• Luca Ruocco

Bandiere a Scacchi - GP Ungheria 2021


Pioggia, tamponamenti, colpi di scena e difese di posizione leggendarie. Sono solo alcuni degli ingredienti che hanno dato vita al Gran Premio d’Ungheria, la tappa più folle di un campionato che si avvia ora alla pausa estiva.


Quante delle cinque bandiere a scacchi avrà conquistato ognuno dei piloti?


* Le posizioni d’arrivo e le valutazioni tengono conto della squalifica di Sebastian Vettel, in attesa dell’eventuale procedere di un appello da parte dell’Aston Martin.


LEWIS HAMILTON, 2°: 🏁🏁 🏁 🏁

Senza ombra di dubbio, Sir Lewis non può che ritenersi soddisfatto al termine di un fine settimana dal quale – sulla carta – doveva uscire con le ossa rotte. Aver mancato la vittoria a causa di un errore macroscopico non esalterà di certo i campioni in carica – nessun ragionamento logico giustifica il partire con intermedie su pista asciutta -; di ragioni per sorridere, però, ce ne sono a bizzeffe. Dal passo eccellente sul giro secco a pista caldissima, che ha aiutato Lewis a tenersi lontano dallo strike iniziale di Bottas, alla rimonta tutto sommato efficace fino al primato in classifica, l’inglese non avrebbe mai immaginato di recuperare su Verstappen 39 punti in due gare. Eppure è accaduto, e gran parte del merito sta proprio nella capacità di non mollare mai di Hamilton.


VALTTERI BOTTAS, DNF: 🏁

Ora, il fine settimana di Bottas, fino allo spegnimento dei semafori, procede secondo i piani. Battere Hamilton a Budapest è impossibile; il secondo posto in griglia, perciò, rasenta la perfezione. Proprio come 12 mesi fa, però, l’asfalto viscido inganna il finlandese, scattato a rilento e inghiottito dal gruppo, fino al momento della staccata. Da lì in poi, blackout totale: punto di frenata mancato, carambola su Norris, Perez e Verstappen. Un errore tanto grave quanto fortunato – per la Mercedes – nelle conseguenze; Valtteri, purtroppo, potrebbe al contrario pentirsene amaramente mentre cercherà una nuova scuderia per il 2022.


MAX VERSTAPPEN, 9°: 🏁🏁🏁

Le note seriamente negative del fine settimana di Verstappen sono due: il motore di Silverstone, rivelatosi irrecuperabile dopo le qualifiche, e il nervosismo dimostrato nella gestione delle polemiche seguenti all’incidente di Silverstone. In questo momento del campionato, mostrare agitazione – complice l’appello Red Bull rigettato – è un invito fin troppo ovvio alla macchina da guerra comunicativa Mercedes. Al contrario, i risultati in pista rientrano nel novero dei normali alti e bassi stagionali, che capitano anche alle scuderie al vertice. Nessuno pensava che in Austria Max dominasse, come era imprevedibile la Red Bull si perdesse nel caldo ungherese. Gli incidenti in partenza, poi, fanno parte dell’imprevedibile, e tutto sommato Max – senza mezza monoposto – si è dimostrato calmo ed efficace nel conquistare due preziosissimi punti. Guadagnati, e non persi, in un contesto del genere. D’ora in poi, però, servirà ritrovare freddezza soprattutto al di fuori della vettura.


SERGIO PEREZ, DNF: 🏁🏁🏁

La sufficienza che si porta a casa Sergio somiglia quanto più possibile ad un piccolo, confidente incoraggiamento in vista delle vacanze estive. Perché uscire alla prima curva di una delle poche corse dove ci si è qualificati nella minima posizione che compete, rasenta davvero il tragicomico. Senza considerare la Power Unit Honda non più abile al servizio. Rassegnato.


LANDO NORRIS, DNF: 🏁🏁🏁

Un timido sorriso, ripensando a delle qualifiche tutto sommato positive, a degli aggiornamenti funzionanti e ad una partenza al fulmicotone, Lando potrà anche concederselo. Per il resto, i primi giorni di vacanza passeranno nello scoramento per aver subito un tamponamento (rima orrenda, ci perdonerete) al limite dello scibile umano.


DANIEL RICCIARDO, 11°: 🏁🏁🏁

Vittima incolpevole dell’azione da kamikaze di Stroll, Daniel vede svanire un podio pressoché certo – si sarebbe giocato con Leclerc la seconda posizione in uscita dalla prima curva – dopo una partenza tendente al miracoloso, capace di cancellare in pochi metri l’ennesima qualifica complessa. Dalla ripartenza in poi, è una lotta impari con una monoposto troppo danneggiata per puntare alla zona punti.


LANCE STROLL, DNF: 🏁

In una sorta di perversa gara all’azione più sconsiderata, Lance si mette d’impegno e indovina una mossa degna di un kartodromo in giornata noleggi. Risulta francamente incomprensibile comprenderne le intenzioni quando, al contrario dell’amico Ocon, non si accoda alla Ferrari di Leclerc, la punta, manca la frenata e preso dal panico si butta sull’erba per evitarla – il luogo più scivoloso in circolazione, finendo per centrarla ancora meglio e spedendola contro la McLaren di Ricciardo. Un numero d’alta scuola che meritava una punizione più severa di quella comminata a Bottas – il quale almeno aveva la scusa del bloccaggio aerodinamico di Norris – e che, francamente, non rende per nulla giustizia alle importanti abilità sul bagnato di Lance.


SEBASTIAN VETTEL, DSQ: 🏁🏁🏁🏁🏁

La squalifica, difficilmente sovvertibile data la rigidezza delle regole in materia di estrazione del litro di benzina necessario alle verifiche post-gara, è un epilogo amaro al termine di una corsa di per sé agrodolce per Vettel (encomiabile nella protesta pre-gara). La partenza pessima lo salva dal caos iniziale, ma da quel momento in poi è tutto un correre negli scarichi di Ocon, con il tentativo di undercut rovinato da un pit-stop lento. Il sorpasso non arriva mai e Sebastian, visibilmente infastidito nel finale, manca una vittoria largamente alla sua portata. Il pilota, però, in gara non poteva proprio inventarsi nulla di più. Da vedere e rivedere l’entrata funambolica in corsia box in occasione del pit-stop a metà gara.


ESTEBAN OCON, 1°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Non servono troppe parole per descrivere una corsa che, dal quarto giro in poi, diventa semplicemente perfetta per Esteban Ocon. Accadde l’anno scorso all’arcirivale Gasly, è accaduto ieri al francese: appena si è ritrovato in testa, da buon giovane campione, il ragazzo proveniente dalla Normandia non ha più sbagliato una virgola. È rimasto freddo mentre Hamilton rimontava e non si è mai fatto distrarre dall’ombra di Vettel negli specchietti. La prima vittoria, seppur fortunosa, non si scorda mai, ed è il giusto premio dopo una carriera iniziata con pochissimo e piena di momenti complessi, anche recenti.


FERNANDO ALONSO, 4°: 🏁🏁🏁🏁🏁

Se da un lato la fortuna ha assistito l’Alpine in una delle corse migliori per la A521, dall’altro, senza Alonso, Ocon non avrebbe mai vinto la corsa. Della difesa su Hamilton abbiamo parlato più approfonditamente qui; resta solo da capire, allora, perché non fosse Fernando in testa al posto del compagno di squadra. Banalmente, l’asturiano soffre leggermente il confronto in qualifica e alla prima curva deve evitare tre monoposto incidentate. Da quel momento in poi, però, il passo appare tra i migliori tre, assieme a quello di Sainz e, ovviamente, Hamilton.


CHARLES LECLERC, DNF: 🏁🏁🏁

La Rossa va in crisi sull’asfalto caldissimo del sabato non rispettando le attese in qualifica, anche se il quarto posto dista meno di un decimo dalla settima piazza di Charles. Il quale, arrivata la pioggia in griglia, capisce l’enorme opportunità che una corsa bagnata gli regala, rimanendo molto attento al via e indovinando la giusta porzione di tracciato per contendere la seconda posizione a Ricciardo in uscita dal tornante. Peccato che venga eliminato, senza alcuna colpa, dall’incomprensibile manovra di Stroll.


CARLOS SAINZ, 3°: 🏁🏁🏁

Una vittoria potenzialmente alla portata di Sainz, complice il caos iniziale, sfugge allo spagnolo per tre differenti motivi. Il principale è l’incomprensibile regola per cui è permesso superare ai box prima della partenza, mentre si cambiano gli pneumatici; Carlos rimane imbottigliato dietro a Tsunoda e Latifi e, una volta liberatosi dai due, paga 18’’ da Ocon. Considerando che termina a 15’’ dal francese, il passo della SF21 si dimostra leggermente superiore al duo di testa, il che avrebbe permesso almeno di giocarsela mediante la strategia. Secondariamente, come molti altri Sainz paga la mezz’ora di bandiera rossa, il che rende insufficiente il carburante imbarcato nella previsione di una ventina di giri a pista bagnata, costringendolo a risparmiare molta benzina nel finale. Infine, la Rossa non brilla come a Silverstone nel passo e il numero 55, per difendersi da Hamilton, spreme troppo velocemente le gomme Hard. Considerando la posizione di partenza, in seguito all’errore del sabato, un podio non è male; rimane, però, la sensazione che si potesse e dovesse ottenere molto di più.


PIERRE GASLY, 5°: 🏁🏁🏁🏁

Uno dei maggiori sconfitti dalla corsa ungherese è il povero Gasly. Magistrale in qualifica (5°), il francese gode di fulminei riflessi che gli permettono di evitare la carambola Bottas-Perez. L’escursione fuori pista, però, lo condanna a ripartire dal fondo, in una rimonta segnata dalla necessità di risparmiare carburante (stesse ragioni di Sainz). Avrebbe avuto un passo superiore ai primi, senza ombra di dubbio, e solitamente lui e l’Alpha Tauri sono sempre riusciti a sfruttare le occasioni di una gara folle. Non resta, quindi, che partire per le vacanze con un po’ di rammarico.


YUKI TSUNODA, 6°: 🏁🏁

La posizione finale è l’unico aspetto sufficiente del fine settimana di Yuki. Incomprensibilmente graziato dopo l’unsafe release ai danni di Sainz, il giapponese soffre nel passo gara, non riuscendo a migliorare le prestazioni – mediocri – della qualifica. Per sua stessa ammissione, va in totale crisi con l’assetto disputando il peggior weekend stagionale. Diventa quindi sfidante comprendere perché si lamenti tanto quando la squadra gli chiede di lasciar passare Gasly.


KIMI RÄIKKÖNEN, 10°: 🏁🏁🏁

La corsa di Kimi finisce quando il finlandese, complice un problema al semaforo della piazzola di sosta Alfa Romeo, colpisce Mazepin nel caos dei pit-stop iniziali e rimedia una penalità di 10’’. Impossibile, da quel momento, tentare di rimanere in zona Williams, nonostante il passo fosse migliore. Supera Ricciardo nel finale per agguantare un punticino.


ANTONIO GIOVINAZZI, 13°: 🏁🏁

L’errore in entrata di corsia box, dove transita molto più veloce del consentito, è grave data la delicatezza della situazione in occasione della ripartenza. Ciò detto, la penalità comminatagli – dieci secondi di stop and go – è la peggiore possibile, e sembra francamente esagerata. Da lì in poi, la sua corsa non ha più senso.


MICK SCHUMACHER, 12°: 🏁🏁🏁🏁

La corsa di Mick rende perfettamente l’idea di quanto lontana sia la Haas, nelle prestazioni, da qualunque altra vettura. Il tedesco è l’unico che precipita in classifica dopo la ripartenza, sorpassato prima o poi da chiunque. Non si può dimenticare, però, la tenacia con la quale si difende dai vari Hamilton, Verstappen e Ricciardo, rendendo loro la vita quanto più complessa possibile. Un gran segnale verso il futuro, al contrario del botto inutile nelle terze libere.


NIKITA MAZEPIN, DNF: 🏁🏁🏁

Si difende tutto sommato bene in qualifica e, anche se perde posizioni in partenza, non ha la minima colpa nel contatto ai box con Raikkonen che lo mette fuori gioco.


GEORGE RUSSELL, 8°: 🏁🏁🏁

Le lacrime nel finale e lo spirito di servizio mostrato in gara sono estremamente eloquenti: George, affezionatissimo alla Williams, il prossimo anno correrà in Mercedes. Comprensibile, quindi, quanto orgoglio provi nell’aver raggiunto un traguardo – i punti – agognato per tre anni. Peccato che in partenza perda la posizione rispetto a Latifi; al posto del canadese, sarebbe arrivato ancora più vicino ai big.


NICOLAS LATIFI, 7°: 🏁🏁🏁🏁

Finalmente! Dopo un 2021 più complesso di un 2020 in crescita, proprio quando serve Nicolas indovina la gara della vita. Evita di strafare mentre è terzo, corre al suo – ottimo – passo senza mai perdere la posizione, agguantando il 7° posto finale con la penalizzazione di Vettel. Tantissimi punti, molto meritati, per un ragazzo che ha avuto tantissimo dalla buona sorte visti i mezzi familiari ma è sempre rimasto umile, disponibile e sorridente. Mica poco, nel mondo della F1.


Fonte immagine: Twitter / F1

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