regalando la perla di giornata in curva 1, e nel finale gestisce al meglio la messa in temperatura del nuovo set di intermedie andando a cogliere un podio meritato. Finalmente.


LANDO NORRIS, 7°: 🏁🏁🏁

In un fine settimana da cancellare per la McLaren, Norris evita il tracollo limitando i danni in classifica Costruttori.


In grande difficoltà sul giro secco, Lando corre nella terra di nessuno durante la prima parte di corsa, lontano sia da Gasly, sia da Stroll. Montato un nuovo set di intermedie, ne cura abilmente la difficoltosa fase di consumo iniziale per poi trovare un passo tutto sommato competitivo, tanto da avvicinare Hamilton e Gasly nel finale. Attaccarli, però, è impossibile.


DANIEL RICCIARDO, 13°: 🏁

Il fine settimana del Gran Premio di Turchia, assieme a Montecarlo, è il peggiore della stagione di Ricciardo.


L’australiano non guadagna mai fiducia nei confronti della vettura, tanto che in qualifica Sainz lo relega fuori dal Q2, in gara rimane bloccato nelle retrovie senza mai rimontare e, passato per primo ad un nuovo set di intermedie, negli ultimi giri si ritrova con le coperture troppo consumate.


Rimane eccessivo il distacco pagato da Norris.


LANCE STROLL, 9°: 🏁🏁🏁

Anonimo ma efficace (nei limiti della AMR21), viene inquadrato solo quando offre scarsa resistenza all’attacco di Hamilton. Una scelta ben ponderata, date le scarse probabilità di successo e l’eventuale tempo perso in una corsa che, però, molto difficilmente avrebbe potuto regalare più di quanto ottenuto. Anche senza un pit-stop a rilento, tenere la posizione su Sainz sarebbe stato impossibile.


SEBASTIAN VETTEL, 18°: 🏁🏁

Ad un sabato amaro vista l’ennesima undicesima piazza segue una domenica semplicemente da dimenticare.


Al via tenta rimanere agganciato al gruppo dei migliori ma, misteriosamente, il ritmo è scarso nonostante condizioni simili a quelle in cui aveva eccelso un anno fa con la Ferrari. Senza nulla da perdere, tenta l’azzardo delle Medie che non ha successo e lo costringe ad un finale di rimessa, seppur dotato finalmente di un ritmo ai livelli di Stroll.


ESTEBAN OCON, 10°: 🏁🏁🏁

Per tutto il fine settimana fatica enormemente rispetto ad Alonso, tanto sul giro secco quanto sul ritmo gara. Rimane per gran parte della corsa negli scarichi di Vettel, senza mai riuscire ad affondare la stoccata, eppure nel finale conquista un punto preziosissimo.


Come? Restando in pista per tutta la gara con lo stesso set di intermedie, completamente distrutto al traguardo. Ottima intuizione e gestione perfetta degli ultimi, interminabili giri a rilento. Le difficoltà nel passo, però, come ammesso da Ocon stesso vanno risolte.


FERNANDO ALONSO, 16°: 🏁🏁

Il testacoda alla prima curva innescato dalla toccata di Gasly priva il GP di uno dei protagonisti più attesi, dopo una qualifica ad altissimo livello e con la prospettiva di una corsa in condizioni che tendono ad esaltare El Nano.


La leggerezza successiva danneggia enormemente Mick Schumacher (con il quale si è scusato nel post-gara) e, complice la penalizzazione conseguente, lo relega ancor più in fondo al gruppo. Un vero peccato.


CHARLES LECLERC, 4°: 🏁🏁🏁🏁

Il Gran Premio di Turchia, per Leclerc, rappresenterà d’ora in poi il prototipo dell’evento agrodolce.


Per il secondo anno consecutivo a Istanbul un podio meritatissimo sfuma nel finale, dopo uno dei migliori fine settimana della stagione in quanto a prestazioni. Il monegasco, infatti, sin dal venerdì si esalta sui saliscendi asiatici. In qualifica è 4° a 69 millesimi da Verstappen e, complice la penalità di Hamilton, per gran parte della gara rimane terzo con il medesimo ritmo della Red Bull numero 33.


La sequenza dei pit-stop offre tanto alla squadra quanto a Charles la ghiotta occasione di vincere, a patto di rimanere in pista con intermedie usurate sperando in un crollo di chi segue o nel passaggio a gomme da asciutto. Una speranza che Leclerc coltiva ben oltre il muretto, optando per ulteriori ritardi nel cambiare le coperture che, con il senno di poi, lo espongono all’attacco di Perez mentre fatica a trovare il bilanciamento con le nuove intermedie.


Il passo eccellente, però, rimane, come la curiosità di appurare la crescita della SF21 in condizioni di asciutto vero e proprio.


CARLOS SAINZ, 8°: 🏁🏁🏁🏁🏁

In nessun frangente del fine settimana Carlos può ottenere qualcosa di più; ergo, merita pieni voti.


Dopo un venerdì votato alla preparazione della rimonta da fondo griglia (a causa della nuova PU montata sulla monoposto 55), Sainz al sabato esclude Ricciardo in Q1 e offre una scia geniale a Leclerc nel Q2.


In gara è attento durante il primo giro ma, al contempo, non perde tempo nel recuperare posizioni, sorpassando 10 avversari come fossero birilli e piazzandosi 9° dietro a Stroll prima del pit-stop. L’operazione è lentissima, con gli uomini di Maranello colpiti per la prima volta dalla nuova direttiva in materia di soste ai box, e Carlos si ritrova così per diversi giri bloccato dietro ad Ocon. Una volta scartato il francese, il suo ritmo è il secondo migliore in pista dopo Bottas e lo porta ad avvicinare Norris nel finale, lasciando presagire come fosse possibile infastidire tanto l’inglese quanto Gasly, o addirittura Hamilton. Non male, come rimonta, in una gara tra l’altro senza ritiri.


PIERRE GASLY, 6°: 🏁🏁🏁🏁

A seguito di un venerdì molto complesso, gli ingegneri Alpha Tauri rivoluzionano l’assetto della AT02 e da quel momento il fine settimana di Gasly cambia. Una qualifica ottima e una gara consistente e molto veloce, non troppo lontana dai primi ed impreziosita dall’attacco finale nei confronti di Hamilton. L’unico peccato è il contatto con Alonso, la cui penalità – giusta o meno – Pierre è bravissimo a minimizzare senza lasciarsi coinvolgere nella guida.


YUKI TSUNODA, 14°: 🏁🏁

La prima parte della corsa del giapponese è un barlume di speranza in una stagione difficile, con la difesa gagliarda su Hamilton degna di un pilota molto più esperto di Yuki.


Peccato che dopo il sorpasso subito Tsunoda perda troppo ritmo fino al testacoda poco prima dei pit-stop, che lo relega ad una posizione più abituale, anche se lontana dalle buone prestazioni messe in mostra nel fine settimana.


KIMI RÄIKKÖNEN, 12°: 🏁🏁🏁

In condizioni che da sempre lo esaltano Kimi si dimostra più veloce di Giovinazzi, arrivando a suggerire un ordine di scuderia nel finale. Non è dato sapere se il finlandese avrebbe davvero passato Ocon ma quanto è davvero curioso, piuttosto, è il notare una vettura incredibilmente incostante.


Senza la qualifica horror del sabato, Raikkonen avrebbe tranquillamente rivaleggiato con Stroll. Possibile non si riesca mai a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle?


ANTONIO GIOVINAZZI, 11°: 🏁🏁🏁

Si difende meglio di Raikkonen al sabato e, nella seconda metà di corsa, si ritrova nuovamente davanti al compagno di squadra, il quale è più veloce di Antonio e richiede lo scambio di posizioni, puntualmente concesso.


Peccato che Antonio stesse gestendo le gomme senza mai spingere in curva 8; dalla richiesta in poi il pugliese alza il ritmo e, nel finale, sfiora i punti finendo in coda ad Ocon. Non rispettare gli ordini di scuderia è un pessimo segnale riguardo lo stato delle trattive ma, in questo caso, appare corretto sostenere l’orgoglio di Antonio: perché non gli è stato comunicato prima di spingere?!?


MICK SCHUMACHER, 19°: 🏁🏁🏁🏁🏁

La seconda qualifica di alto livello per Schumacher è addirittura esaltante, con il tedesco che raggiunge la 14° piazza al volante di una Haas e si rammarica di non aver avuto gomme soft nuove per puntare ancora più in alto in Q2.


Al via Mick si difende bene ma, purtroppo, la tamponata di Alonso lo relega a fondo gruppo, con il solo obiettivo realistico di battere Mazepin. Ça va sans dire, raggiunto.


NIKITA MAZEPIN, 20°: 🏁🏁

Va completamente nel pallone in qualifica, dove è distante quasi 3 secondi dal compagno. In gara gli si appannano gli specchietti e, complice il cambio temporaneo di ingegnere di pista, gestisce pessimamente i doppiaggi, rischiando addirittura di sbattere fuori Hamilton.


Ha più di una scusante ma i limiti appaiono evidenti.


GEORGE RUSSELL, 15°: 🏁 🏁

Inconsistente come mai accaduto in stagione. Al sabato manca l’ennesimo miracolo complice un errore nel giro finale in Q2. In gara, però, non trova mai ritmo ed è solo davanti a Latifi tra i piloti risparmiati da problemi.


NICOLAS LATIFI, 17°: 🏁🏁

Vale lo stesso commento riservato al compagno di squadra cambiando il giudizio sulla qualifica, pessima a causa di un errore nel computo dei giri da parte del muretto. Un vero peccato, dato il ritmo sull’umido di Latifi, anche se la FW43B ad Istanbul faticava enormemente.


Fonte immagine: Jean Todt / Twitter

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