• Luca Ruocco

2010, La Stagione in Bilico - Parte IV


Morio / CC BY-SA, link below.

Se la terza parte del nostro racconto – trovate qui la prima e la seconda - era densa di polemiche, accuse ed intrighi, per la quarta è il tempo delle emozioni. Gare sconvolte dalla pioggia, piste fantastiche, qualifiche da brivido e folle in tripudio. Insomma, pure e semplici emozioni da corsa.


GRAN PREMIO DEL BELGIO

Spa, l’università della Formula 1. Il circuito che laurea tanto le giovani promesse quanto gli aspiranti campioni. È così speciale grazie al tracciato, un mix di curvoni veloci e pendenze estreme semplicemente impossibile da replicare, ed al meteo tipico delle Ardenne. Può benissimo piovere a dirotto in una curva e dall’altra parte della pista, lontana quattro chilometri, essere ancora perfettamente asciutto. Che poi è quanto accade in qualifica: nessuno dei più grandi rimane spiazzato dallo scroscio che durante la Q1, dalle parti di Stavelot, prende in contropiede diversi piloti delle scuderie minori. L’unica vera sorpresa al termine delle qualifiche è la 10° casella della griglia di partenza occupata da Fernando Alonso: l’asturiano non ha mai colto grandi risultati in Belgio, e non riesce a chiudere un giro pulito a causa della pioggia intermittente che ha comunque condizionato l’intera sessione. La pole position è andata al solito Webber, seguito da Hamilton, Kubica, Vettel e Button.

Allo spegnimento dei semafori l’australiano si lascia cogliere impreparato, tendenza che comincia a diventare preoccupante visto il numero di prime file sprecato in stagione. Il gruppo si avvia così al complesso in salita di Eau-Rouge Radillion ed al rettifilo seguente del Kemmel capitanato da Hamilton a cui seguono Kubica, Button, Vettel, Massa e Webber. Alonso, impegnato in una importantissima rimonta ai fini del campionato, si trova già 8°. La pioggia, come al sabato, è perennemente in agguato: arriva, lascia il segno e scappa via veloce. Aspetta i piloti per la prima volta proprio durante il giro d'apertura della corsa, alla chicane Bus-Stop prima del traguardo. I primi finiscono tutti fuori, incredibilmente senza contatti, mentre Alonso viene centrato in pieno dalla Williams di Barrichello. Il brasiliano si ritira, mentre Fernando riesce a riparare ai box con la sola gomma posteriore destra forata: la squadra tenta così di ribaltare a proprio favore la situazione sfortunata montandogli gomme intermedie, nella speranza di un intensificarsi della pioggia. Speranza vana: Fernando dovrà nuovamente fermarsi ai box per tornare alle coperture da asciutto, precipitando ultimo e staccatissimo dalla testa del gruppo. La visiere dei piloti vengono ad intermittenza bagnate da gocce di pioggia per i successivi 30 giri, mentre alla 16° tornata Vettel, impegnato ad attaccare alla Bus-Stop Button, blocca le ruote posteriori e finisce ad impattare con il muso sulla fiancata della vettura di Jenson: l’alfiere McLaren dovrà ritirarsi, mentre Vettel riuscirà a ripartire terminando però 14° dopo un’infinità di pit-stop.

Al giro 33 torna stavolta copiosa la pioggia, con il leader Hamilton che finisce fuori pista alla curva Brusselles prima di passare alle gomme intermedie, mentre Kubica in pit-lane manca la piazzola di sosta frenando troppo tardi, il che gli fa perdere la seconda posizione ai danni di Webber. Alonso, risalito 8°, perde la vettura cinque giri dopo sul cordolo esterno di Malmedy, insidiosa piega destrorsa che segue la variante di Les Combes: sarà il terzo dei cinque contendenti al titolo a non cogliere alcun punto a Spa. Un regalo dal valore immenso per Hamilton e Webber, primo e secondo, accompagnati sul podio da Kubica.

CLASSIFICA: HAM 182, WEB 179, VET 151, BUT 147, ALO 141.


GRAN PREMIO D’ITALIA CORSA CHIAVE

Monza non avrà il meteo pazzo, anche se la vittoria di Vettel nel diluvio del 2008 con la Toro Rosso verrà ricordata per sempre. Monza non avrà i curvoni veloci di Spa, i suoi continui saliscendi. Ma il Tempio della Velocità, con i suoi rettilinei e le sue varianti che fendono il Parco Reale, è il luogo della passione con la P maiuscola. Un luogo dove l’impossibile diventa realtà: la rimonta più bella della Storia ad opera di Clark nel 1967, la pole di Andretti con la Ferrari nel 1982, la vittoria di Schumacher su Montoya nel 2003. Serve un’impresa ai limiti del possibile, ad Alonso e la Ferrari, per riaprire il mondiale ed affrontare le cinque corse finali lontano dall’Europa con un minimo di speranza. Il tracciato dell’Autodromo esalta la F10: Alonso coglie il primo posto in qualifica, seguito da Button, Massa, Webber, Hamilton e Vettel. Le Red Bull sono in netta difficoltà: la RB6 non digerisce affatto i lunghi rettilinei di Monza, vi rimane tanto piantata da non riuscire a recuperare nelle curve il tempo perduto. L’unica minaccia per le rosse sono le McLaren di Button ed Hamilton. Il campione del mondo parte meglio di Alonso dalla seconda casella, riuscendo ad uscire dalla prima variante davanti allo spagnolo. Nel tentativo di difesa della posizione, Fernando compromette l’uscita verso la Roggia e viene così affiancato da Massa: i due mantengono le posizioni alla seconda variante, ma il brasiliano involontariamente tocca Hamilton quando sterza a sinistra, non sapendo che l’inglese si trova appena dietro ad Alonso. Lewis ha la peggio, poiché il braccetto dello sterzo cede di netto, costringendolo ad un ritiro tanto inaspettato quanto catastrofico in termini di classifica. La corsa diventa un affare a due tra Button ed Alonso, con la Ferrari che diventa l’ombra del leader. Mai un errore, mai un lungo: la pressione su Jenson è devastante, continua, inscalfibile. Button non molla, anche se Alonso sembra avere in tasca un ritmo migliore. Non tanto da permettergli un attacco, ma comunque migliore. Giro 36: la McLaren richiama ai box la vettura numero 1 per l’unica sosta di giornata. È il momento di Alonso: lo spagnolo spinge come un indemoniato. In un battito di ciglia è ai box. La danza dei meccanici Ferrari è perfetta, più veloce di quella dei colleghi inglesi. Quando la rossa riemerge in pista appaiata alla McLaren, riuscendo per un soffio a starle davanti alla frenata della prima variante, il pubblico esplode. Monza è in pieno delirio.

Il resto della corsa passa in fretta, e gli altri concorrenti sembrano quasi comparse. Vettel termina 4° grazie ad una curiosissima strategia: entra ai box al giro 52 su 53, guadagnando un insperato quarto posto – dopo varie noie al motore - davanti al compagno di squadra Webber, per larga parte della gara in lotta con la Williams di Hülkenberg (monoposto in grande crescita) dopo l’ennesima partenza disastrosa. La Ferrari torna a vincere a Monza dopo tre edizioni di digiuno, con Alonso davanti a Button e Massa. La folla festante sotto il podio è il migliore augurio per la caccia ad un titolo di nuovo possibile.

CLASSIFICA: WEB 187, HAM 182, ALO 166, BUT 165, VET 163.



GRAN PREMIO DI SINGAPORE

Nella notte di Singapore sono i muretti a dare emozione. Più li sfiori, più vai forte, e sebbene la pista non abbia la stessa personalità di Montecarlo, in fondo la pole a Marina Bay è la seconda più ambita della stagione. Tanto per la gloria quanto per l’enorme probabilità che ne consegue di vincere la corsa. Le Red Bull di Vettel e Webber, dopo 12 partenze al palo su 14 disponibili in stagione, hanno la totalità dei favori del pronostico. A Monaco volavano: perché Singapore dovrebbe raccontare una storia diversa? Semplice, perché stavolta partecipa alle qualifiche anche Fernando Alonso su Ferrari. Colui che picchiando a Massenet aveva pregiudicato il fine settimana monegasco. Nell’umidità del sabato equatoriale si capisce subito che la prima fila è prenotata da Vettel e Alonso. Webber non è in forma. Il giro migliore di Fernando è perfetto, quello di Vettel contiene una piccola, decisiva sbavatura. Per la seconda volta consecutiva la F10 numero 8 partirà davanti a tutti. Capitalizzare una tale opportunità è imprescindibile per rendere il sogno mondiale nuovamente tangibile: Alonso lo sa, al via è perfetto. Nessuna emozione che lo tradisca, nessun errore come quelli commessi nella primissima parte della stagione. Al contrario di due domenica prima a Monza, ora è lui la preda. Vettel lo segue come un’ombra, con i due che scappano via dal resto del gruppo. La gara viene neutralizzata per la prima volta dopo pochi giri, a causa della Force India di Liuzzi parcheggiata a bordo pista dopo un contatto iniziale con la Sauber di Heidfeld, chiamato a sostituire per la porzione finale di stagione il veterano De la Rosa. Ad approfittarne è Webber, con la Red Bull che opta per anticipare al limite del possibile l’unica sosta dell’australiano. Al giro 29 rientrano in contemporanea Vettel ed Alonso. Una mossa poco comprensibile quella degli strateghi austriaci, ed infatti il ferrarista, dopo il lavoro impeccabile dei propri meccanici, mantiene la testa del gruppo. Un giro dopo la vettura di servizio viene nuovamente chiamata in pista: Kobayashi su Sauber e Senna su HRT sono finiti nelle barriere di curva 18. Alla ripartenza, Hamilton 4° tenta di sopravanzare Webber alla staccata di curva 7: il sorpasso gli riesce, è pulito, ma Webber perde in frenata quel tanto che basta la vettura per pizzicare il posteriore dell’inglese. Lewis è sfortunatissimo: il cedimento della posteriore sinistra lo costringe al ritiro, il secondo consecutivo. Il sogno mondiale, per l’alfiere McLaren, è sempre più lontano. Dopo quasi due ore di corsa Alonso sale sul gradino più alto del podio seguito da Vettel e Webber. L’asturiano è definitivamente in partita.

CLASSIFICA: WEB 202, ALO 191, HAM 182, VET 181, BUT 177.



GRAN PREMIO DEL GIAPPONE

Suzuka. A detta di molti, la pista più bella del mondiale. Il luogo dove nel tempo sono state scritte alcune delle pagine più celebri della Storia delle corse. L’edizione 2010 del Gran Premio del Giappone potrebbe nuovamente sconvolgere gli equilibri di un mondiale tiratissimo, incerto e ricco di colpi di scena. La giornata di prove del sabato viene annullata a causa di un tifone che investe violentemente la prefettura di Mie, rendendo impossibile la discesa in pista delle monoposto, così le qualifiche vengono disputate nella mattina di domenica, come già accaduto nel 2004 (e come curiosamente accadrà anche nel 2019, ndr). La prima fila è nuovamente appannaggio delle Red Bull, con lo specialista del tracciato Vettel che precede Webber. Seguono un sorprendente Kubica ed Alonso, con Hamilton relegato ottavo dopo la sostituzione del cambio a causa di uno schianto durante le prove libere. L’andamento della corsa, soprattutto nelle posizioni di vertice, è tutto sommato lineare: allo spegnimento dei semafori Button brucia Alonso, mentre a centro gruppo Massa perde il controllo della vettura sull’erba innescando una carambola che elimina l’incolpevole Liuzzi. Ai due piloti ritirati si uniscono Hülkenberg e Petrov (Renault), anch’essi protagonisti di un contatto in partenza. Durante il regime di Safety Car Kubica perde letteralmente una ruota, e con essa la possibilità di portare a termine un fine settimana fino a quel momento sorprendente. Vettel e Webber conducono agevolmente la corsa pressati da vicino da Alonso, nuovamente terzo dopo il fallimento della strategia di gomme alternativa elaborata dalla McLaren per Button. L’azione a metà dello schieramento non manca: Schumacher compie un sorpasso pregevole – e stavolta correttissimo – all’esterno di Barrichello mentre i due affrontano la chicane del Triangolo; l’idolo di casa Kobayashi porta invece a termine una pregevole rimonta, con diversi sorpassi al tornantino, agguantando un rispettabilissimo 7° posto finale, proprio alle spalle della Mercedes di Schumacher. Vince Vettel seguito da Webber e Alonso. Il distacco tra i tre sul traguardo, 2’’7, diventa quasi metafora della lotta che li aspetta nelle tre corse finali. In palio c’è il Campionato del Mondo Piloti.

CLASSIFICA: WEB 220, ALO 206, VET 206, HAM 192, BUT 189.



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