• Luca Ruocco

Silverstone 2007 - Ghiaccio Inglese


Martin Pettitt from Bury St Edmunds, UK / CC BY

Silverstone, Northamptonshire. La culla della Formula 1, con il suo tracciato ricavato unendo tratti di un aerodromo RAF utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale, mutato più volte nel tempo senza che ne venisse mai tradita l’intima natura. Un inno perpetuo alla velocità, al coraggio di tuffarsi in curve velocissime affidandosi alle sbandate controllate o, con il passare degli anni, al carico aerodinamico. Ogni metro percorso su quel nastro d'asfalto è un confronto al quale è impossibile sottrarsi. A Woodcote ti giudica un muro di appassionati tanto festoso quanto competente; a Stowe l’espressione corrucciata di Nigel Mansell sembra giudicare ogni tentativo di sorpasso, che mai potrà competere con la gemma del Baffo datata 1987.


8 luglio 2007. Il sole splende sui rettifili piatti della pista inglese. Diverse tribune sono piene, ma non per modo dire. Lo sono davvero. L’esordio fenomenale di Lewis Hamilton, in testa al mondiale dopo otto corse (tutte concluse a podio), ha rinvigorito la fiamma di una passione mai doma, sì, ma priva di un vero condottiero dai tempi di Hill. È il tifo del pubblico inglese: composto, magari poco pittoresco, ma incredibilmente affettuoso. Dopo Clark, Stewart, Mansell e Hill, Hamilton è la Nuova Speranza. Guida una McLaren velocissima, soprattutto nel lento, grazie anche ad una squallida vicenda al centro delle cronache di quei giorni: la Spy Story. Due gare prima, ad Indianapolis, è definitivamente esploso il caso quando diversi giornalisti hanno rivelato il passaggio di documenti segreti da Maranello a Woking. La Mp4-22 beneficerebbe di trovate appartenenti alla F2007, l’arma del Cavallino Rampante, traendone un discreto vantaggio date le posizioni in classifica di Alonso ed Hamilton. Gli aggiornamenti introdotti in Francia dalla Ferrari sembrano aver ristabilito le gerarchie d’inizio campionato, con Räikkönen vincente e Massa secondo, ma il distacco in termini di punti rimane importante, con il finlandese lontano 22 lunghezze da Hamilton, un divario difficilmente colmabile visto il sistema di punteggio (10-8-6-4-3-2-1) e l’equilibrio prestazionale che regna tra i due top-team. In Inghilterra le Rosse devono ripetere la doppietta di Magny-Cours, non hanno molte altre speranze.


Al sabato Hamilton conquista una Pole Position storica, che manda in visibilio centinaia di migliaia di appassionati stipati sulle tribune antistanti al complesso finale del tracciato. La pista, che verrà ristrutturata solo nel 2010, svolta ancora a sinistra ad Abbey per tuffarsi sotto il ponte che anticipa la curva Bridge ed il complesso finale di Priory, Brooklands, Luffield e Woodcote. Lewis ne ha interpretato il disegno meglio di chiunque altro sul giro secco, anche del favorito Räikkönen, rapidissimo nel passo gara in prova. Pesa, però, l’incognita del carburante a bordo, fattore decisivo in epoca di giri da qualifica tra un rifornimento e l’altro. Le Ferrari e soprattutto Alonso, il compagno iridato di Hamilton, sembrano decisamente più pesanti della vettura numero 2, il che potrebbe penalizzare il leader del mondiale nel corso dei primi stop (ai tempi, allungando ogni stint era possibile sorpassare ai box l’avversario segnando giri veloci a vettura leggera). Dietro a Lewis si schierano Räikkönen, Alonso e Massa.


Durante il giro di formazione le trombe da stadio suonano fortissime. Coprono la voce dei telecronisti. Mai si era visto un pubblico del genere dai tempi di Mansell. Trecentomila occhi si concentrano sui primi quattro. Gli altri, dietro, sono semplici comprimari dai colori BMW, Toyota, Renault o Red Bull. La sfida McLaren-Ferrari, tornata ai fasti di fine anni ’90, è semplicemente irresistibile. Ce la farà Hamilton a mantenere la posizione in partenza, così da non far scappare Räikkönen? Quale scuderia gestirà meglio le sue due pedine?


Mentre si accende il primo semaforo, una bandiera gialla sventola impazzita ai lati della Ferrari di Massa. La vettura del brasiliano è finita in stallo. Dovrà riparare ai box per tentare di ripartire dalla pit-lane, lasciando prima sfilare l’intero gruppo. È un colpo di scena del tutto imprevedibile. Kimi Räikkönen ora è solo contro le McLaren, incastrato in una tenaglia composta da due piloti fortissimi. Il giovane demonio anglo-caraibico e l’usurpatore della corona di Schumi, Fernando Alonso. L’unico veramente capace di raggiungere i livelli del Kaiser nell’ultimo lustro o poco più. Anche solo mantenere il secondo posto, ora, avrebbe il sapore di un miracolo.


La seconda procedura di partenza si svolge senza intoppi. Allo spegnimento dei semafori Hamilton blocca ruvidamente Raikkonen, partito leggermente meglio grazie alla gomma Soft (le due McLaren montano invece pneumatici Hard, anche se al tempo la differenza tra le due mescole era minima). Alonso segue il duo di testa da vicino, ed i tre sin dal primo giro scavano un solco netto nei confronti del resto del gruppo. Massa, intanto, costruisce una rimonta furiosa: entrato in pista 21°, alla seconda tornata è 16°. All’ottava 11°. La F2007 sembra poter volare, lo dimostra anche Kimi. Bloccato dietro a Hamilton, continua a farsi vedere negli specchietti dell’inglese, senza mai allontanarsi più di un secondo, arrivando addirittura ad affiancarlo dopo una quindicina di giri senza però riuscire nel sorpasso. Alonso, sornione e carico di carburante, assiste alla lotta a circa 2’’5.


Al 16° giro Hamilton rientra ai box. È presto, molto presto. Kimi si scatena. Pennella traiettorie perfette, fermando il cronometro a sei decimi dal tempo segnato in qualifica. Il motore Ferrari canta meravigliosamente, mentre lui sfrutta ogni goccia di prestazione rimasta negli pneumatici sin lì trattatati con i guanti. Bastano due giri perché Kimi, fermatosi ai box imbarcando molta benzina, rientri in pista davanti ad Hamilton. Sembra fatta. Deve essere così. Un minuto e mezzo dopo Alonso è ai box. Il pit-stop dei meccanici McLaren è fulmineo, poiché gli strateghi di Woking hanno deciso di provare a sfruttare l’unica, vera chance di vincere la corsa: rimandare Fernando in pista in prima posizione, scarico di carburante, sperando che accumuli abbastanza vantaggio su Räikkönen tra il primo e il secondo pit-stop. La mossa riesce, ed anche se l’asturiano ha davanti a sé una sfida quasi impossibile, il pubblico lo spinge con tutte le sue forze. Si tratta comunque di una McLaren, ed ormai è chiaro a tutti che Hamilton, in difficoltà nella gestione del passo, è fuori dalla lotta per la vittoria trovandosi al terzo posto.


Kimi Räikkönen ha nuovamente davanti una vettura argento-rossa. È tutto da rifare. I primi giri di Alonso sono velocissimi. La F2007 è troppo pesante per evitare che il distacco si assesti intorno ai 5 secondi. Serve rimanere calmi, calmissimi. Serve ricordare al mondo intero perché il finlandese sia soprannominato Iceman.


La rimonta di Massa, intanto, si è impantanata una volta incontrate le Renault, troppo rapide per essere superate con facilità. Grazie alla strategia potrebbe giocarsi il quarto posto, verso fine gara, con la BMW di Kubica. Sarà effettivamente così, ma la potenza del motore bavarese renderà impossibile il sorpasso al brasiliano, nonostante qualche tentativo nelle tornate finali.


Giro 37 su 59. Alonso rientra i box, ancor prima di Hamilton. Era veramente scarico. Il pit-stop dura 8’’2. Non ci sono più giochi, il carburante è giusto quello necessario a terminare la corsa. Fernando rientra spingendo come un demonio. Nonostante il carico di benzina, gira a otto decimi dalla sua migliore prestazione in corsa. È un passo mostruoso. Davanti, però, Iceman ha aperto le danze. Attacca ogni curva, inserisce senza pietà nelle pieghe velocissime del primo settore il muso della sua F2007. È freddo, preciso, velocissimo. Guadagna un secondo al giro sulla McLaren. Si ferma ai box cinque giri dopo. I meccanici Ferrari, velocissimi, lo lasciano ripartire dopo soli 6’’6. Può farcela. Quando disinserisce il limitatore, Alonso deve ancora approcciare la curva Copse. La F2007 del finlandese è davanti. Contro ogni pronostico, più forte della sfortuna che ha colpito Massa e di una vettura tanto veloce quanto irregolare.


Gli ultimi quindici giri sono una passerella. Kimi guadagna velocemente un tesoretto di secondi che scoraggia definitivamente il muretto McLaren, che ordina così ad Alonso di risparmiare il motore Mercedes.


Al termine di 59, sudatissimi giri, Kimi Räikkönen vince il Gran Premio di Gran Bretagna 2007. Lui, solo contro le McLaren, al volante di una Ferrari.


Ghiaccio inglese.


fonte immagine.

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