• Luca Ruocco

Le Bandiere a Scacchi del GP di Sakhir


Mesi fa, quando i gestori del circuito del Bahrain annunciarono una configurazione diversa per il secondo GP in programma nel paese mediorientale, in pochi avrebbero scommesso su una gara tanto ricca di colpi di scena. Il semi-ovale prometteva qualifiche spettacolari, traffico ingestibile e molteplici strategie; nessuno, però, avrebbe immaginato una gara tanto densa di sorprese, conferme, errori e prestazioni eccezionali. Pronti a riviverla assieme alle Bandiere a Scacchi, scoprendo chi tra ha i piloti ne ha conquistate cinque?


GEORGE RUSSELL, 9°: 🏁🏁 🏁 🏁 🏁

Sostituire Lewis Hamilton, al di là delle implicazioni future in materia contrattuale, rappresentava di per sé una sfida ostica. Non impossibile, considerata la vettura a disposizione, la pista dal disegno abbordabile e una conoscenza approfondita dell’ambiente Mercedes, ma comunque ardua. Rischiosa. Il giovane inglese doveva spazzare via qualche dubbio, qualche legittima esitazione nel definirlo una stella del futuro dopo alcuni errori di troppo in Williams. Missione compiuta, per altro a pieni voti. Ad un passo dalla Pole Position, perfetto in partenza, senza sbavature nella gestione delle coperture e feroce nella rimonta dopo la seconda Safety Car, il tutto incastrato in un cockpit ben lontano dall’essere accogliente, vista la sua altezza. Il sorpasso su Bottas, candidato alla migliore manovra stagionale, è una ciliegina sulla torta decisamente scoraggiante vista la vittoria sottrattagli prima dal muretto Mercedes e poi da una foratura; il futuro, però, da ieri ha contorni incredibilmente definiti.


VALTTERI BOTTAS, 8°: 🏁

Come prevedibile, alla vigilia il finlandese aveva sminuito la portata del confronto interno con Russell. Sin dalle prove libere, però, un fondo di nervosismo è emerso in una guida solitamente efficace, mai sopra le righe. La Pole Position, arrivata dopo un giro lontano dalla perfezione, è ascrivibile alle difficoltà di Russell nel fidarsi dell’enorme stabilità offerta dalla W11 nella rotazione successiva alla staccata iniziale. Una premessa del genere non poteva che minare la fiducia di Valtteri, nel pallone sin dalla partenza. Scavalcato dal giovane compagno di squadra, Bottas è sembrato incapace di reagire, di sottoporre l’inglese a una seria pressione. Le posizioni perse nel finale sono principalmente figlie del madornale errore del box Mercedes in occasione della sosta sotto Safety Car, ma è indubbio che ormai la permanenza del numero 77 nella scuderia argentata ha un destino segnato. Quello di veloce, affidabile e tremendamente prevedibile spalla.


CHARLES LECLERC, DNF: 🏁 🏁

La magia delle qualifiche ha lo stesso effetto, per i tifosi Ferrari, di un tè caldo in una giornata di nebbia. Il problema è che Charles, la domenica, nella stessa tazza versa acqua gelida e non esita a lanciarla in faccia ad ogni singola, sofferente anima costretta al consueto supplizio domenicale. La manovra su Verstappen e Perez è sì comprensibile, giustificabile e in parte sfortunata, dato che il messicano chiude la traiettoria senza lasciare troppo spazio, ma nella sua esecuzione pecca palesemente di esagerato ottimismo. Probabilmente Leclerc avrebbe subito un destino ormai familiare, ossia perdere inesorabilmente posizioni, il che avrà pesato sulla sua irruenza; fosse stato però capace di mantenere in gara la superiorità mostrata nei confronti di Vettel in qualifica, avrebbe potuto tranquillamente giocare le proprie carte nel pazzo finale. Due ritiri al primo giro in una stagione, per responsabilità proprie, sono troppi.


SEBASTIAN VETTEL, 12°: 🏁

La SF1000 non aiuta. I pit-stop catastrofici non aiutano. Le tempistiche della Safety-Car, con il tedesco rientrato pochi giri prima per montare gomme Soft, nemmeno. Eppure, ad Al Sakhir a non aiutare sé stesso è soprattutto Sebastian. Falloso nelle seconde prove libere, dopo l’eliminazione in Q2 sembra mollare il colpo. Convinto di noie al motore non riscontrabili nei dati della qualifica, in corsa appare arrendevole. Stanco, demoralizzato, a tratti annoiato. Proprio nel momento in cui la Ferrari, dotata di una monoposto impresentabile, necessita disperatamente di un guizzo, una magia, un miracolo dei propri piloti.


MAX VERSTAPPEN, DNF: 🏁 🏁

Verstappen si ritira al primo giro da vittima incolpevole dell’arrembaggio monegasco avvenuto una ventina di metri alla sua destra. Eppure, Max accelera incomprensibilmente nella via di fuga, inconsapevole della presenza di una striscia di ghiaia che lo trascina verso il muretto (i giri a piedi del giovedì a cosa servono?). Insomma, Verstappen poteva rimanere più freddo, anche se difficilmente sarebbe ripartito agevolmente; un vero peccato, dato il potenziale mostrato al venerdì e una qualifica sublime, con un secondo settore da mostrare nelle scuole di pilotaggio.


ALEXANDER ALBON, 6°: 🏁

Questa settimana le giustificazioni sono del tutto assenti, e il vero dramma è che il thailandese, almeno nelle interviste, sembra non accorgersene. Anche se si è convinti di quanto si afferma, il pudore suggerirebbe di evitare di raccontare come e quanto si sia in realtà soddisfatti tanto del giro singolo (12°) quanto del ritmo gara. Perché al volante della seconda migliore monoposto in griglia, un 6° posto con le Mercedes e Verstappen fuori dai giochi banalmente non è accettabile. Non è questione di caldeggiarne o meno il licenziamento; dovrebbe essere l’interesse di squadra, prima di qualunque commento, a suggerire ai vertici Red Bull di non lasciarsi scappare Perez. A costo, purtroppo, di un pilota gentile, solare, discretamente competitivo ma ad oggi drammaticamente lontano dalle prestazioni richieste per il suo ruolo.


CARLOS SAINZ, 4°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Una corsa sorprendentemente amara, per Carlos. Dopo quattro sessioni di prova difficili, condizionate da una MCL35 più in difficoltà del previsto, Sainz sfrutta al meglio il caos della quarta curva per stabilirsi al terzo posto, dietro le imprendibili il Mercedes. Inaspettatamente riesce a difendere la posizione, ma il tempismo sfortunato della VSC finisce per fargli pagare la strategia su due soste. Il risultato è ben oltre le aspettative e merito di un ritmo concreto e decisamente competitivo; al contempo, il podio sfumato avrà di certo comportato qualche ora densa di rammarico. In particolare pensando che il gradino, con un po’ di fortuna in più, avrebbe anche potuto essere quello centrale.


LANDO NORRIS, 10°: 🏁 🏁

Lo ha dimostrato Leclerc, ben più quotato del giovanissimo Lando: le promesse del futuro, nonostante regalino spesso prestazioni di livello elevatissimo, hanno in realtà ancora moltissimo da imparare. In Bahrain Norris gestisce infatti molto peggio di Sainz una monoposto ostica, commettendo un errore nel momento topico della qualifica e lasciandosi sopraffare dal traffico in gara. Artigliare un punto ai danni di Gasly è una consolazione troppo magra per chi, appena otto giorni fa, aveva concluso ai piedi del podio.


DANIEL RICCIARDO, 5°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Per la prima volta in stagione, durante le interviste post-gara Daniel lascia trasparire una sincera vena di nervosismo. In fondo l’australiano lo ammette: in una corsa segnata dal ritiro di Verstappen, rimanere ai piedi del podio non può che assumere le sembianze di un’occasione mancata. Se poi si aggiunge all’equazione la strategia tutt’altro che ottimale (grave aver subito l’undercut di Kvyat senza tentare, a quel punto, la sosta singola) e una tangibile difficoltà nell’effettuare sorpassi, diventa agevole comprendere il Ricciardo-pensiero. In fondo, parliamo di un top-driver decisamente sensibile all’odore della vittoria; lui, comunque, si dimostra impeccabile.


ESTEBAN OCON, 2°: 🏁 🏁 🏁 🏁

L’istinto è quello di considerare Esteban, ancora più di Stroll, come un pilota semplicemente baciato dalla fortuna. In fondo, al contrario di Perez, il francese si qualifica male (11°) e a parte il sorpasso su Lance grazie alle gomme calde, rimane anonimo per gran parte della corsa. In realtà partire con le Medium è un colpo di fortuna, sì, ma una volta ritrovatosi secondo dopo la Safety Car Ocon non sbaglia nulla. Porta in temperatura le coperture usurate ed evita qualunque attacco proveniente dalla decina di vettura che lo segue. Il che è più che sufficiente a meritare un primo, apprezzatissimo podio.


PIERRE GASLY, 11°: 🏁 🏁

Un fine settimana storto può capitare a tutti, anche ad uno dei piloti più sorprendenti dell’intera stagione. L’Alpha Tauri sembra competitiva per tutto il weekend, salvo poi perdersi nei momenti topici; Pierre le assomiglia, tanto che in qualifica non va oltre il 9° posto a causa di un’escursione troppo violenta su un cordolo e in gara rimane in coda al gruppetto di centro gruppo fino alla seconda Safety-Car. Alla ripartenza, dotato di gomme usurate, perde posizioni senza potersi difendere in maniera efficace.


DANIIL KVYAT, 7°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il sorriso amaro di Kvyat, dopo un fine settimana indiscutibilmente positivo, è più che loquace riguardo il futuro che attende il russo. Sperando per Daniil che si ripresenti un’occasione in Ferrari, dove il suo lavoro al simulatore nel 2018 ebbe diversi estimatori, per la prima volta in stagione ad Al Sakhir si dimostra globalmente superiore a Gasly, in tutte le sessioni. Risultati del genere avrebbero potuto convincere Marko; non sono arrivati, ed il Circus perderà un pilota di ottimo valore.


SERGIO PEREZ, 1°: 🏁 🏁 🏁 🏁 🏁

A volte è quasi superfluo commentare una corsa. Può avere senso ricordarla: fortunato nel poter ripartire senza danni dal contatto con Leclerc, Perez si dimostra una vera e propria furia, sorpassando velocemente le vetture più lente e piombando sul gruppetto di centro-gruppo prima di metà gara. Sorpassati Ocon e Stroll con due manovre spietate e intelligenti, Sergio si ritrova tra le mani una clamorosa chance di vittoria grazie al pasticcio Mercedes e, facendolo quasi apparire semplice, la coglie senza indugi. Coronando una carriera meritevole almeno di un trionfo.


LANCE STROLL, 3°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Il grande merito di Stroll è quello di aver esteso ai limiti dell’immaginabile il primo stint su gomme Soft, trasformando lo svantaggio di partire 10°, piuttosto che fuori dal Q3, in un punto di forza. Avrebbe potuto fare qualcosina di più nel confronto con Ocon, ma è saggio nel non rischiare e nel portare a casa, con il senno di poi, un podio fondamentale nell’economia del campionato. Dopo un periodo difficile a cavallo di settembre, il canadese è ritornato su livelli simili a quelli d’inizio stagione.


KIMI RÄIKKÖNEN, 14°: 🏁

Kimi fatica terribilmente sull’Outer Circuit, dimostrando di non digerire il nuovo tracciato. È di certo sfavorito da una vettura decisamente poco adatta alla pista, complice il motore Ferrari, ma in qualifica è relegato all’ultima fila e in gara stenta a riprendersi dopo l’innocuo (grazie alla Safety Car) testacoda iniziale. Fatica a disfarsi di Aitken e solo nel finale riesce a riportarsi dietro a Giovinazzi, saltando la Haas di Magnussen. Un bottino scarso per un pilota che in stagione ha più volte guidato in maniera eccelsa.


ANTONIO GIOVINAZZI, 13°: 🏁 🏁 🏁 🏁

Riuscisse a dare continuità a prestazioni del genere, nessuno si sognerebbe di mettere in dubbio la legittimità del suo sedile. In Bahrain Antonio è convincente in qualifica, dove artiglia il Q2, e in gara è il principale avversario della Ferrari di Vettel. Non gli riesce il sorpasso a Latifi, altrimenti avrebbe potuto attaccare il tedesco, ma nei pochi momenti in cui può godere di aria libera è nettamente il più competitivo dei sei piloti di fondo gruppo. Deve puntare a un 2021 fotocopia di questa corsa.


PIETRO FITTIPALDI, 17°: 🏁 🏁 🏁

Il giovane brasiliano non pilotava una Formula Uno da più di un anno, e una monoposto da otto mesi. Chiedergli di più rispetto ad un fine settimana senza errori, sufficientemente competitivo in qualifica e dignitoso in gara sarebbe stato davvero ingiusto. Ad Abu Dhabi, passato lo shock del primo approccio ad una vera e propria gara, mostrerà sicuramente ulteriori progressi.


KEVIN MAGNUSSEN, 15°: 🏁 🏁 🏁

Un’ottima partenza è tutto ciò che può concedergli la Haas, ormai irrimediabilmente la peggior vettura del lotto. Il resto della corsa è un’inesorabile caduta verso il basso, terminata in una ripartenza drammaticamente priva di spunti e possibilità di lottare. Come detto per Kvyat, è un peccato il Circus perda un pilota talentuoso, grintoso e capace di ottimi colpi.


JACK AITKEN, 12°: 🏁 🏁 🏁 🏁

L’anglo-coreano è la vera sorpresa del fine settimana. Ad un soffio da Latifi in qualifica, in gara paga la poca esperienza ma non perde mai completamente il contatto dal gruppo che lo precede. Al 61° giro arriva il primo errore del fine settimana, e sebbene sia grave, in fondo cambia poco nel risultato finale, non intaccando particolarmente una prestazione incoraggiante.


NICOLAS LATIFI, 14°: 🏁 🏁 🏁

Si lascia avvicinare troppo da Aitken in qualifica. In gara sfrutta la potenza del motore Mercedes per difendersi da Giovinazzi mantenendo così la leadership a fondo gruppo; una perdita d’olio lo costringe a parcheggiare mestamente la monoposto. Difficilmente avrebbe potuto fare di più.

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